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Ambiente

Castel San Pietro è osceno e i cipressi furono piantati per coprirlo

La cortina verde è un rimedio voluto dai difensori del paesaggio veronese per nascondere l’offesa austriaca, subito deprecata da John Ruskin.

Offesa al senso comune del pudore e oscenità in luogo pubblico. La denuncia è obbligata: non denudate davanti alla città Castel San Pietro, la “caserma grande piu del Vaticano” (John Ruskin) che fu imposta dalla dominazione austriaca, apposta per deturpare Verona, e che fu coperta alla vista con una pudica cortina di cipressi, quando la città era tornata libera e fiera di sé. Lo è ancora? Bisogna domandarselo, adesso che una decina e più dei maestosi cipressi sono stati abbattuti “perché pericolanti”, come dicono dal Comune.

Non si discute sulle necessità di ordine pubblico. Ma i cipressi sono, erano, lì per necessità di ordine storico e paesaggistico. Una misura tanto necessaria, quella di mitigare alla vista il casermone, che rivendicano il merito sia agli eredi di Antonio Avena, storico direttore dei Musei civici, che quelli dell’archeologo veronese Carlo Anti, rettore dell’Università di Padova.

Castel San Pietro, cipresso segnato per il taglio

Castel San Pietro, cipresso segnato per il taglio

Piero Gazzola, il grande soprintendente, difensore delle Torricelle come indispensabile quinta verde del paesaggio veronese, approvò entusiasta il rimedio vegetale alla ferita urbanistica austriaca. L’aveva subito denunciata John Ruskin, l’esteta vittoriano che trovò nello scempio di Castel San Pietro uno dei motivi per sposare la causa del Risorgimento italiano “Hanno costruito una caserma più grande del Vaticano”, cito a memoria la sua lettera da Verona, ma sui libri di Giuseppe Sandrini chi vuole può documentarsi scientificamente, “e, come se non ci fosse altro posto, l’hanno costruita nel posto più bello, sulla cima del colle che domina la città. E per costruirla hanno demolito l’antico castello e una chiesa”.

Di San Pietro in Arce ci restano qualche quadro a Castelvecchio e la meravigliosa statua di san Pietro, ora in Santo Stefano. “Non solo è orribile”, continuo a citare Ruskin a memoria, “ma quel che è peggio, rovina il paesaggio tutto attorno! E la guida del Murray si limita a descriverla sussiegosamente come ‘elemento dominante del paesaggio’…”

Taglio cipressi, Castel San Pietro, Verona

È vero, purtroppo, che, dopo il governo austriaco, anche le amministrazioni italiane hanno aggiunto sulle nostre colline altri “elementi dominanti del paesaggio”, per usare l’eufemismo del Murray nella sua guida all’Italia del grand tour. Il più “dominante” è la damigiana, come i veronesi battezzarono subito il santuario alla Madonna di Lourdes sorto nel dopoguerra, là dove c’era una delle Torricelle, il forte San Leonardo.

Il citato soprintendente Gazzola provò a opporsi, riuscendo solo a ridurre almeno il santuario in altezza. Ma aveva tutti contro: il progettista Paolo Rossi de’ Paoli (quello anche del tempio Votivo), riciclatosi da architetto del regime alla nuova estetica democristiana, gli Stimmatini che avevano perso il loro santuario nei bombardamenti sulla Cittadella e ne volevano un altro per la statua “miracolosamente risparmiata”…

Però, che la damigiana fosse un pugno nell’occhio, anche i corresponsabili di quell’opera in stile democristiano lo sapevano bene. Lo sapeva Michelangelo Bolletti, democristianissimo assessore comunale alle strade nelle giunte di Sboarina (non questo di adesso, ma il primo, il Re Lele dell’era dc). Infatti come suo ultimo atto, prima di lasciare l’assessorato, il Bolletti pentito fece piantare cipressi tutt’attorno, con l’idea che crescessero a mitigare l’impatto visivo del santuario.

Ipocrisia? Almeno i democristiani si vergognavano. “L’ipocrisia è il pegno che il vizio paga alla virtu” disse François de La Rochefoucauld. Morto Bolletti, gli Stimmatini hanno cominciato a capitozzare i cipressi, appena spuntano a coprire il santuario, peraltro offeso da altre ingiurie: la sua “zona sacra di rispetto” è ora occupata da un locale notturno e perché non sfugga l’accostamento, è stato battezzato “Amen”.

Cipressi a Castel San Pietro, Verona

Cipressi a Castel San Pietro, Verona

Tornando a bomba, la soluzione definitiva per Castel San Pietro l’aveva ipotizzata Carlo Scarpa, uno che di architettura e paesaggio se ne intendeva (“Tra una casa e un albero, scelgo sempre l’albero”, Scarpa citato da Guido Ceronetti). “Visto che gli americani bombardavano Verona, due bombe potevano piazzarle bene”, diceva Scarpa. “Una su Castel San Pietro, l’altra sul campanile del Duomo”. Per l’edera rampicante sul campanile di Ettore Fagiuoli (sua la cella campanaria) possiamo discutere, ma intanto lasciate i cipressi superstiti a coprire Castel San Pietro e piantatene degli altri al posto di quelli abbattuti.

Poscritto: segnala il pittore Giorgio Grumini che altri cipressi, alla chetichella, erano stati fatti sparire davanti a Castel San Pietro, lato Valdonega. Lui, ultimo vedutista del Veronese, se ne è accorto quando andava a dipingere e da una giornata all’altra trovava manomesso il paesaggio.

Giuseppe Anti

Giuseppe Anti
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Giuseppe Anti è nato a Verona il 28 agosto 1955. Giornalista, si è occupato di editoria per ragazzi e storia contemporanea; ha curato fino al giugno 2015 gli inserti "Volti veronesi" e le pagine culturali del giornale L'Arena. giuseppe.anti@libero.it

2 Comments

2 Comments

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    Francesca Romana Viviani

    26/09/2020 at 15:07

    Non furono gli austriaci a distruggere il castello Visconteo e la chiesa di San Pietro in castello..ma le truppe francesi.
    In quanto alla bruttezza …non condivido.
    Certo è un peccato per gli alberi ..speriamo riescano a breve aripristinarli.

  2. Avatar

    Paolo Querini

    25/09/2020 at 19:56

    Molto godibile l’articolo e verissimo. Castel San Pietro fin da piccolo l’ho sempre considerato una sorta di brutto ristorante costruito da una persona priva di gusto.
    Tutt’altro è la gradinata che vi conduce dal Lungadige con i suoi improvvisi restringimenti e cambi di direzione.

    Vedo che siamo grosso modo coetanei. A dottrina con me in Sant’Anastasia veniva Mariangela Anti. Sarà mica tua sorella? Un saluto e complimenti 🙂

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