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Luca Zaia, Giorgia Meloni
Luca Zaia, Giorgia Meloni

Opinioni

Elezioni Regionali, torna alla ribalta un antistorico clerico-fascismo

Si ripropone una categoria politico-culturale che ha contrassegnato le fasi storiche meno vive e positive della vita delle Chiesa.

In queste elezioni regionali in Veneto, contrassegnate in casa centrodestra dalla vittoria scontata di Luca Zaia si stanno manifestando alcuni aspetti nuovi sui quali è bene riflettere.

Il primo fatto è che a sostegno di Zaia è presente a Verona e in Veneto Giorgia Meloni molto più di Matteo Salvini. Una presenza per certi versi paradossale, che credo si spieghi con la percezione, da parte della leader di FdI, che l’evidente distinzione, pur senza rivalità e conflitti, tra Zaia e Salvini rappresenti terreno fertile per aumentare quel processo di trasmigrazione di iscritti e militanti dalla Lega al suo partito.

Effettivamente, anche a Verona e in Veneto, come nel resto del Paese, questo processo è in atto e riguarda in particolare alcuni politici di lungo corso Dc o di recente militanza in qualche raggruppamento civico. L’aspetto particolare è che si tratta spesso di esponenti di dichiarata fede cattolica, vicini ad alcuni preti, e che credo intendano testimoniare la loro fede nell’estrema destra.

Naturalmente piena libertà garantita dalla nostra democrazia e, come laici cristiani, anche nella Chiesa, con la responsabilità derivante da una coscienza esigente. Ci permettiamo soltanto alcune precisazioni, che innanzi tutto derivano da recenti prese di posizione della stessa Meloni, per la quale: l’Unione europea è una sorta di Unione Sovietica reincarnata; i migranti  che tentano di sbarcare nel nostro Paese vanno nettamente respinti con un blocco navale nel Mediterraneo; e nel caso di vittoria alle Regionali di domenica “scenderemo in piazza e mobiliteremo milioni di italiani per chiedere libertà e democrazia”. Quest’ultima scelta eversiva è stata ora corretta con la non molto diversa chiamata in causa di Mattarella.

Posizioni che fanno a pugni con la nostra Costituzione e con le alleanze che rappresentano la vita e la storia della nostra Repubblica. Come queste posizioni si concilino con l’ispirazione cristiana che dovrebbe rappresentare l’identità dei cattolici in politica mi pare un’impresa difficile che, la storia ci insegna, si è cercato di renderla possibile riducendo il cristianesimo a tradizione funzionale e subalterna a una presunta grandezza dell’Italia fascista, retoricamente declamata, ma tradita sul terreno sostanziale di una piena e libera umanità della politica, con la conseguente distruzione dell’Italia. Una riduzione della fede a un cattolicesimo antievangelico, per cui Mussolini poteva affermare “sono cattolico ma orgogliosamente anticristiano”.

Oggi assistiamo non tanto a un ritorno del fascismo storico, (anche se i saluti romani, le vie intestate ad Amirante, un risorgente razzismo anti migranti continuano a ricordarcelo) ma a una riproposizione di una cultura della violenza come componente essenziale della politica, di una presunta sicurezza costruita sulla riduzione della libertà e del pluralismo della nostra società,  di un becero nazionalismo che isola l’Italia nel contesto europeo e internazionale, privilegiando i rapporti con Paesi autoritari e liberticidi.

Una prospettiva che In campo cattolico determina un antistorico ritorno del clerico-fascismo, una categoria politico-culturale che ha contrassegnato le fasi storiche meno vive e positive della stessa vita delle Chiesa e che oggi rende evidente un rapporto errato tra Chiesa e politica, fondato su apparente disinteresse e trascuratezza che determina una caduta di qualità e coerenza dei laici cattolici impegnati in politica, spesso ridotti a ruoli di complemento di progetti e culture altrui.

Una colossale questione pastorale che la Chiesa italiana, credo, dovrà affrontare se vuole dare, nel rigoroso rispetto della laicità della politica, un contributo concreto al futuro dell’Italia.

Luigi Viviani

Luigi Viviani
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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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