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La scuola è ripartita ma ci sono ancora molti nodi da sciogliere

L’istruzione assomiglia un po’ troppo a Cenerentola, speriamo che dall’emergenza nasca la consapevolezza di un necessario rinnovamento.

Leggo sul Corriere di Verona: ”È andato tutto liscio … Nel primo giorno di scuola per 108˙000 studenti veronesi non si sono registrati particolari intoppi. L’Usl ha attivato la task-force per il monitoraggio sanitario. Bus semivuoti, qualche disagio sulle corriere. Ma il traffico ha retto». Ne parlava soddisfatto, malgrado il calo degli utenti per motivi di sicurezza, pure il direttore di ATV Stefano Zaninelli, osservando nelle ore di punta una presenza media sugli autobus del 30-40%. Non si sa cosa succederà quando le scuole saranno a regime, ma di certo molti ragazzi hanno scelto di arrivare a scuola in bici se non a piedi, in modo da evitare inutili assembramenti.

Per la verità qualcosa non ha funzionato per gli alunni di alcuni Istituti di Scuola superiore (tra cui il Medi di Villafranca, il Dal Cero di San Bonifacio, il Medici di Legnago e l’alberghiero Berti di Soave): loro in attesa delle tende previste dalla Provincia hanno dovuto collegarsi da casa, via computer, riprendendo in qualche modo quella forma di didattica on-line (DaD), usata nei mesi del lockdown. A loro infatti sono destinate intanto alcune tensostrutture della Provincia, che saranno poi sostituite dai previsti container scolastici, ad integrazione delle aule regolari.

C’è da dire che ovunque i piccoli dei Nido e delle Materne, gli alunni delle scuole elementari e medie e gli adolescenti delle Superiori hanno trovato posto nelle aule predisposte, in molti casi allargate, ripulite e pitturate di fresco. «Un inizio anno scolastico che non ha dato particolari problemi» ha commentato l’ assessore al Traffico Luca Zanotto, che ha ricordato il suo impegno sui protocolli di sicurezza oltre alla serie di lavori di manutenzione ordinaria affrontati dal Comune.

Lucia Azzolina

Lucia Azzolina

Molte scuole nella loro autonomia hanno stabilito ingressi differenziati tra le 8 e le 9, in via provvisoria ovviamente, soprattutto nelle elementari e medie dove appare importante il ruolo dei genitori nel prevenire casi di contagio da Covid19, attraverso il quotidiano controllo della temperatura dei bambini. Nelle Superiori è possibile anche confidare sul senso di responsabilità degli utenti-adolescenti nell’evitare occasioni di contagio e non sono vietati turni scolastici pomeridiani.

Quanto ai docenti, la situazione non appare molto diversa dagli anni scorsi, purtroppo: Albino Barresi, direttore dell’Ufficio scolastico veronese, sostiene che occorre fare almeno 2500 nomine e anche dando priorità ai docenti di “sostegno”, non nega la pletora di criticità da affrontare, anche in conseguenza di possibili ricorsi. Criticità che i sindacati avevano diagnosticato, inascoltati, da mesi, soprattutto nelle graduatorie di matematica ed italiano. A livello nazionale non va certo meglio.

Oltre agli auguri espliciti di buon anno scolastico da parte del Capo dello Stato Sergio Mattarella a Vo’ Euganio (PD), ed inviati a tutti gli studenti italiani, Gianna Fregonara e Orsola Riva sul Corriere del 15 settembre non nascondono alcune criticità: solo 200˙000 banchi monoposto, sui 2,4 milioni previsti e che arriveranno entro ottobre, ancora almeno 100˙000 le cattedre vuote e circa 200˙000 i supplenti da nominare, soprattutto su posti di sostegno ai disabili. Colpa del Governo? del ministro per l’Istruzione Lucia Azzolina? dei sindacati? dei docenti fragili, timorosi e mai contenti? Di sicuro in campo scolastico occorrerà un salto di qualità, come ci ricorda Mattarella: “Ritorno a scuola non significa ritorno al passato”, ma l’inizio di “un vero rilancio della scuola italiana”, in uno sforzo collettivo di cooperazione tra studenti ed insegnanti. Che cosa chiedere di più?

Forse aprendo le porte ai ragazzi delle zone più povere del Paese senza inutili respingimenti, forse puntando sulle capacità degli allievi degli Istituti tecnici e professionali più in grado di riscoprire insieme alle competenze digitali o esperienziali l’importanza di una preparazione generale, o forse puntando su un nuovo stabile sistema di formazione e reclutamento dei docenti (con frequenza triennale) e risorse più adeguate in grado di attirare i migliori laureati?

Il ministro Azzolina sembra voler replicare a quelle critiche: “Di concorsi negli anni se ne sono fatti pochi. Si sono creati molti precari: ora abbiamo un Governo che vuole puntare sulla qualità della scuola. A ottobre i concorsi si faranno, sono tre in tutto. Si sarebbero dovuti fare questa estate, c’e’ stato un accordo di maggioranza”. Bene, allora, si proceda pure, anche se l’accordo appare un po’ fuori tempo massimo, e soprattutto dettato da incipienti interessi elettorali. Tant’è. Non resta che accogliere quest’impegno con la necessaria attenzione e l’interesse del cittadino consapevole.

Marcello Toffalini

Marcello Toffalini
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Marcello Toffalini è nato nel 1946 ed è cresciuto nella periferia di Verona tra scuola, parrocchia e lotte sociali. Ha partecipato ai moti universitari padovani e allo sviluppo delle Scuole popolari di Verona. Si è laureato in Fisica a Padova nel 1972 e si è sposato nel 1974 con rito non concordatario. Una vita da insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo Fracastoro, sempre attratto da problematiche sociali e scientifiche. In pensione dal 2008. Nonno felice di tre nipotini. Altri interessi: canta tra i Musici di Santa Cecilia. ml.toffalini@alice.it

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