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Ambiente

Fondo Alto Borago, un comitato contro il business del vino

Un’area pignorata di circa 38 ettari, al confine tra il comune di Negrar e quello di Verona, è nelle mire dei produttori vinicoli. Domenica 19 luglio due escursioni per conoscere l’ambiente.

Un’area pignorata di circa 38 ettari, al confine tra il comune di Negrar e quello di Verona, è nelle mire dei produttori vinicoli. Domenica 19 luglio due escursioni per conoscere l’ambiente.

Un Fondo per preservare una Zona Speciale di Conservazione (ZSC), già protetta dalla Legislazione dell’Unione Europea «ma di fatto sotto attacco del business del vino, che in passato ha già tentato il colpo della trasformazione fondiaria e ora punta all’acquisto, tramite asta giudiziaria, di un’area pignorata di circa 38 ettari al confine tra il comune di Negrar e quello di Verona».

L’iniziativa è del Fondo Alto Borago, il cui obiettivo è quello di far conoscere la ricchezza in biodiversità di luoghi a due passi dalla città, fra le proprietà Masetto Basso, Romitorio, Masetto Alto, fondo del vajo Borago e abitato di Montecchio, compresa l’arena naturale raggiungibile sia partendo dal basso, risalendo da Avesa, che da Montecchio.

Con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica, domenica 19 luglio dalle 9,30 alle 12,30 il Fondo organizza un’escursione  con partenza da Montecchio, nel piazzale davanti alla Chiesa, con direzione Maso. Un’escursione più impegnativa, e non adatta a tutti, si terrà invece dalle 16.30 e percorrerà il sentiero del vajo Borago (è possibile prenotare il pranzo telefonando ai numeri 477901191 – 0458300464).

Per far sì che resti un bene comune a servizio della collettività, proteggendo habitat e specie a rischio di estinzione, è stata immaginata per l’area collinare situata a nord ovest del SIC Borago-Galina una gestione sotto la guida di esperti per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari, come prevede la Direttiva 92/43/CEE.

A un comitato scientifico verrà affidato il compito di indicare ai volontari del Fondo gli interventi necessari per una buona conservazione degli habitat e delle specie presenti e di stabilire le possibili attività praticabili, nel rispetto della natura, tra boschi, percorsi naturalistici aperti a tutti, tra cui il famoso sentiero europeo E5 che arriva fino in Germania. Le aree prative saranno gestite con una rotazione del pascolo e verrà ricreata un’area seminativa abbandonata da molti decenni.

«La “proprietà collettiva” ripropone antiche usanze in vigore nei nostri territori fin dal primo millennio d.C. – sottolinea Fondo Alto Borago –, e guarda al presente con l’esigenza di riappropriarsi di un rapporto più sano e profondo con la natura, in modo da incrementare la presenza delle già numerose specie, anche rare e rarissime, di fiori, arbusti, alberi, uccelli, mammiferi, rettili, insetti, farfalle presenti nei diversi habitat del Fondo».

«Fare agricoltura deve significare rispettare il territorio per le sue caratteristiche e vocazioni – commenta il consigliere regionale M5S Manuel Brusco –, non piegarlo a tutti i costi al profitto: trasformare decine di ettari di bosco dell’alta Val Borago in vigneti sarebbe uno sfregio a questo principio, nel nome di una speculazione di cui l’economia vitivinicola del Veronese può tranquillamente fare a meno. Il comitato che si propone di sottrarre i terreni alla vendita all’astata e la loro conversione in distese di vitigni, ha imboccato una strada  coraggiosa, a tutela dell’ambiente, che condivido e appoggio. Bene  l’escursione organizzata per domenica prossima: come è stato per il Parco della Lessinia, la popolazione potrà capire davvero il valore del patrimonio naturale al quale  rischia di dover rinunciare».

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