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Nardo Trio
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Interviste

Nardo Trio e Claudio Moro: in Lessinia suoni e atmosfere di altre terre

Dario Righetti, Cristina Ribul Moro e Roberto “Baba” Alberti di nuovo a Malga Vazzo con le loro musiche dai Balcani e dal Medioriente.

Dividendo un piatto di pasta alla genovese (un classico napoletano al quale è del tutto estraneo il capoluogo ligure) il Nardo Trio si racconta in vista del prossimo concerto che vedrà la partecipazione straordinaria dell’eclettico chitarrista Claudio Moro.

– In tanti si chiedono l’origine del vostro nome
«Per noi ha un grande significato, anzi più di uno. Nasce inizialmente dalla collaborazione con una gruppo di narrazione animato da donne; da qui Nardo, ma è anche il nome di un fiore asiatico dal quale si ricava un’essenza profumatissima della quale parla già la Bibbia, da secoli utilizzata nei territori del Medioriente le cui musiche tradizionali fanno parte del nostro repertorio. Ci piace pensare che le nostre musiche aiutino chi ci ascolta a trasferirsi mentalmente nei luoghi che le hanno originate respirando attraverso i suoni atmosfere, storie, profumi, immagini».

– Cosa ha determinato la scelta dei brani da voi proposti e quindi la vostra cifra musicale?
«All’inizio grazie alle proposte di Dario ci hanno attratto le musiche popolari ebraiche, ma ampliando la ricerca secondo le nostre sensibilità non solo musicali abbiamo scoperto atmosfere e sonorità suggestive nell’area balcanica per poi allargare i nostri interessi al mondo mediorientale, in particolare quei Paesi connotati da situazioni di guerra, dittature, violenze, negazioni di diritti».

Claudio Moro (foto Federica Calò)

– Quindi ricerca e impegno, la musica popolare come messaggio?
«Sì, certamente. Nei nostri concerti facciamo solo musica; nessun proclama, al massimo la lettura di qualche poesia. Proponiamo brani di Paesi apparentemente lontani ma vicini in quanto iscritti nella cultura mediterranea contando di stimolare la curiosità di chi ci ascolta affinché poi possa approfondire informandosi su culture, tradizioni, situazioni».

– Come avviene la selezione dei brani?
«Spesso è casuale, capita di ascoltare un brano che piace e allora si approfondisce, si cercano versioni, si traducono i testi fino a trovare una nostra modalità di esecuzione. Altre volte la scelta nasce da esperienze personali, condivisione di storie delle quali siamo venuti a conoscenza, come nel caso delle vicende narrate da Benyamin Somay nel suo libro Il vento ha scritto la mia storia .
Benyamin nasce in un piccolo villaggio del Kurdistan iraniano, ai confini con la Turchia; poco più che adolescente si unisce a un gruppo di giovani che combattono per l’indipendenza del proprio popolo. Braccato dalla polizia iraniana fugge in Europa e dopo peripezie che lo portano fino in Danimarca giunge a Verona, dove ora lavora. Lo abbiamo spesso accompagnato nelle presentazioni del suo libro, i suoi racconti ci hanno indirizzato nelle ricerche, da lui abbiamo appreso una parola della sua lingua che ripete quasi ossessivamente: azadî, libertà. Sarà il titolo che daremo al nostro prossimo cd che uscirà a breve».

Avete un seguito numeroso e attento e vi esibite in ambiti vicini alle vostre sensibilità. Un aneddoto?
«Quando sei in giro a suonare capitano incontri particolari con persone, avvengono episodi che finiscono col far parte della nostra storia. Ne riportiamo uno che è legato al nostro esordio ufficiale avvenuto nel 2014 in occasione dell’evento “Arena di Pace e Disarmo”. Molta emozione e trepidazione nell’anfiteatro tutto esaurito in attesa del proprio turno quando Cristina si sente battere sulla spalla: “Mi puoi prestare la tua chitarra? Di solito me la porto sempre dietro, ma stavolta…” È Simone Cristicchi e viene accontentato in cambio di un selfie che poi viene preteso anche da Baba».

– Verona concorre al titolo di Capitale della cultura 2020. Voi senza ombra di dubbio fate cultura proponendo la musica popolare di terre apparentemente lontane ma con le quali condividiamo  non solo assonanze musicali ma anche radici e tradizioni. Pensate che ci siano le condizioni per raggiungere l’obiettivo?
«Sicuramente Verona ha tutti i numeri e il  successo sarebbe importante non solo sul piano turistico ed economico, sul quale in molti puntano, ma innanzitutto per un ripensamento delle presenze culturali sul territorio che appaiono ripiegate su se stesse e con modalità spesso superate. Vediamo che gli slogan ripetono il riferimento all’apertura a nuovi mondi, a culture diverse. Ci fa piacere, noi già lo facciamo, e sarebbe sicuramente un elemento di novità e inversione di rotta di atteggiamenti che finora non sempre sono andati in questa direzione».

Gianni Falcone

Il concerto si terrà domenica 6 settembre a Malga Vazzo (Velo Veronese) alle 15.30.
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Gianni Falcone
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Irpino di nascita, risiede a Verona. Ha lavorato sia nel settore pubblico che in quello privato; dal 1991 si è occupato di editoria elettronica. Attualmente collabora al giornale online Verona In curando la satira. Gestisce il blog giannifalcone.it di satira politica e sociale ma si occupa anche di disabilità alla quale sono dedicate alcune sezioni. In collaborazione con Verona In ha pubblicato Verona – (p)assaggi pedonali, una documentazione fotografica sugli attraversamenti pedonali incompleti o pericolosi, e Muffart Verona – in collaborazione con Giorgio Massignan – una raccolta di rielaborazioni grafiche dei danni subiti dai muri di alcuni edifici storici in conseguenza di incuria o mancata manutenzione. Con Smart Edizioni di Verona ha pubblicato il libro Stazionario sarà lei, una storia familiare di disabilità. Ha inoltre illustrato i libri Burnt by the Tuscan Sun di Francesca Maggi, 50 anos de Teatro di Ivo Domingues e Raízes & Reflexões di Fonseca Ribeiro. href="mailto:giannifalcone.vr@gmail.com">giannifalcone.vr@gmail.com

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