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Cultura

Al Polo Zanotto Natura, storia e letteratura del Vajo Borago

I seminari del 19 e 26 settembre hanno lo scopo di illustrare la ricchezza naturalistica, storica e letteraria delle colline veronesi.

Val Borago, Verona
Val Borago, Verona

Gli appuntamenti per conoscere la natura, la storia e la letteratura della Val Borago, oasi naturalistica alle porte di Verona, sono sabato 19 e sabato 26 settembre alle 9 nell’aula T2 del Polo Zanotto con due seminari organizzati dal gruppo Radici dei diritti dell’Università di Verona, in collaborazione con Il Carpino, l’associazione che ha recentemente lanciato una serie di iniziative per acquistare i 38 ettari di bosco che compongono il Fondo Borago, come proprietà collettiva della cittadinanza.

L’accesso è libero, fino alla capienza consentita dalle regole del distanziamento, con utilizzo di mascherina. I seminari hanno lo scopo di illustrare la ricchezza naturalistica, storica e letteraria delle colline veronesi, che dai tempi antichi hanno attratto l’interesse di conquistatori, colonizzatori, viaggiatori e studiosi. Come spesso accade, proprio chi ci abita rischia di non conoscere ed apprezzare fino in fondo il valore e la ricchezza dell’ambiente naturale che lo circonda. 

Val Borago, Verona

Val Borago, Verona

Sabato 19 settembre, dopo i saluti introduttivi della prorettrice dell’ateneo Donata Gottardi, interverranno Lisa Lanzoni, della direzione Affari generali del Comune di Verona, che illustrerà gli aspetti giuridici della proprietà collettiva; Gian Maria Varanini, docente di Storia Medievale in ateneo, che affronterà il tema degli usi civici sulle colline veronesi a partire dal XII secolo; Sebastiano Andreatta, nuovo conservatore della sezione botanica del Museo civico di Storia naturale di Verona, parlerà della flora del Progno Borago e del Vajo GalinaVincenzo Padiglione, docente di Antropologia culturale alla Sapienza di Roma, approfondirà il tema del valore dei beni comuni nella nostra società. 

Sabato 26 settembre si potrà apprezzare il racconto delle visite fatte da dallo scrittore e pittore John Ruskin (1819-1900) a Verona tra il 1852 e il 1869, grazie all’intervento di Giuseppe Sandrini, docente di Letteratura italiana contemporanea dell’ateneo di Verona, che ha curato la pubblicazione delle lettere che Ruskin spedì alla madre e alla cugina Joan durante le sue visite a Verona. Gli architetti Silvia Dandria e Marco Cofaniparleranno parleranno dell’appassionata difesa delle colline veronesi portata avanti nel dopoguerra dall’allora sovrintendente di Verona Piero Gazzola proprio grazie alla descrizione che ne aveva fatto Ruskin. Gianluca Salogni, responsabile del Servizio Pianificazione ambientale della Regione Veneto, spiegherà quali sono gli strumenti normativi da applicare all’interno delle aree protette di Rete Natura 2000. Infine, Filippo Prosser, responsabile della conservazione botanica del Museo Civico di Rovereto, autore una serie di volumi sulla flora della provincia scaligera e del Veneto, illustrerà i cambiamenti floristici indotti soprattutto dal cambiamento dell’uso del suolo, sulla flora delle colline veronesi. 

John Ruskin (1819-1900)

John Ruskin (1819-1900)

In capo a mezz’ora vi troverete sulla cima di una collina, spezzata in balze scoscese a oriente, e grigio – o grigio-violaceo – con l’azzurro pallido, ma leggiadro dell’eringio campestre. Da questa sommità potete vedere l’intera Verona, e la pianura fra le alpi e l’Appennino; e così, se vi piace, trovare un posto dove le rocce sono muschiose, e sedervi, e considerare un po’ che cosa questo paesaggio fra tutti i paesaggi del mondo ha di particolare da dirci…. 

Ebbene, non credo che ci sia in tutto il mondo un’altra rupe da cui possano essere visibili i luoghi, e i monumenti, di un frammento così complesso e profondo della storia e delle sue epoche, come da questa balza scoscesa, con le sue erbacce azzurre e pungenti. Perché avete così sotto di voi ad un tempo i luoghi natali di Virgilio e di Livio, le dimore di Dante e Petrarca, e la fonte della più dolce e patetica ispirazione del vostro stesso Shakespeare.

John Ruskin   

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