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I quartieri di Verona e il degrado che non si vuole vedere

Il compito degli amministratori, prima di pensare a chissà quali grandi opere, dovrebbe essere la manutenzione di ciò che esiste e curare e far funzionare tutti i servizi necessari.

Il compito degli amministratori, prima di pensare a chissà quali grandi opere, dovrebbe essere la manutenzione di ciò che esiste: curare e far funzionare tutti quei servizi che aiutano i loro cittadini a vivere in modo decente e decoroso.

Da quando è finito l’isolamento dovuto al Covid e si può uscire liberamente, ho preso l’abitudine di alzarmi presto ed andare a fare lunghe passeggiate per le vie del mio quartiere e di quelli vicini. Per le strade non c’è quasi nessuno; l’aria è più leggera perché il traffico non è ancora iniziato. Mi regalo un momento di tranquillità tutto per me e intanto mi guardo un po’ intorno. Quando con la mia famiglia siamo venuti ad abitare a San Massimo, lo avevamo scelto perché era vicino alla città ma nello stesso tempo conservava un po’  le caratteristiche familiari del paese, servito bene dai mezzi pubblici anche di sera. C’era una sezione dell’anagrafe, l’ufficio delle Poste, le scuole comode ma soprattutto era un quartiere gradevole e ben tenuto.

Ora purtroppo non lo è più: più giro per le strade più mi convinco che molti quartieri oltre al mio sono abbandonati a se stessi e sempre più degradati. Anche la lettura quotidiana delle varie pagine Facebook di quartiere, conferma che questa incuria è sempre più avvertita ovunque. I problemi sono veramente tanti: il manto stradale ed i marciapiedi sono pieni di buche, crepi e rammendi grossolani che rendono molto problematica e a volte pericolosa non solo la circolazione di biciclette, auto e motorini ma anche semplicemente il camminare sui marciapiedi per chi è anziano, o deve utilizzare deambulatori e carrozzine, o per le mamme che spingono i propri figli sul passeggino.

Ovunque, lungo muri e marciapiedi, crescono e prosperano erbacce ispide e incolte, che danno al paesaggio un’aria estremamente trasandata; forse l’idea è quella di farle crescere il più possibile per sostituire nell’immaginario collettivo tutti gli alberi tagliati in questi anni ma, soprattutto per quanto riguarda l’ombra della quale sentiamo la necessità in queste calde estati, non è certo la stessa cosa.

Le piccole aiuole che si trovano a volte lungo le strade sono lasciate a se stesse; alcuni fiori spontanei sbocciano a stento, subito soffocati da sterpi polverosi. Guardarli, invece di risollevare l’animo, fa quasi venire un po’ di depressione. Fra le erbacce si annidano numerose zanzare che provocano un insistente disagio e tutti si chiedono quando si farà una disinfestazione efficace.

Di frequente lungo il bordo delle strade giacciono rifiuti di varia natura lasciati lì ad imperitura memoria, non so di cosa. In fondo alla mia via molti mesi fa è stato investito un riccio: una mano pietosa lo ha spostato su un muretto e poi lì è rimasto, fino a che non si è polverizzato. Anche i servizi sono molto peggiorati con gli anni; non c’è più il piccolo ufficio distaccato dell’Anagrafe che ci risparmiava i viaggi in città; il distretto sanitario offre sempre meno prestazioni e in orario serale non c’è un collegamento di autobus col centro che permetta a chi vuole di fare quattro passi in via Mazzini e bersi una birra in compagnia, o di farlo se non ha mezzi propri.

Un’altra piaga di molti quartieri è il traffico incessante delle nostre strade, il rumore costante dei motori, l’aria inquinata che ne deriva e la poca sicurezza dovuta al fatto che spesso le strade sono scambiate per piste e gli incidenti sono all’ordine del giorno. Questa è la nostra splendida Verona, città cantata dai poeti, che si mostra pulita e ordinata nelle vie più frequentate ma viene lasciata sporca e trasandata appena ci si allontana un po’ dal centro.

E questi sono soltanto alcuni dei problemi cittadini; ci sono molti quartieri che durante i violenti temporali a cui dovremmo abituarci visti i cambiamenti climatici, finiscono sotto acqua perché il  sistema di raccolta delle acque piovane non è adeguato al volume di pioggia che cade dal cielo, o perché semplicemente i tombini non sono puliti e non accolgono il flusso d’acqua. Altrove abbiamo già accennato al degrado in cui si trovano le piscine del Lido.

I cittadini spesso si sfogano su internet lamentando i vari disservizi; protestano perché giustamente vogliono vivere in quartieri puliti e non degradati, a maggior ragione in una città che si fregia del titolo di Patrimonio Mondiale Unesco. Il compito degli amministratori, prima di pensare a chissà quali grandi opere, dovrebbe essere la manutenzione di ciò che esiste: curare e far funzionare tutti quei servizi che aiutano i loro cittadini a vivere in modo decente e decoroso. Del resto, perché altrimenti paghiamo le tasse?

Paola Lorenzetti

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