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Borgo degli Ulivi, Quinzano, Verona
Borgo degli Ulivi, Quinzano, Verona

Ambiente

L’eccessiva edificazione non è sviluppo ma danno alla collettività

Il Veneto è la regione che nel 2019 ha consumato più suolo (+ 785 ettari) e Verona è la seconda città italiana con un incremento di 33 ettari.

 

Lunedì 31 agosto in lungadige Rubele il livello registrato dall’acqua dell’Adige era di quasi un metro oltre lo zero idrometrico. Nel fiume galleggiavano alberi, tronchi, rami ed altro materiale proveniente dal Trentino. Le bombe d’acqua, gli smottamenti, le frane e le strade ridotte in canali per acqua e fango si ripetono con preoccupante frequenza e con intensità crescente.

I negazionisti, che hanno interesse a non modificare l’attuale tipo di economia e di consumo delle risorse naturali non riproducibili, insistono nel sostenere che i cambiamenti climatici nel nostro pianeta ci sono sempre stati e che non ci dobbiamo preoccupare. Ma non considerano i tempi intercorsi tra le varie mutazioni. I dati ci dicono che dalla fine del 1800 ad oggi, con la rivoluzione industriale ed una conseguente accentuazione dei consumi di materiali fossili, la curva del riscaldamento del nostro pianeta ha avuto un’innaturale impennata.

All’aumento della temperatura, che sta provocando lo scioglimento dei ghiacciai, l’aumento dei livelli dei fiumi e intense precipitazioni in periodi di tempo molto ristretti, si deve aggiungere la mancata, o meglio, la pessima pianificazione urbanistica e il conseguente cattivo uso del suolo. La frenesia edificatoria, viene giustificata con il bisogno di sviluppo. Personalmente faccio fatica a comprendere quale beneficio ci abbia portato questa eccessiva cementificazione del territorio. Per il momento, un maggior inquinamento ed una minore sicurezza ambientale.

Dal secondo dopoguerra ad oggi si è continuato a costruire, anche se non era necessario. Un esempio: ogni Comune della nostra Provincia ha realizzato la propria zona industriale, invece di coordinarsi tra vari Comuni per definire, nell’area più adatta ed a minor impatto ambientale, per costruirne una per tutti. Si sarebbero ridotti i costi per la depurazione ed evitato di asfaltare suolo, in ogni Comune, per le diverse infrastrutture viabilistiche. Gli interessi elettorali ed economici, hanno avuto la meglio sulla tutela del territorio.

Si è costruita una quantità enorme di appartamenti residenziali, trascurando il recupero degli esistenti e portando la sola città di Verona ad avere oltre 10 mila appartamenti non utilizzati. Così, anche zone fragili e paesaggisticamente delicate sono state violentate dal cemento. Un esempio su tutti: il Borgo degli Ulivi a Quinzano.

Le ultime vicende urbanistiche locali hanno e stanno congestionando la nostra città di centri commerciali che, una volta realizzati, sarebbero sufficienti a soddisfare un utenza di oltre 2 milioni di unità mentre a Verona e provincia non arrivano a 900 mila.

Località Nassar a Parona, Verona

Nonostante quello che stiamo vivendo in questo periodo, in zona Nassar, a Parona, è ancora prevista la lottizzazione su un’area di oltre 72.399 mq, proprio di fronte all’Adige. Ogni corso d’acqua, in vari periodi dell’anno, aumenta la sua portata in base alle piogge ed allo scioglimento dei ghiacciai. Per non allagare le zone urbane sono necessarie le aree di esondazione che, da noi, sono state e stanno per essere, ricoperte di cemento.

Ricordo che il Veneto è la regione italiana che, con +785 ettari, è quella che nel 2019 ha consumato più suolo, e Verona è la seconda città italiana, con un incremento di 33 ettari.

Per trovare le cause che hanno trasformato in paludi urbane alcuni quartieri della nostra città è necessario tornare al 1882 e poi al 1930, quando, in due fasi, l’Adige è stato canalizzato dentro argini artificiali e i suoi rami minori interrati. Le zone di Parona, Sant’Alessio, Interrato dell’Acqua morta, San Eufemia e dei Filippini facevano parte dell’alveo del fiume, alcune erano interessate dal passaggio di rami minori e sono più basse rispetto al livello della città. A queste condizioni morfologiche, va aggiunto l’intensa attività edilizia nelle nostre colline, che ha tolto capacità di assorbimento delle acque ed ha impermeabilizzato il suolo.

Concludo ricordando lo sconsiderato aumento dei vigneti che ha causato il terrazzamento artificiale delle colline, il taglio di alberi con un buon apparato radicale e la conseguente piantagione di viti, che non sono in grado di trattenere la terra ed evitare gli smottamenti.

Tutto questo per alcuni significa sviluppo e progresso, io invece lo definisco un lento suicidio.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

Giorgio Massignan
Written By

Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

3 Comments

3 Comments

  1. Avatar

    Filippo Cassetta

    01/09/2020 at 22:18

    Secondo il rapporto di sistema SNPA “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici edizione 2020” a pagina 58 Verona ha il RECORD ITALIANO di 252 ettari di nuovo suolo artificiale ed è terza in incremento percentuale rispetto alle altre città italiane:

    “Le province dove il consumo di suolo netto è cresciuto di più nel 2019, in percentuale rispetto al valore del 2018 (Tabella 20), sono quelle di Cagliari (+0,98%), Messina (+0,64%), Verona (+0,62%), Teramo (0,57%) e Foggia (+0,56%). Il record per l’ultimo anno è di Verona con 252 ettari di nuovo suolo artificiale, seguita da Brescia (+184),Roma (+183) e Treviso (+182)”

    Che tristezza.

  2. Avatar

    Filippo Cassetta

    01/09/2020 at 19:47

    Due osservazioni. Nei numeri citati nella frase seguente c’è qualcosa che non va: “Ricordo che il Veneto è la regione italiana che, con +785 ettari, è quella che nel 2019 ha consumato più suolo, e Verona è la seconda città italiana, con un incremento di 33 ettari.”
    Poi: “Per trovare le cause che hanno trasformato paludi urbane in alcuni quartieri della nostra città”, credo sia invece “Per trovare le cause che hanno trasformato alcuni quartieri della nostra città in paludi urbane”
    A parte questi dettagli condivido in toto la sostanza del contributo. Grazie.

    • Redazione2

      Redazione2

      01/09/2020 at 20:21

      Per la prima nota lascio all’autore la risposta. Per la seconda è stato un errore della redazione nell’editing del testo. Grazie Filippo per le segnalazioni.

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