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Il Comune presenta il PUMS e dice no all’aumento di suolo

ll Comune presenta il Piano Urbano della Mobilità sostenibile e dice no all’aumento di suolo edificabile. L’opposizione considera le proposte come migliorabili e il PAT taroccato.

La Giunta comunale veronese ha deciso, a differenza di altre città venete come Rovigo, Padova, Venezia, Treviso e Vicenza, di non chiedere l’aumento di consumo di suolo rispetto a quanto previsto dalla normativa regionale. La quantità massima di nuovo consumo di suolo per la città di Verona sarà quindi di 94.91 ettari. Anche la Superficie agricola utilizzabile è rimasta la stessa, per un totale di 129,63 metri quadri.

L’approccio punta alla riqualificazione di 3,5 chilometri quadri di aree dimesse con la Variante 29, per la quale sarà preso a riferimento al prossimo Piano di Assetto del Territorio (PAT) , oltre al degrado architettonico, anche quello sociale. 

«Verona negli anni passati si è contraddistinta per un consumo esagerato di suolo – ha spiegato l’assessore alla Pianificazione urbanistica Ilaria Segala −, trascurando le tante aree già fabbricate ma lasciate in stato di degrado. Per questo abbiamo scelto di non richiedere alla Regione un aumento del consumo di suolo, ma puntare sulla riqualificazione della superfici dismesse».

Spiegando l’iter processuale, che terrà impegnato anche il Consiglio comunale, la Segala ha aggiunto:  «L’obiettivo è di portare quanto prima in Consiglio comunale la nuova Variante 29 per cristallizzare le aree dove si potrà edificare o meno. E concludere la procedura entro il termine del 21 dicembre 2020 stabilito per legge».

«Ci fa sorridere che oggi in conferenza stampa l’assessore Segala dichiari che il Comune di Verona non chiederà deroghe alla legge veneta sul consumo di suolo  in presenza di un PAT  palesemente taroccato che ha permesso in questi anni di continuare a costruire ben oltre ogni limite», ha commentato Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune; aggiungendo: «Avevamo chiesto, inascoltati, a questa amministrazione, di rettificare le previsioni del PAT prima di procedere con altre Varianti o con nuove cementificazioni».

Bertucco si riferisce anche alla Variante 23: «Firmato l’accordo di Pianificazione sono stati condannati alla cancellazione totale i campi da tennis e l’ultima area verde rimasta a Ponte Crencano. Gli uffici mi hanno confermato che sulla Variante pendono almeno 10 ricorsi da parte di altrettanti soggetti che si sono visti negare o bocciare le proprie proposte di edificazione in varie aree della città».

Il 9 settembre è stato anche presentato alla Gran Guardia il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), che indica le azioni e gli interventi necessari per migliorare gli spostamenti di tutti i cittadini indipendentemente dal mezzo utilizzato.

«Il lavoro fatto dagli uffici tecnici e dai professionisti per la redazione del documento è senza dubbio molto esteso, ma crediamo che il piano presenti incertezze ed abbia ampi margini di miglioramento nella successiva fase progettuale − ha dichiarato Giacomo Cona, segretario di Traguardi, dopo la presentazione via webinar  − A cominciare dalla rilevanza che ha ancora il progetto filovia nel piano, con la pianificazione dell’estensione dei tragitti del filobus. Se il Filobus non si farà, come è ormai evidente, che fine fanno tutte le considerazioni tecniche presenti nel PUMS che proprio su tale presupposto si basano?».

Oggetto della presentazione anche il trasporto su rotaia come collegamento alla provincia, i maxi parcheggi per decongestionare il traffico e la rete di ciclabili con 107 chilometri di nuovi percorsi.

«Pensiamo davvero alla Verona del 2030 come una città dove la mobilità abbia un impatto completamente diverso sulla quotidianità dei cittadini, dove i disagi siano ridotti al minimo, le possibilità di spostamento siano moltiplicate e la qualità dell’aria e della vita dei veronesi sia decisamente migliore», ha esordito Tommaso Ferrari, consigliere comunale Traguardi.

A commentare la presentazione del PUMS anche Bertucco: «E’ stata ipotizzata una riduzione del traffico automobilistico di pochissimi punti, dal 60% circa attuale al 52%, e soltanto entro il 2030. Nello stesso periodo è stata prevista una crescita degli spostamenti su bici dal 5 al 12%. Mancano gli obiettivi per una concreta riduzione del traffico privato. L’amministrazione forse confida in una conversione ecologica di massa, ma non tiene conto che nessun cambiamento culturale può avvenire se prima non si predispongono le condizioni materiali».

Redazione2
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