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Capitale della cultura purché si ammaini il vessillo di Salò

Ci sono voluti ben tre anni per ufficializzare la candidatura di Verona, che ha tutte le carte in regola per trionfare a mani basse su eventuali concorrenti. A patto che…

Piazza dei Signori, Verona
La statua di Dante in Piazza dei Signori, Verona

Ci sono voluti ben tre anni per ufficializzare la candidatura di Verona, che ha tutte le carte in regola per trionfare a mani basse su eventuali concorrenti. A patto che…

La notizia della candidatura di Verona a Capitale della cultura 2022 non può che allietarci. L’avevamo proposta su questa pagine alla gentile dottoressa Briani subito dopo l’elezione della nuova giunta comunale, sperando in una svolta dopo il decennio di depressione culturale dell’era Tosi: con il patrimonio storico, artistico, culturale, economico ultramillenario della città e della sua provincia sarebbe bastata un richiesta sintatticamente e ortograficamente stesa con correttezza (in precedenza, impresa più ardua) per trionfare a mani basse su eventuali concorrenti.

Ci sono voluti ben tre anni (tanto difficile adunare competenze al di fuori dei partiti?) per ufficializzare la candidatura, che ci auguriamo possa trionfare senza troppe difficoltà. Purché, per almeno un paio d’anni, i vari Andrea Bacciga (saluto romano in consiglio comunale), Massimo Mariotti (“l’unica repubblica italiana è quella sociale”) e omofobi/razzisti vari cristianamente osservanti, a Verona in quantità industriale, se ne stiano calmi, rinuncino ad intitolare strade a Giorgio Almirante, ammaino i vessilli di Salò dai pennoni dello stadio e, se proprio alle croci non sanno rinunciare, che almeno non siano quelle uncinate con cui sono usi imbrattare monumenti e targhe ricordo.

Mario Allegri

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Mario Allegri ha insegnato letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di Lettere di Verona. Ha pubblicato vari saggi letterari in riviste, giornali e presso editori nazionali (Utet, Einaudi, La nuova Italia, Il Mulino). Ha partecipato come indipendente alle primarie 2011 per l'elezione del sindaco a Verona. marioallegri9@gmail.com

2 Comments

2 Comments

  1. Marcello

    30/07/2020 at 09:58

    Nonostante la giusta osservazione dell’autore e la delusione di Braga, ben fondata, anch’io mi auguro che Verona diventi capitale della Cultura: un’occasione unica per poter mostrare, al di là dei suoi evidenti meriti storico-culturali, la parzialità della rappresentanza dell’attuale Giunta e poter nutrire qualche speranza di far uscire dalla superficialità culturale la massa votante dei miei concittadini, che ancora non hanno fatto i conti, o non vogliono farli, con il nostro passato fascista. Ammainare quel vessillo, insomma, non sarà facile, se non a parole o per spinte politiche esterne. Anche per questi limiti sarà difficile ottenere quella nomina.

  2. Giuseppe Braga

    29/07/2020 at 18:58

    Dal 25 aprile 1945 al 1979, Verona ha saputo rinascere dalle tragedie della guerra, e realizzare programmi rivolti al suo sviluppo: economico, commerciale, turistico e culturale, con Fedeli, Uberti, Zanotto e Gozzi. Dal 1980 al 2020 Verona avrebbe potuto vivere di rendita. Invece no! Da Gabriele Sboarina, Sala, Erminero, De Muro (commissario), Sironi, Zanotto P., Tosi e Federico Sboarina, sino ai giorni nostri (Covid-19 a parte), Verona e stata ostaggio di amministrazioni che l’hanno costretta ai margini. Qualche esempio? Nel tempo: Centrale del latte, IACP, AGSM-Ca del Bue, APT, AGEC, AMIA, ecc. sono state amministrate da personaggi non sempre all’altezza, e alcuni hanno anche frequentato il carcere di via del Fante e poi quello di Montorio. Per non parlare dei passivi milionari prodotti da società pubbliche locali, fra le quali l’Aeroporto e la Fondazione Arena. Verona capitale della cultura? Magari. Quale?

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