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Sara Mainardi
Sara Mainardi

Animali

Un pappagallo per amico, ma vanno rispettate le sue esigenze

Come fare lo spiega la dottoressa Sara Mainardi che da anni studia questi uccelli: «Per certi aspetti ci assomigliano ma nascono come prede».

Le nostre case sono arricchite dalla presenza di cani e gatti, ma anche di altri animali come i pappagalli, di cui si parla ancora troppo poco. Sull’argomento abbiamo sentito la dottoressa Sara Mainardi, naturalista, consulente di etologia applicata alla relazione uomo-animale e promotrice di progetti di Animal Learning, che da anni studia e si occupa di pappagalli a 360°.
 
– Quali sono gli studi che ha intrapreso per la sua formazione professionale?
 
«Dopo la laurea in Scienze Naturali, ho iniziato a lavorare per un Parco a tema in Portogallo e grazie a una stage di formazione mi sono occupata di uccelli tropicali e rapaci; successivamente ho lavorato per tre anni per lo stesso parco a Roma. Dopo quest’esperienza ho deciso di iscrivermi alla scuola SIUA di Roberto Marchesini che si basa sull’approccio cognitivo-zooantropologico (cioè l’individuo capace di ragionamento in un sistema educativo basato sulla relazione, ndr). Ho frequentato diversi seminari e continuato a studiare tecniche di apprendimento, pedagogia, scienze cognitive. Per approfondire maggiormente le mie conoscenze, ho intrapreso dei viaggi in Costa Rica ed Indonesia per studiare da vicino i pappagalli in ambiente naturale; in queste esperienze mi è stata molto utile la mia formazione da naturalista».
 
– Come si è evoluto negli anni il suo approccio nei confronti delle relazioni interspecifiche? 
 
«È cambiato completamente. Da una formazione prettamente naturalistica sono passata a un approccio behaviorista (approccio secondo cui l’animale risponde ad una serie di stimoli per associazione, ndr ) fino ad arrivare agli studi sulla relazione uomo-animale, scoprendo le capacità cognitive dei pappagalli. In particolare ho potuto applicare la parte teorica studiata in SIUA (scuola che affronta prevalentemente la relazione uomo-cane) alla relazione con i pappagalli; infatti i cani, come i pappagalli, sono animali sociali e vivono in gruppi numerosi, quindi c’è un’affinità da questo punto di vista, nonostante le loro menti siano completamente diverse, ovviamente il cane è un predatore mentre il pappagallo è una preda.
 
– Come è nata questa passione per i pappagalli?
 
«È nata per caso quando ho iniziato a lavorare nel Parco in Portogallo. La formazione sulle tecniche di training aveva come focus in particolare i pappagalli, quindi lavorando a contatto con loro ne sono rimasta affascinata.
Mi ha sorpreso scoprire dei punti in comune fra noi umani e loro: in entrambi le fasi di sviluppo sono lunghissime, come la durata della vita; le capacità di apprendimento vocale sono simili, i pappagalli possono apprendere dialetto e modulano i suoni attraverso la lingua come noi. Ci sono analogie che ci permettono di usare una comunicazione condivisa e di creare una relazione basata sul rispetto delle motivazioni (cioè ciò che spinge l’individuo ad appagare i propri desideri, obiettivi-ndr), e sulle caratteristiche etologiche».
 
 
– Quali consigli darebbe a chi sta pensando di condividere la vita con un pappagallo?
 
«Innanzitutto è importante chiedersi perché vogliamo adottare un pappagallo, se è perché semplicemente vogliamo che “parli” o ci piacciono i colori non è sufficiente. Va valutato subito quanto tempo abbiamo da dedicargli: è un animale che non riesce a rielaborare la solitudine e se non si ha abbastanza tempo, il consiglio è quello di avere grandi spazi e adottarne almeno due. La presenza di un altro esemplare da la possibilità di esprimere una socialità  che è sicuramente molto più appagante ed equilibrata rispetto a quella che possiamo offrire noi umani (soprattutto se lavoriamo otto ore al giorno, come normalmente accade). 
Non sono una sostenitrice delle adozioni a tutti i costi, ma nel caso, consiglio animali che siano stati allevati dai propri genitori (almeno un periodo) piuttosto che allevati solo a mano, perché, tra le altre cose, sono più equilibrati dal punto di vista emotivo, cognitivo e “sanno” di essere dei pappagalli».
 
– Come rendere accogliente uno spazio per il pappagallo?
 
«È corretto organizzare una voliera anche all’esterno (potendolo fare) o concedere almeno una stanza in ambiente interno, perché hanno bisogno di vivere in maniera tridimensionale: mai pensare di farli vivere solo in una gabbia.
Gli spazi possono essere allestiti con molto materiale vegetale, proponendo attività di foraging (foraggiamento di alimenti naturali, ndr). 
Non servono tanti giochi artificiali ma il materiale vegetale è indispensabile: i pappagalli sono florivori, non si nutrono soltanto di frutta, verdura e semi, ma possono trovare nutrimenti in germogli, corteccia, bacche, fiori. Poter ricercare, raggiungere la bacca e staccarla, smuove delle componenti mentali che sono appaganti ed è questo che rende tranquillo un animale. I pappagalli sono animali sociali, ma il contatto ha comunque delle regole e il nostro manipolarli spesso non è piacevole come pensiamo, vanno rispettati anche sotto questo punto di vista». 
 
– Come capiamo se un pappagallo non sta bene?
 
«Dobbiamo preoccuparci quando sono apatici, dimostrano una respirazione affannosa, hanno delle penne arruffate, quando volano poco, quando hanno molto sonno. Il malessere del pappagallo è un po’ difficile da individuare, in quanto nasce preda e quindi dissimula, per cui è consigliabile siano controllati da veterinari aviari almeno una volta l’anno. Èsempre meglio lavorare in prevenzione». 
 
– Ha dei progetti in corso o futuri che riguardano la relazione con i pappagalli?
 
«Organizzo consulenze in provincia di Venezia e ho concluso un percorso online di nove settimane dal nome “Life With Parrots – Strumenti di conoscenza per umani” che proporrò nuovamente in autunno. Un percorso in cui fornisco informazioni sia teoriche che pratiche: dall’alimentazione, alle caratteristiche etologiche fino ad arrivare alla comunicazione e alle competenze cognitive.
Applicare l’etologia cognitiva alla relazione con i pappagalli può sembrare complicato, ma trovo importante far capire anche il loro mondo interiore e le possibilità cognitive che hanno. Sono animali molto affascinanti quanto incredibili, per questo consiglio ai partecipanti di continuare ad approfondire e ad essere stimolati a comprendere i loro pappagalli con le loro caratteristiche di specie e peculiarità individuali, ma anche loro stessi perché la via relazionale ha sempre almeno due protagonisti». 
 
Per seguire le iniziative di Sara Mainardi possiamo collegarci alla sua 
Pagina Facebook: saramainardinaturalista 
Account instagram: @mainardisara
 
Valentina Dell’Aura
347.0405003
www.animalistiverona.org
Facebook
 

Valentina Dell'Aura
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Valentina Dell'Aura, Educatrice Cinofila I livello e volontaria Animalisti Verona. valentinadellaura@gmail.com

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