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Requiem, il capolavoro di Mozart in ricordo delle vittime del Covid

ARENA. Festival d’Estate 2020: dirige l’orchestra Marco Armiliato, maestro del coro Vito Lombardi con le voci di Vittoria Yeo, Sonia Ganassi, Saimir Pirgu e Alex Esposito.

ARENA. Festival d’Estate 2020, dirige l’orchestra Marco Armiliato, maestro del coro Vito Lombardi con le voci di Vittoria Yeo, Sonia Ganassi, Saimir Pirgu e Alex Esposito.

Il 31 luglio 2020 all’Arena di Verona Messa di Requiem in re minore K 626 di W. A. Mozart per la prima volta all’Arena di Verona in ricordo delle vittime del Covid. A dirigere Orchestra e Coro dell’Arena  il maestro Marco Armiliato.  Per l’occasione, all’orchestra e al coro diretto da Vito Lombardi, si unirà il quartetto vocale di eccezionale livello composto dal soprano Vittoria Yeo, il mezzosoprano Sonia Ganassi, il tenore Saimir Pirgu e il basso Alex Esposito. Saranno inoltre presenti numerosi sindaci provenienti dalla Provincia di Verona ma anche da tutta Italia, che hanno accettato l’invito del primo cittadino di Verona, Federico Sboarina. Per permettere alle famiglie colpite dal lutto della pandemia di presenziare alla serata, è stato creato l’indirizzo email mozartrequiem@arenadiverona.it dove hanno potuto farne richiesta.

La serata di venerdì 31 luglio 2020 è stata presentata, mercoledì 29 luglio 2020 all’Arena e la sovrintendente e direttrice artistica di Fondazione Arena, Cecilia Gasdia ha affermato: «Non è mai stato dato all’Arena il Requiem di Mozart, abbiamo già superato gli sbarramenti della vendita e di questo sono molto felice, se avessimo avuto i 10mila posti li avremmo riempiti tutti. In questa serata vogliamo rendere onore al piccolo bambino che passò qui 250 anni fa. È un brano corto e per vari motivi non è mai stato proposto nella storia dell’Arena. Questa sarà forse un’occasione irripetibile, sarà l’occasione per ricordare le vittime della pandemia. Devo ringraziare il coro che, nonostante le nuove distanze imposte, è riuscito a trovare la giusta dimensione per proporre una serata unica».

Il maestro del coro,Vito Lombardi ha affermato: «Quello che abbiamo sperimentato nelle prove è che la coralità è l’emblema della vicinanza, essere coro vuol dire cantare vicini, con le stesse emozioni, pensate cosa significa per un coro cantare a distanza, è quasi l’opposizione della sua natura. Ogni artista si è trovato in una dimensione nuova, da sempre suo collega era vicino mentre ora ce l’ha distante, si sente solo. È una situazione anomala, il coro si è trovato a dover cercare il medesimo obiettivo ma con una posizione di partenza non ideale, immaginate l’impegno richiesto. Ho chiesto che questo Requiem venga cantato non pensando a un suono mortale ma a uno di speranza in segno del riposo e della pace che auguriamo ai defunti».

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