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Terraviva

La cerealicoltura è il principale indirizzo agronomico in Veneto

Il Consorzio Agrario Nord Est parla di una realtà economica con un fatturato di 437 milioni di euro, 50.000 soci e una fitta rete di strutture commerciali, logistiche e produttive.

Il Consorzio Agrario Nord Est parla di una realtà economica in salute con un fatturato nel 2019 di 437 milioni di euro, 50.000 soci e una fitta rete di strutture commerciali, logistiche e produttive dislocate sul territorio di riferimento.

«Con 16.000 ettari a grano duro e 28 milioni di valore produzione, la pianura padana si candida a nuovo tavoliere d’Italia». A dichiararlo è Coldiretti analizzando la produzione di quest’anno che, dopo i timori per la siccità ad aprile, si presenta con la media delle stagioni passate. Tuttavia, il clima altalenante ha influenzato le superfici a mais che, secondo i dati forniti dall’associazione, è significativamente calato.

Tra le colture industriali, cresce in modo importante la soia (il Veneto rappresenta il 45% della produzione nazionale), sia per l’effetto di sostituzione con il granoturco che per la buona adattabilità all’area veneta. Da tenere presente che la soia, in quanto coltura azotofissatrice, migliora la fertilità dei terreni, necessitando di minori input chimici, tant’è che è considerata coltura green dall’UE. Nella provincia veronese sono 3400 gli ettari coltivati a grano duro e 15.540 a soia.

Il Consorzio Agrario del Nord Est, che ha riunito lunedì 29 giugno in assemblea i delegati per l’approvazione del bilancio, parla di una realtà economica in salute con un fatturato nel 2019 di 437 milioni di euro, 50.000 soci e una fitta rete di strutture commerciali, logistiche e produttive dislocate sul territorio di riferimento, grazie anche allo stoccaggio dei cereali dove 33 magazzini totali, 128 silos  e 22 colonne di essiccazione possono contenere oltre 8 milioni di quintali di grano tenero e duro, mais, soia, girasole, colza. Vanto per la cerealicoltura e l’indotto, una serie di certificazioni che coinvolgono modelli ecosostenibili dall’ogm free al bio fino alla garanzia della filiera Made in Italy.

Una presenza strategica sul territorio che interessa proprio la vocazione ai seminativi e grandi colture tuttora principale indirizzo agronomico degli imprenditori agricoli regionali.

«Il rilancio del ruolo dei Consorzi Agrari è oggi legato ad una strategia che richiede una pianificazione nel medio lungo periodo – dice il presidente del Consorzio Agrario del nordest Ettore Prandini –,  proponendo di realizzare alcuni obiettivi fondamentali: formazione, ricerca, offerta dei servizi e attenzione alle filiere e ai territori. La delibera del Cda va in questa direzione. L’impegno deciso da tutti i soci è quello di promuovere non solo i volumi del fatturato nell’ambito di una strategia di crescita imprenditoriale quanto di sostenere le tecnologie applicate a processi di produzione efficienti e competitivi. L’agricoltura di precisione da sviluppare in collaborazione con SIS (società sementi italiana) e la ricerca assistita in materia di genetica ecologica  possono acquisire i consorzi agrari tra i protagonisti alla guida delle imprese verso le sfide aperte nell’Unione europea in coerenza con la riforma della politica comune che richiede sostenibilità anche in risposta alla crisi climatica».

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