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Cultura

Bosco Chiesanuova in un cammino raccontato nella natura

ASSOGUIDE – Un percorso a passo lento tra alberi magici, piante officinali e inquietanti presenze fumose che salgono dal fondovalle del vajo dell’Anguilla

«Voglio invogliarti a fare una gita fino a Bosco Chiesanuova, paese delizioso per chi l’avesse ad abitare nei mesi di luglio ed agosto, mesi opportunissimi per la montagna» e poi ancora «la posizione di Chiesanuova è incomparabilmente la più dilettevole delle montagne veronesi». Chi scrive è il dottor Giovanni Barbarani, zio del celebre poeta vernacolare nato in riva all’Adige (la sua casa si affacciava su Ponte Nuovo). Il medico decide di mettere per iscritto il resoconto di una gita a Boschochiesanuova, fatta, nell’estate del 1876, con l’unico mezzo di trasporto disponibile in quella seconda metà di secolo. La carrozza a cavallo.

In effetti in quegli anni, un’escursione al paesello lessinico aveva il carattere di un vero e proprio viaggio. La carrozza, partiva di buon’ora dalla zona di Porta Vescovo e si arrampicava, sulla strada a serpentina del vajo dell’Anguilla, per arrivare a destinazione, dopo ben sei ore di tribolazione («Inizia la salita pesante per le povere bestie», si preoccupa di segnalare Barbarani). Le soste, lungo il percorso, erano obbligate. E quale miglior stazione di ristoro, se non l’antica osteria dei Bellori? Si apriva, non senza malizia, a bordo della vecchia strada per Bosco Chiesanuova, per rifocillare, con tempismo perfetto, viaggiatori in transito e cavalli.

Quelle sei ore di viaggio, di certo, non facilitarono l‘affermazione di Bosco Chiesanuova come meta di vacanza per i villeggianti cittadini di fine ‘800. E, ciononostante, fu proprio quello il periodo in cui il paese si preparava a diventare la “perla della montagna veronese”. In quegli anni infatti, così come nei primi decenni del secolo successivo, il paese divenne luogo di soggiorno estivo per tutta una serie di esponenti di spicco della cultura e della società veronese. Nomi come il generale Pianell, di stanza a Bosco a presidio dei campi militari allestiti in prossimità del paese, Antonio Fogazzaro, in cerca di refrigerio e di ispirazione poetica, l’ingegner Camuzzoni, che la scelse addirittura come sede della sua residenza estiva. E poi famiglie come i Miniscalchi, i Malaspina ed altri nobili casati veronesi.

Foto di Pierpaolo Benedetti.

Ma l’evento che rese possibile la trasformazione di Bosco Chiesanuova e la sua consacrazione a meta di villeggiatura ‘di massa’, fu quello che potremmo definire come il frutto di un’importante innovazione tecnologica: l’istituzione di un collegamento veloce e funzionale che avrebbe accorciato i tempi di percorrenza e consentito di ottimizzare gli spazi, con la possibilità di trasportare ben 23 passeggeri. Nel 1913, infatti, partì da Verona, il primo autobus della nuova linea che collegava la città a Bosco. Alla vettura venne dato il nome di Orion.

Da quegli anni di primo ‘900, Bosco Chiesanuova è cambiata. Ha perso la lucentezza di quel vecchio smalto, ha visto molti dei suoi cittadini partire, ha assistito alla chiusura di alberghi e alla diserzione delle storiche famiglie di villeggianti blasonati. Eppure, il paese e il suo territorio hanno custodito le tracce di quel passato. Tracce che diventano, per noi, materia di osservazione, di studio e oggetto di un racconto ricco e curioso.

Approfitteremo dell’aria salubre di montagna, lodata dallo stesso Barbarani, e della frescura che l’antica selva Frizzolana regala nei giorni di feroce calura cittadina ed esploreremo, a passo lento e con gli occhi alzati, il paese e le sue contrade, i suoi edifici e i segni della devozione popolare, il territorio con i suoi alberi e prati fioriti.

Il primo dei due percorsi programmati per il mese di agosto, ci porterà a conoscere un periodo della storia di Bosco, quello a cavallo tra metà 800 e i primi del ‘900, in cui tra gli echi delle guerre risorgimentali e i venti rivoluzionari che soffiavano dalla città, il paese, da una parte, si preparava ad affrontare una delle più pericolose epidemie di colera della storia e dall’altra, si trovava a gestire il rischio di un imbarazzante incidente diplomatico che coinvolgeva nientemeno che il papa Pio IX.

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Dopo aver lasciato il centro urbano ci incammineremo lungo un sentiero di facilissima percorrenza per raggiungere la contrada cimbra ‘degli abeti rossi’. Seguiremo un tracciato che, pur essendo un classico delle passeggiate chiesanuovesi, è capace di svelare, ad un occhio attento, dettagli e segni che ci aiuteranno a definire il carattere e la vita dei bavaro tirolesi. I coloni di lingua tedesca, che di quelle zone e di quelle contrade furono i primi abitanti.

Il nostro cammino ‘raccontato’, sarà accompagnato dalla presenza degli alberi che furono sacri ai montanari, dei fiori e delle piante officinali che furono la loro farmacia, e, se avremo fortuna, da inquietanti apparizioni fumose che, in certe particolari occasioni, salgono dal fondovalle del vajo dell’Anguilla.

Francesca Capobianco

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