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Election day, il voto che esce dalle urne rafforza il governo

I risultati ci dicono che la maggioranza esce più forte ma alla condizione di una gestione più determinata e unitaria della cosa pubblica.

Il risultato del voto di domenica 20 e lunedì 21 settembre (elezioni regionali e referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari) determina un risultato, in gran parte imprevisto, favorevole nel complesso alla stabilità del governo. Tutte le difficoltà che si profilavano alla vigilia risultano in gran parte rovesciate in opportunità per una azione di governo più adeguata alle impegnative sfide in agenda.

La vittoria del Sì al referendum risulta mitigata dal carattere pluralista della sua composizione e da un livello significativo del No, specie al Nord. Ciò determina un ridimensionamento della motivazione populista e anticasta del risultato, e ridefinisce i rapporti di forza entro la maggioranza a favore del Pd e delle sue richieste per il prossimo futuro: dal Mes alla legge elettorale, dalle ulteriori riforme costituzionali al piano di utilizzo del Recovery Fund.

Il 3+3 nell’esito alle Regionali cambia in favore del centrosinistra ogni ipotetico risultato della vigilia, rafforzato dalla vittoria del Pd in Toscana e in Puglia che erano in bilico verso un cambio a favore del centrodestra. In tal modo Il Pd diventa anche il primo partito in quasi tutti i territori interessati al voto.

Da questa consultazione il governo esce rafforzato, ma alla condizione di una gestione effettivamente più determinata e unitaria della cosa pubblica, a partire dai fondi europei. Se invece i due partner della maggioranza non riusciranno ad assumere decisioni importanti rimanendo in vario modo soggetti antitetici, come è risultato in queste elezioni regionali, credo che il loro cammino non avrà grandi prospettive.

Il centrodestra, pur avendo conquistato le Marche, esce ridimensionato nelle sue prospettive strategiche, con un ridimensionamento della Lega nei consensi soprattutto al Sud.

Il Veneto, con la vittoria a valanga di Zaia, anche a detrimento della lista della Lega, rappresenta un caso a sé, che a mio avviso, se confrontato con la situazione economica e sociale e le prospettive della Regione, suscita non poche perplessità. Per questo merita qualche riflessione specifica in futuro.

Luigi Viviani

Luigi Viviani
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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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