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Vangelo

Dall’ economia del comperare all’economia del condividere

Quando il pane da mio diventa nostro l’eucarestia diventa segno di un mondo che cambia. Il condividere trasforma il mio pasto individuale in un banchetto, in una festa

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Matteo
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, senti compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse: «Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà; e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
Matteo 14,13-21

Il racconto della moltiplicazione dei pani è una piccola catechesi sulla eucarestia. Nel testo ritroviamo gli stessi gesti e le stesse parole dell’ultima Cena di Gesù: prese i pani, alzò gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò, li diede ai suoi discepoli. Qual è il “segno” distintivo che Gesù ha voluto lasciare per coloro che volevano seguirlo? Condividere il pane e il vino attorno ad una tavola. Forse anche noi qualche volta ci siamo chiesti che cosa voleva dire Gesù con quella frase: «fate questo in memoria di me». Voleva forse lasciare delle formule e dei riti da fare? Oppure il loro significato è molto più profondo?

Questo racconto ci offre parecchi spunti per capire che cosa vuol dire per noi oggi “fare eucarestia”. Il Vangelo ci parla di una grande folla (5 mila uomini più le donne e i bambini) stanca ed affamata. L’evangelista Matteo mette in risalto due modi di reagire molto diversi. Da una parte c’è l’atteggiamento dei discepoli. Sono molto concreti e pratici: «diciamo alla folla di andare a comprarsi da mangiare». Ognuno si arrangi. Dall’altra invece c’è un Gesù che si commuove, «sentì compassione per loro» e propone una nuova logica: «date loro voi stessi da mangiare». Per cambiare profondamente questo mondo ingiusto ed egoista, il Vangelo propone di passare dalla economia del “comperare” alla economia del “condividere”. Il vero miracolo dell’eucarestia è la condivisione. Ognuno deve sentirsi responsabile dell’altro. Non si può rimanere indifferenti.

La tentazione è quella di sentirsi impotenti di fronte a problemi enormi come quello della fame o della guerra, e di rassegnarsi. «Non abbiamo altro che cinque pani e due pesci». Per Gesù dividere vuol dire moltiplicare. Condividendo ce n’è per tutti. Infatti: «Tutti mangiarono a sazietà» E ne avanzarono: «12 ceste piene». Quando il pane da mio diventa nostro l’eucarestia diventa segno di un mondo che cambia. Il condividere trasforma il mio pasto individuale in un banchetto, in una festa.

Ma il racconto sottolinea anche un altro insegnamento molto importante. Il condividere quello che ho è soltanto un primo aspetto del miracolo dell’eucarestia. Il miracolo si completa quando condivido quello che sono. Infatti nell’ultima cena Gesù disse: «prendete e mangiate questo è il mio corpo, cioè questo sono io». Fate anche voi così. «Io mi sono fatto pane per voi. Anche voi fatevi pane per gli altri». Quindi l’eucarestia non è un rito da fare ogni domenica, ma un modo di vivere tutti i giorni.

Don Roberto Vinco
Domenica 2 agosto 2020

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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