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Luca Zaia al referendum del 22 ottobre 2017 per l'autonomia del Veneto
Luca Zaia al referendum del 22 ottobre 2017 per l'autonomia del Veneto

Opinioni

Il Veneto di Zaia, una società che arretra camuffata dalla propaganda

Una regione chiusa in se stessa dove l’economia cresce meno del passato e progressivamente sta arretrando nella classifica tra le regioni.

Tra le Regioni italiane interessate al voto il prossimo 20 settembre ce n’è una, il Veneto, dove tutto sembra definito, dove non c’è partita. Il presidente uscente Luca Zaia viene dato vincente, da tutti i sondaggi, con un consenso attorno al 70%. Una vistosa eccezione rispetto alle maggioranze striminzite e incerte, esistenti in molte altre regioni, tanto che si prospettano per lui mirabolanti prospettive romane, fino a Palazzo Chigi. Appare utile quindi capire cosa c’è dietro a tale successo che sembra rappresentare l’esempio di una politica vincente, da assumere a riferimento.

Una verifica di tale politica si è verificata in questi giorni con la vicenda del batterio killer presso l’Ospedale della Donna e del bambino di Verona. L’aver infettato 91 bambini dei quali quattro deceduti è un episodio gravissimo che colpisce il segmento più fragile e indifeso dei pazienti. Zaia, improvvisatosi sceriffo, ha chiesto con urgenza provvedimenti disciplinari tempestivi sui presunti responsabili, e finora risultano indagati tre medici. Giusto individuare e colpire precise responsabilità individuali, ma evitando che una vicenda di enorme responsabilità politica venga derubricata in fatto disciplinare e giudiziario.

Va ricordato che questo ospedale è nato dopo la demolizione fisica della vecchia Maternità che sorgeva sulla stessa area e che doveva rappresentare il fiore all’occhiello della politica sanitaria regionale per la maternità e l’infanzia. Il fatto che si sia arrivati a ipotizzare reati che la magistratura ha individuato come “omicidi colposi”, connessi all’inquinamento della rete idrica, comporta un grave limite dell’organizzazione sanitaria e una pesante responsabilità politica in chi ha deciso e realizzato tale struttura. Zaia perciò non può semplicemente lavarsi le mani scaricando ogni addebito sugli operatori sottostanti, ma deve assumersi le sue responsabilità politiche.

In questa politica veneta il primo elemento che balza agli occhi è certamente l’abile e ossessiva propaganda che in vari modi presenta il popolo veneto come soggetto dotato di capacità particolari e superiori, che la politica deve saper sviluppare a valorizzare per farle divenire realtà. Ciò attraverso la via dell’autonomia, indicata come la scelta principale per raggiungere tale obiettivo, accompagnata da una parallela azione di contrasto nei confronti di tutti coloro che non riconoscono nei fatti tale capacità e, in diversi modi, la rifiutano o la insidiano. Tra questi ci sono tutti i soggetti esterni, come l’Ue, portatori di posizioni strategicamente antitaliane e che, con le loro politiche, contribuirebbero a una marginalizzazione del nostro Paese e dello stesso Veneto. Ci sono poi gli immigrati che, con i loro sbarchi clandestini, metterebbero in discussione il nostro equilibrato modello di sviluppo, decretandone la crisi.

Ma se andiamo oltre questa barriera difensiva e valutiamo la qualità concreta delle politiche attuate in Regione scopriamo una realtà diversa. L’economia sta crescendo meno del passato e progressivamente sta arretrando nella classifica tra le varie Regioni. La struttura produttiva del Veneto, incentrata sulle Pmi a basso tasso di internazionalizzazione, manifesta particolari difficoltà nella nuova competizione globale, sia per la carente innovazione tecnologica e organizzativa, sia per i ritardi nella formazione e competenza del capitale umano.

Progressivamente sono entrati in crisi, o sono stati venduti, i precedenti motori dello sviluppo: dalle banche, alle municipalizzate, dalle agenzie di innovazione al ruolo delle università e delle grandi infrastrutture di trasporto, nonché della formazione collegata all’occupazione. I limiti del nostro mercato del lavoro, con il crescente divario qualitativo tra domanda e offerta, specie nei comparti innovativi, lo dimostrano chiaramente. Sta invece progredendo uno sviluppo fondato su un terziario fatto in prevalenza di commercio e turismo, poveri di qualità, che l’avvento del Covid ha messo tragicamente in crisi con effetti recessivi e occupazionali particolarmente gravi.  

Senza una svolta culturale e strategica, per il Veneto si profila una realtà di progressiva dipendenza da altre aree del Paese e dall’estero.  Una situazione che è pagata soprattutto dai giovani che con sempre maggiore difficoltà riescono a trovare un inserimento e un lavoro coerenti con le loro giuste aspirazioni maturate dopo la scuola.

Nonostante questo, per capire il successo della linea Zaia bisogna partire dall’attuale crisi della politica e della sua scarsissima considerazione media da parte dei veneti. In questa situazione diventa vincente una proposta che semplifica la realtà, indica obiettivi apparentemente facili da raggiungere senza particolare impegno e responsabilità, e se non si raggiungono c’è sempre un responsabile esterno da combattere e demolire. Una politica che nel tempo costruisce una società chiusa e rancorosa per la quale l’altro, specie se immigrato, è un estraneo da respingere. perché sottrae una parte crescente del benessere che faticosamente si è costruito. Una società rissosa ma dipendente e progressivamente marginale. È tempo di pensare al nostro futuro.

Luigi Viviani

Luigi Viviani
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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

2 Comments

2 Comments

  1. Marcello

    Marcello

    05/09/2020 at 10:58

    Concordo su molte sue dichiarazioni. Dice: “per capire il successo della linea Zaia bisogna partire dall’attuale crisi della politica e della sua scarsissima considerazione media da parte dei veneti. In questa situazione diventa vincente una proposta che semplifica la realtà, indica obiettivi apparentemente facili da raggiungere senza particolare impegno e responsabilità, e se non si raggiungono c’è sempre un responsabile esterno da combattere e demolire”. Vero, ma allora che cosa si propone di fare? Per contrastare “una società chiusa e rancorosa per la quale l’altro, specie se immigrato, è un estraneo da respingere”. Aspettare un’ulteriore impoverimento dei cittadini veneti? O puntare su un loro rinsavimento? La proposta dei Dem veneti basterà? O risente dei lunghi giochetti fatti in comune (non solo il MOSE), contro la Sanità ed una Scuola pubblica adeguatamente presenti e valorizzate sul territorio?

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      Guido Zamai

      08/09/2020 at 15:02

      E la mafia?…”…Se sia il virus troppo contagioso o gli anticorpi troppo deboli, è difficile dirlo. La diagnosi però è impietosa, il Veneto è profondamente percorso da fenomeni di malavita organizzata. Fenomeni come mafia, ’ndrangheta, camorra, da oltre un decennio, infestano il tessuto sociale e produttivo del Veneto. Era impossibile che l’enorme disponibilità di denaro nella mani della malavita organizzata non scegliesse alla fine di investire in un’economia ricca, diversificata, in crescita come quella veneta? Quando, poi, la crisi ha fatto sentire i suoi profondi effetti, azzerando la liquidità di diverse imprese, era impossibile che i capitali senza nome e senza traccia non si offrissero in prestito alle aziende venete? Forse. Per alcuni, invece, il terreno era già malato, o comunque aveva scarse difese immunitarie a causa del “professionismo dopato” – così lo chiama il giornalista Alessandro Ambrosini, puntuale cronista del fenomeno mafioso -, quella serie di avvocati commercialisti, notai, bancari che supportano gestioni non trasparenti e spesso illegali di aziende. Quelli che aiutano a fare fatture false o irregolari, che mostrano come si fanno assunzioni fittizie, alimentano truffe bancarie, animano vortici di scambi immobiliari per far perdere le tracce dei capitali. Resta il fatto che la cronaca ci restituisce nuovi particolari di un Veneto infiltrato dalla malavita. A tutti viene in mente il caso di Eraclea, primo Comune veneto chiuso per infiltrazione mafiosa. Pare che lì i Casalesi si fossero presi tutto, anche il sindaco; così, a febbraio 2019, un’operazione della Guardia di Finanza di Trieste e della Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia di Venezia ha portato in carcere 50 persone. Altre 11 persone sono state obbligate a non allontanarsi dalla loro abitazione e si è proceduto al blocco preventivo di dieci milioni di euro. L’operazione ha colpito un gruppo di Casalesi, radicati nel Veneto Orientale dagli anni ‘90. Estorsioni, usura, danneggiamenti, riciclaggio, traffico di stupefacenti, rapine, questa era l’attività del gruppo. Si racconta che addirittura funzionari pubblici fossero spaventati, controllati e fornissero informazioni preventive al gruppo. Nel tempo la presenza si rafforza e nel febbraio 2019 le indagini della Procura distrettuale Antimafia di Venezia ricostruiscono le attività criminali, condotte con modalità mafiose, della famiglia Multari, presente nel Veronese dagli anni ’90. Una famiglia che era riuscita e intimidire i pubblici ufficiali, al punto da bloccare le vendite all’asta dei loro immobili. Inoltre aveva trovato la collaborazione di un imprenditore veneziano, Francesco Crosera, che si era rivolto a loro per far bruciare una barca per vendetta. In manette a Verona finiscono sette persone. I numeri sono impietosi, quattrocento aziende dal 2010 sono state infiltrate dalla mafia nel Veneto. Nella sola Vicenza sono stati individuati 20 milioni di profitti illeciti legati alla malavita organizzata. In Veneto difficilmente si ammazza, si preferisce imparare il sistema e lavorare all’interno, quasi sottotraccia, ma in maniera implacabile. Da pochi giorni, a Padova, i Carabinieri del Nucleo investigativo hanno messo sotto indagine 54 persone. L’operazione Camaleonte ha messo in luce un gruppo ‘ndraghetista. Faceva seguito a un intervento del marzo scorso che aveva già portato al sequestro di 18 milioni di euro e a 27 arresti. Tra gli indagati figura anche un imprenditore edile di Padova, coinvolto in episodi di estorsione e in grado di assumere il controllo di aziende in difficoltà. La tecnica è semplice, ci si offre di aiutare gli imprenditori nel momento della difficoltà finanziaria e si procede allo spacchettamento dell’azienda in tante piccole quote che vengono intestate a dei prestanome, che fanno riferimento alla criminalità che di fatto acquisisce la proprietà. Tra le carte dell’inchiesta si trova la testimonianza di un imprenditore che dice a chiare lettere: “Dovevo firmare altrimenti sarebbe finita male”. Un candidato sindaco alla fine confessa davanti al procuratore “Io paura ne avevo, non poca, ma tanta”. Neppure Treviso è esente. Nel marzo scorso le forze dell’ordine hanno evidenziato l’attività di recupero crediti in edilizia portata avanti dalla famiglia camorristica De Rosa. Ci sono poi le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Emanuele Merenda, che racconta che il super latitante Matteo Messina Denaro, l’erede di Totò Riina, si sarebbe nascosto per qualche giorno anche in una cantina a Campodipietra di Salgareda. Alcuni dubitano dell’attendibilità di queste dichiarazioni, i veneti del resto, come risulta dal sondaggio condotto da “Osservatorio Nordest”, avvertono poco il problema: il 71 per cento degli intervistati ritiene che la mafia sia per nulla o poco presente nella propria zona di residenza. Anche la Regione Veneto non riesce ad essere efficace, da anni non entra a regime l’Osservatorio per il contrasto alla criminalità, un organismo i cui componenti se ne vanno continuamente e si deve procedere a continue integrazioni”.(La Vita del Popolo 6-12-2019).

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