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Alessandro Baricco (Foto Luigi Ferrauto)
Alessandro Baricco (Foto Luigi Ferrauto)

Cultura

Soltanto l’Amore può guarire la ferita del Tempo che ogni uomo vive

Il filosofo e scrittore Alessandro Baricco incanta l’Arena di Verona attraverso le voci di Shakespeare, Garcìa Marquez, Rostand e Omero.

«Quante volte nella vita avete avuto l’impressione di essere davvero a piombo?». È una delle domande chiave che Alessandro Baricco rivolge scherzosamente al suo pubblico, attorno alla quale l’11 settembre ruota gran parte del suo intervento all’Arena di Verona per il Festival della Bellezza 2020: per tutta la durata della conferenza, la dinamica e coinvolgente capacità narrativa dello scrittore-filosofo riesce ad immergere gli spettatori in un silenzio surreale da salotto borghese, così fitto che a momenti la maestosità della location in cui ci si trova passa in secondo piano, mentre l’intercalare degli applausi quasi disturba l’atmosfera magica interrompendone il filo del discorso.

Un filo che, tuttavia, non appare proprio così semplice da seguire, perlomeno al principio: il tema scelto per la conferenza a cielo aperto è infatti Il tempo e l’amore, un binomio di concetti che a prima lettura potrebbe apparire difficile da poter essere trattato in maniera originale, poiché troppo ampio, troppo astratto e, forse, fin troppo inflazionato. Per questo Baricco la prende larga, guidando gli spettatori al cuore della sua esposizione attraverso una lunga (forse troppo) introduzione che ha per protagoniste due vicende storiche note ma particolari: la prima, è quella della celebre fuga a Varennes di re Luigi XVI di Borbone durante la Rivoluzione Francese; la seconda parla della morte dello scrittore e filosofo russo Lev Tolstoj, deceduto presso la piccola stazione ferroviaria di Astàpovo, oltre la quale non riuscì a proseguire nella sua fuga da una situazione familiare di sofferenza, a causa della malattia e dell’età ormai tarda.

Baricco spiega che cos’hanno in comune i due episodi. In primo luogo, entrambi raccontano di persone che falliscono nel loro tentativo di scappare. Ma soprattutto, tutti e due riflettono sull’importanza del tempo nelle dinamiche umane: la notizia della fuga del re, in quel lontano 1791 si diffuse in Francia ad una velocità ben diversa dall’immediatezza alla quale siamo abituati oggi, per cui la consapevolezza che il mondo com’era stato fino ad allora si stava disgregando non arrivò a tutti nello stesso momento, con conseguenze notevoli; così come la notizia della morte di Tolstoj non giunse contemporaneamente a tutte le persone che per lui, durante i sei giorni di agonia che precedettero la sua dipartita, si erano radunate alla stazione di Astàpovo e che si tenevano aggiornati sulla salute dell’amato scrittore passandosi parola l’uno con l’altro, distorcendo di bocca in bocca l’informazione iniziale.

E poi esistono le lettere, oggi poco utilizzate, titolari della poesia del ritardo. «Il nostro problema e la nostra meraviglia è che noi non siamo mai nel momento vero: siamo sempre un po’ prima o siamo sempre un po’ dopo» sentenzia Baricco.

Il Tempo è dunque la ferita che contraddistingue il destino di ogni essere umano. E l’Amore che troviamo nel titolo dell’evento? Baricco crea il parallelismo tra i due elementi utilizzando la materia artistica che meglio conosce, la letteratura: i libri, i racconti, esorcizzano ciò che accade nella vita, compreso l’imprendibilità del tempo. Nel romanzo giallo, per esempio, il tempo viene riallineato nel momento in cui il detective o chi per lui scopre tutta la verità – processo a noi tutti solitamente non concesso. Ma prima di qualsiasi altro genere narrativo, l’emblema dell’intreccio in cui il tempo viene “sconfitto” è rappresentato dalle storie d’amore. «Nella vita quando ci si ama si fa una cosa sola: si vive nello stesso tempo. Lo stare insieme nel medesimo istante è sintomo dell’amore vero» asserisce lo scrittore, giungendo finalmente al fulcro della questione trattata.

L’atmosfera è stata creata, un primo climax raggiunto. Come in una lezione di letterature comparate, Baricco da inizio alla seconda parte più ritmata del suo intervento, facendosi guidare dai testi dei quattro autori che, dal suo punto di vista, hanno saputo rendere al meglio la relazione tra Tempo e Amore.

Il primo è Gabriel Garcìa Marquez, scrittore già analizzato in precedenza da Baricco nel corso della sua carriera, con il suo celebre L’amore ai tempi del colera del 1985: solo alla fine del romanzo il protagonista Florentino Ariza riesce finalmente ad amare la donna di cui è innamorato da tutta la vita, e a vivere con lei nello stesso istante nonostante siano entrambi ormai molto anziani. Èpoi la volta dell’immancabile William Shakespeare con i suoi Romeo e Giulietta, forse ridondanti e quantomai prevedibili nell’ambito di un Festival culturale nel centro storico di Verona, ma ineludibili, dal momento che la loro storia costituisce il simbolo stesso del dramma del tempo.

Con un balzo all’indietro di diversi secoli, tocca ad Omero e all’eroe greco Odisseo, di ritorno ad Itaca dopo vent’anni di peregrinazioni, che riesce a trovare un punto nell’universo in cui esistono soltanto lui e la moglie Penelope, nell’istante in cui quest’ultima finalmente lo riconosce dopo averlo sottoposto al tranello del talamo.

Ultimo, ma non per importanza, Baricco si lascia andare parlando del francese Edmond Rostand, creatore dell’iconico personaggio Cyrano de Bergerac: il più abile tra gli spadaccini, uomo libero dal talento letterario e poetico incommensurabile, ma brutto a tal punto che per tutta la sua esistenza non è in grado di dichiararsi alla donna che ama, la cugina Rossana. Quest’ultima s’innamora invece di Cristiano, giovane, bello e coraggioso, ma dotato di scarsissime capacità intellettuali: pur di renderla felice, fino all’ultimo dei suoi giorni Cyrano deciderà di amare Rossana attraverso Cristiano, col quale nasce una sincera amicizia, suggerendo al ragazzo poesie, lettere d’amore e parole meravigliose per la donna. Soltanto in punto di morte, invitato dalla donna a leggere l’ultima lettera che Cristiano le aveva scritto prima di morire, si tradisce: quando il buio della notte cala nella stanza in cui si trovano, Rossana si accorge che Cyrano non sta leggendo la carta che ha davanti, ma bensì recitando a memoria, poiché è lui il suo vero autore. In quel momento Rossana capisce tutto: è lui l’uomo che l’ha sempre amata e che ha dato vita ai suoi sentimenti e ai suoi sogni, attraverso il corpo e la voce di Cristiano. «Ah quante cose morte e nate in un minuto» esclama: poco prima che Cyrano esali il suo ultimo respiro, ancora una volta il tempo è riallineato grazie all’amore tra i due, che seppur per pochi attimi riescono a vivere nello stesso istante eterno.

Serena Ferraro

Serena Ferraro
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Serena Ferraro, veronese, studentessa di Lettere presso l'Università degli Studi di Verona. Ho sempre amato scrivere, viaggiare, studiare e approfondire. Ogni aspetto della nostra società mi incuriosisce e mi appassiona: conoscerla nella complessità dei suoi elementi significa potersi muovere con consapevolezza e maturità nel mondo che ci circonda. Per questo ritengo che il buon giornalista abbia come primo diritto e dovere quello di fornire un'informazione completa, precisa e trasparente. ferraro.serena99@gmail.com

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