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Gli abitanti di Verona Sud manifestano per il verde
22 ottobre 2016, gli abitanti di Verona Sud manifestano per il verde

CS

Ex Scalo merci, a farne le spese sarà il verde nei quartieri della città

I quartieri della città dovranno contribuire alla valorizzazione dei terreni dello scalo rinunciando agli standard a verde al proprio interno.

Presentato con rulli di tamburi e squilli di trombe alla presenza anche del Presidente della regione Veneto Luca Zaia il masterplan sull’ex Scalo merci non ha chiarito i tanti dubbi che circondano l’area. Una presentazione da campagna elettorale indicando anche tempi che non potranno mai essere quelli dichiarati. Per arrivare al Parco bisogna fare una bonifica di tutta l’area dalle bombe (risalenti ancora alla seconda guerra mondiale) e dai metalli pesanti residui delle attività produttive presenti nell’area dello Scalo merci. Una bonifica costosissima che non si sa bene di chi sarà a carico e che tempi avrà.

Anche sulla sostenibilità economica dell’intervento si è molto sorvolato in conferenza stampa limitandosi a presentare slides con gli esempi di quanto avvenuto in altri ex scali merci in Italia e in Europa, salvo poi scrivere che la sostenibilità economica dell’intervento è un dei punti di debolezza del masterplan.

Ma è sul parco (il Central park copiato dal progetto dei comitati) che il bluff dell’amministrazione sullo scalo merci è ormai chiaro: non ci sarà un unico grande parco ma il verde dovrà convivere con nuovi spazi urbanizzati. Confermando quanto vi era scritto nell’incarico al Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Padova di redarre non il masterplan del parco, ma il “Masterplan dell’area ex scalo mercidi Verona”, dove non si parlava solo di verde pubblico, ma anche e soprattutto di “nuove volumetrie”, di nuova “polarità urbana” e di “standard da recuperare”.

Entrando nello specifico, sull’area dell’ex scalo merci sono previste le seguenti volumetrie (fonte le slides di presentazione,  ndr):
Commerciale 22.000 mq
Alberghiero 27.000 mq
Direzionale 10.000 mq
Parcheggi 51.300 mq
Residenziale 25.000 mq (compresi 5.000 mq di housing sociale)
Servizi vari e aree sportive 18.500 mq

È prevista la costruzione di 2 non meglio precisate torri direzionali. Come siano uscite le percentuali di verde, l’86% dell’area, raccontate dal sindaco in conferenza stampa è un mistero della fede.

Ma chi pagherà l’operazione? Attenzione perché qui arriva la fregatura: all’articolo 4 comma 4 del protocollo, Comune e Ferrovie individuano l’area dello scalo come “luogo fisico di atterraggio degli interventi di valorizzazione di iniziativa privata che necessitino, nell’ambito del Comune di Verona, del reperimento degli standard urbanistici a verde”.

22 ottobre 2016, gli abitanti di Verona Sud manifestano per il verde

Tradotto, significa che l’amministrazione SboarinaSegala e i loro successori per chissà quanti anni, potranno continuare a dispensare permessi a costruire e a congestionare i quartieri della città con funzioni urbanistiche inutili o ridondanti, come hanno fatto anche con la Variante 23 rimodulata, anche in assenza del rispetto degli standard urbanistici a verde, dal momento che tali standard potranno essere compensati finanziando il verde dell’ex scalo.

Più che una opportunità, si tratta dunque di una trappola e di una beffa per i quartieri di Verona Sud che dal Central Park si attenderebbero un ristoro per il grande credito di verde maturato in decenni di “fuori zona” e di monetizzazione degli oneri di urbanizzazione. Stando a questo schema invece, tutti i quartieri della città saranno chiamati a contribuire in prima persona alla valorizzazione dei terreni dello scalo, rinunciando agli standard a verde al proprio interno. Con una mano si dà e con l’altra si toglie. Così Verona Sud finirà per pagare il Parco due volte.

Come e quando tutto questo dovrebbe accadere non è chiaro. Il masterplan non fornisce alcuna valutazione sul peso che dovrebbero avere, al fine della sostenibilità economica, le strutture “sportive”, commerciali e “turistico-ricettive” previste all’interno del parco. A questo punto non è dato sapere nemmeno se sarà un parco urbano o un guazzabuglio di campi da tennis e di foresterie.

E al sindaco voglio ricordare le conclusioni della Relazione Sanitaria dell’ULSS 20 del 2007: La perdita di funzionalità del grande parco merci ferroviario retrostante la stazione di Porta Nuova costituisce una grande occasione di riqualificazione della città e delle sue immediate periferie che si sviluppano a ridosso di questa area. La nostra proposta è che gran parte di questa area sia utilizzata per ottenere un grande Parco Urbano alberato che contribuisca a mitigare la bolla termica della città e che costituisca un collegamento per percorsi pedonali e ciclabili dalla periferia alla città”. Parole ancora oggi attuali.

Michele Bertucco

Redazione2
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2 Comments

2 Comments

  1. Avatar

    Enrico Marcolini

    08/09/2020 at 15:11

    Condivido quanto scritto dal sig.Alberto e temo anch’io che quanto sospettato sia realtà. Purtroppo è sempre più vero che “a pensar male si fa peccato ma s’indovina”. È una triste constatazione legata al fatto che nulla realmente si sta facendo partendo davvero dai diritti e dall’interesse dei cittadini: si parte piuttosto dall’interesse e dalla volontà di “fare business” di privati ed enti vari, introducendo quasi come accidentale -se pur necessario corollario (bontà loro)- qualche piccola regalia in termini di aree verdi.
    La realtà invece, a cui anche la maggior parte dell’attuale amministraziine vuole purtroppo sottrarsi, è -non ci stancheremo mai di ripeterlo- che a Verona mancano 2 milioni di mq di verde (nella sola Verona Sud 800.000 mq)!!! Qualcuno ci può cortesemente spiegare come si potrà, senza barare (alla maniera degli abili incantatori da gioco delle tre campanelle), ricavare da quanto resterà di quei 450.000 mq (e vedremo quando ci diranno veramente quanto verrà mangiato dagli appetiti edificatori di FS) il verde di compensazione non dato fino ad ora ai quartieri di Verona?
    Ha ragione Bertucco a ricordare gli accorati appeli del Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS veronese: quell’area è l’ULTIMA OCCASIONE per creare un reale piccolo * polmone verde a Verona restituendo almeno una parte del maltolto agli ignari gabbati cittadini.
    Se questa amministrazione vorrà essere ricordata davvero come quella che ha restituito un po’ di verde alla città, non realizzi accordi che molto presto sveleranno la loro assai scarsa lungimiranza e generosità: non si può dare con una mano e togliere con l’altra… chi ha orecchi da intendere, intenda.
    * p.s: a beneficio dei lettori ed Amministratori comunali, è utile ricordare che il più piccolo dei 16 maggiori parchi urbani europei (Englisher Garten-Monaco) misura 567.000 mq ovvero il doppio di quanto ci auguriamo resti davvero a verde nel Central Park, mentre il più grande si trova a Barcellona ed ha una superficie di circa 11.000 ettari, ovvero circa 200 volte più grande dell’intera attuale area dell’ex scalo merci! Quindi, quando si sarà fatto “il massimo” si sarà ancora fatto assai poco per la martoriata e grigia Verona: non si svenda quindi parte di quel poco!

  2. Avatar

    Alberto Barbieri

    07/09/2020 at 19:23

    Dopo aver letto questo articolo di Michele Bertucco, mi sono accorto che “la storia si ripete” e la “parola magica” della RIQUALIFICAZIONE (vedi mio commento: https://www.verona-in.it/2020/07/21/i-pedoni-muoiono-e-il-sovrappasso-alladigeo-resta-una-chimera/ del 22-07-2020) funziona sempre.

    Ora pero’ si aggiunge una ulteriore “furbata” che è talmente sottile da sfuggire all’attenzione dei non addetti ai lavori ma che alla fine graverà sulla testa e sempre a danno dei residenti dei quartieri: SI RIQUALIFICA quell’area innanzitutto consumando circa 150.000 mq tra commerciale, alberghiero, residenziale, parcheggi ecc. ecc. e il terreno che rimane riservato a VERDE non andrà a ridurre il credito di Verde già pagato dai residenti e maturato in tutti questi anni ma al contrario servirà per giustificare le prossime concessioni edilizie che sicuramente e più facilmente saranno autorizzate all’interno dei quartieri “monetizzando” gli oneri di urbanizzazione.

    Una bella soluzione “all’italiana” direbbe qualcuno… e a me come cittadino non resta che dire: “…e io pago !!!”

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