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AGSM, AIM, A2A e l’ennesimo pasticcio in salsa veronese

Il vicepresidente Caliari (Verona Domani), Vanzo (Lega) e Sartori (Pd) fanno saltare il CDA della multiutility veronese. La maggioranza a Palazzo Barbieri appesa a un filo.

Il vicepresidente Caliari (Verona Domani), Vanzo (Lega) e Sartori (Pd) fanno saltare il CDA della multiutility veronese. Sboarina in difficoltà nel difendere l’accordo con il colosso milanese e la maggioranza a Palazzo Barbieri.

Il futuro di Agsm, che vedeva all’orizzonte l’aggregazione con la vicentina Aim e sullo sfondo l’ingombrante presenza del colosso lombardo A2A, nelle ultime settimane ha letteralmente spaccato la città, lasciando poco più che macerie nella maggioranza di palazzo Barbieri.

Perché alla fine, dopo settimane di scontri durissimi, il cda della multiutility veronese del 26 giugno, quello che avrebbe dovuto rimettere le cose a posto, è invece saltato per mancanza del numero legale. Eppure il presidente di Agsm Daniele Finocchiaro ci aveva provato (per la seconda volta in una settimana) a mettere ai voti la delibera che gli avrebbe permesso di chiudere con Aim e di portare avanti la trattativa per la partnership industriale. Ma l’assenza del vicepresidente Mirco Caliari di Verona Domani e l’uscita dall’aula al momento del voto della leghista Francesca Vanzo e di Stefania Sartori del Pd hanno fatto saltare il banco.

A2A Milano

A2A Milano

Sono così andati in frantumi i piani del sindaco Sboarina, che nel frattempo si erano già complicati a causa del Tar della Lombardia, che sospendendo la fusione tra la multiutility brianzola Aeb e A2A, sottolineava come una “procedura ad evidenza pubblica costituisca un prerequisito necessario ed essenziale per la selezione di un partner industriale da parte di un gestore di servizi pubblici locali che apra il proprio capitale ad altri soggetti”. E di fatto negando la possibilità di corsie preferenziali, come quella prevista da palazzo Barbieri per A2A.

L’intricata vicenda relativa alla principale azienda partecipata del Comune di Verona, che ha messo uno contro l’altro i centri nevralgici del potere scaligero, rischia così di far deflagrare anche la già traballante maggioranza a palazzo Barbieri. In attesa della decisione definitiva sull’aggregazione della multiutility veronese con la vicentina Aim, e ancor prima di sapere se ci sarebbe stato un terzo partner industriale, A2A o qualcun altro (sono arrivate proposte anche da Hera, Iren e Alperia-Dolomiti), nei palazzi cittadini che contano è stato un tutti contro tutti senza esclusione di colpi.

Daniele Finocchiaro

Daniele Finocchiaro

La tormentata strada che ha portato al cda del 26 giugno
Agsm Verona e Aim Vicenza mettono a punto un progetto industriale preliminare, frutto di un lavoro di analisi svolto con advisor strategici, finanziari e legali, per la nascita di una multiutilty nel Triveneto, da denominare Muven, in grado di essere leader nei servizi pubblici essenziali. Punti chiave del piano sono il mantenimento della maggioranza del capitale in mano pubblica, ovvero in capo ai Comuni di Verona e Vicenza, e un piano di investimenti superiore a 900 milioni di euro, da erogare nei prossimi 5 anni. Il piano di Agsm e Aim prevede però anche la presenza di un terzo partner industriale, individuato nel colosso lombardo dell’energia A2A.

Ed è proprio la presenza del partner industriale A2A, che il sindaco Federico Sboarina e il presidente di Agsm Daniele Finocchiaro vorrebbero imprescindibile, a tal punto da non volerne nemmeno confrontare l’offerta con le altre pervenute, a creare spaccature difficilmente sanabili in mezza città, tra chi segue la linea del primo cittadino e chi grida alla “svendita” a Milano di un asset strategico per Verona.

AIM Vicenza

AIM Vicenza

Da una parte c’è chi chiede di cancellare la cosiddetta “infungibilità“, cioè la “non sostituibilità”, della proposta di A2A e dall’altra chi invece, sindaco in testa, continua a sostenere il termsheet votato a maggioranza da Agsm e Aim lo scorso 20 dicembre che prevede l’infungibilità della proposta di A2A e la chiusura dell’iter di fusione entro il 30 giugno. In altre parole, Sboarina e Finocchiaro vogliono la cosiddetta “terza gamba” industriale, e provano a creare un canale privilegiato con A2A. E qui cominciano i guai.

La Lega dice di no: la sua posizione ufficiale, espressa anche dal commissario provinciale e assessore della giunta Sboarina Nicolò Zavarise prevede prima l’aggregazione con la vicentina Aim e solo in seguito la ricerca di un eventuale partner industriale. Una posizione concretizzata nel corso del cda di Agsm del 23 giugno, quando proprio la Lega fa saltare il via libera al presidente Finocchiaro per proseguire con la trattativa sulla scelta del partner industriale: Francesca Vanzo, rappresentante nel cda del partito di Salvini, vota contro il presidente, così come Mirco Caliari di Verona Domani, oltre naturalmente a Stefania Sartori del Pd.

Paolo Paternoster, deputato della Lega, dai canali delle tv locali non le manda a dire: “Quello che sta accadendo nelle ultime settimane è davvero surreale, con una quantomeno strana accelerazione su una ipotesi di fusione di cui non si conoscono i contenuti. Nessuno conosce il progetto del presidente di Agsm in quanto, fino a qualche settimana fa, è stato segretamente celato nei suoi cassetti. Tutti sono stati tenuti all’oscuro di questo progetto. Nemmeno il consiglio di amministrazione di Agsm e i consiglieri comunali sono mai stati informati di questa operazione. Perché?”.

Federico Sboarina, Michele Croce

Federico Sboarina, Michele Croce

Lorenzo Fontana, deputato veronese fedelissimo di Salvini, cerca di mediare: “La questione è stata affrontata in maniera diversa nelle due città – dice –: a Vicenza c’è stato un reale coinvolgimento di tutta la maggioranza, a Verona meno, e questo ha creato qualche disguido, pur tenendo conto che Aim e Agsm sono aziende diverse. La strada giusta, per la Lega, sarebbe quella di unire Verona e Vicenza e solo dopo parlare con A2A o comunque con un partner industriale”.

A questo punto il sindaco Sboarina, colpito dal fuoco amico, sbotta, e rilascia alla stampa dichiarazioni infuocate: “Chi voterà contro l’aggregazione di Agsm e Aim con un altro partner industriale se ne assumerà la responsabilità, e sappia che provocherà un grave danno ai cittadini veronesi. Perché l’operazione consentirebbe tariffe meno care, aumento di posti di lavoro, servizio migliore e più soldi al Comune per opere pubbliche”.

Entrano in scena anche le categorie economiche. Michele Bauli, presidente di Confindustria Verona, getta un’ancora di salvataggio a Sboarina e Finocchiaro, dopo un incontro con lo stesso presidente di Agsm: «In questo momento di crisi, in cui sono necessari progetti di sviluppo e rafforzamento per il nostro territorio, è necessario che la politica faccia sistema e superi ogni divisione – ha commentato Bauli –. Abbiamo tutti la responsabilità di far fare un salto alla nostra città in un mercato in forte evoluzione». Una linea, quella di Bauli, che sembra condividere anche il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Riello.

Michele Bauli

Michele Bauli

Un florilegio di dichiarazioni e di prese di posizione.
L’ex presidente di Agsm Michele Croce chiede le dimissioni dell’attuale cda: «Appare chiaro che non c’è più una maggioranza nel cda di Agsm e non c’è più una maggioranza che sostiene Sboarina su una delle partite più importanti del suo mandato: la fusione con A2A. Proprio quella svendita ai milanesi che è stata causa del mio allontanamento, ma questa è oramai storia. Rimane una sola cosa da fare in Agsm: le dimissioni dell’intero cda. Finocchiaro ha fallito nel mandato ricevuto dal sindaco di annettere Agsm a Milano e quindi, per coerenza dovrebbe dimettersi». E alla luce della sentenza del Tar della Lombardia, lo stesso Croce canta vittoria: «Siamo soddisfatti di questa pronuncia. E non solo perché nel procedimento lombardo siamo intervenuti ad adiuvandum proprio per illustrare ai giudici le tante analogie con quanto sta accadendo tra Agsm VeronaAim Vicenza e la stessa A2A, ma soprattutto perché ora è davvero imprescindibile, da parte dei vertici di Agsm, l’abbandono di ogni via che non sia quella della gara a evidenza pubblica».

L’opposizione a palazzo Barbieri punta dritta al cuore della maggioranza.
«Le beghe politiche sulla partnership di Agsm nell’ormai ex maggioranza stanno finendo a carte bollate – sostiene il gruppo consiliare Pd, Federico Benini, Elisa La Paglia, Stefano Vallani – con reciproche minacce di diffida e richieste di risarcimento danni. Una degenerazione che rappresenta un chiaro indicatore dello stato di decomposizione politica dell’amministrazione Sboarina, di fatto priva di una maggioranza». Sì al partner industriale, ma attenzione al modo attraverso il quale lo si trova, dice il Pd: «Per Agsm è di vitale importanza avere un partner industriale forte, al di là della necessaria ma non sufficiente fusione con Aim. La scelta del partner industriale non può avvenire a dispetto delle regole della concorrenza e contro l’interesse di Agsm di ricevere la migliore offerta possibile».

Marta Vanzetto

Marta Vanzetto

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il gruppo 5 Stelle in consiglio comunale: «Non c’è intesa sul futuro della multiutility nemmeno tra il sindaco di Verona e la maggioranza che lo sostiene in Comune, in particolare la Lega – dicono Manuel Brusco, Marta Vanzetto e Alessandro Gennari –. Eppure l’apertura a soluzioni alternative alla svendita alla lombarda A2A aveva immediatamente portato a nuove offerte, che coinvolgerebbero anche altre aziende energetiche del nord est, facendo tornare in auge la prospettiva di un sistema regionale».

Per il consigliere di Sinistra in Comune Michele Bertucco «Sboarina e Finocchiaro non sono in grado di uscire dal vicolo cieco in cui si sono cacciati con la volontà di non coinvolgere nessuno e di non fare trasparenza sulle scelte e sui criteri adottati per la scelta del partner industriale. La linea che Sboarina e Finocchiario hanno voluto imporre, contro quella della trasparenza della gara pubblica da noi sostenuta, ora vede contrari gli stessi alleati di governo. Cosa intende fare in una situazione del genere Sboarina? La sentenza del Tar non fa che confermare che la strada intrapresa da Sboarina e Finocchiaro era sbagliata. Ora la politica che ha fallito così miseramente nel compito di dare un partner industriale ad Agsm si faccia da parte e si riparta con obiettivi chiari».

Gianni Dal Moro

Gianni Dal Moro

Nel Pd si fa sentire anche il deputato Gianni Dal Moro: «L’atteggiamento delle categorie economiche a Verona rispetto alla scelta del partner industriale per Agsm è inaccettabile. Sono le stesse categorie che hanno svenduto l’aeroporto di Verona a Save senza una gara pubblica e oggi vorrebbero ripetere l’operazione con Agsm svendendola a Milano. Se pensano di governare la città come hanno fatto in questi anni, attraverso i giochi di poltrona delle aziende partecipate, si candidino alle prossime elezioni amministrative e prendano i voti dei cittadini».

«Precludersi l’analisi delle offerte è un errore, ma è una decisione che rispecchia la crisi di Agsm, il cui cda ė un’estensione del consiglio comunale dove una maggioranza che non esiste più si fa la guerra a danno della città», sostiene Tommaso Ferrari, consigliere comunale di Traguardi, che spiega: «La nostra posizione sull’operazione ė chiara da sempre: mettere da parte presunte infungibilità e rendere la competizione vera, per valutare il partner industriale migliore, senza pregiudiziali geografiche, ideologiche o politiche».

Tommaso Ferrari

Tommaso Ferrari

Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi sfida il sindaco Sboarina: «Il sindaco dice che le bollette dei veronesi saranno meno care? Balle. Ho fatto fare tempo fa uno studio da un esperto indipendente che dimostra l’esatto contrario. Sono pronto al confronto. Non capisco dove siano gli interessi pubblici per questa operazione e a chi giovi realmente: sicuramente non ai veronesi».

E su un argomento tanto bruciante non poteva mancare l’intervento dell’ex sindaco Flavio Tosi: «Mentre il percorso di fusione con la vicentina Aim poteva e potrebbe procedere immediatamente, trattandosi di due aziende a totale controllo pubblico, non si comprende come la cessione di una quota significativa ad A2A possa avvenire direttamente, aggirando la obbligatoria procedura di gara tra più operatori privati. Sboarina sta compiendo un’operazione economicamente suicida per la città, svendere la nostra Agsm a Milano significa impoverire Verona e mettere a repentaglio l’attività di tante imprese collegate e posti di lavoro».

Flavio Tosi

Flavio Tosi

Ma dopo il cda di Agsm finito per la seconda volta con il presidente Finocchiaro in minoranza, è il consigliere comunale Pd Federico Benini ad attaccare a testa bassa il sindaco Sboarina. E a chiederne le dimissioni: «È’ stata messa la parola fine all’esperienza politica di questa maggioranza – scrive Benini sul suo profilo social –. Ora si proceda con la negoziazione con Aim di un nuovo protocollo finalizzato all’integrazione delle due aziende, condizionato e propedeutico all’esperimento di una gara ad evidenza pubblica europea per la selezione di un partner industriale. Ora Finocchiaro tragga le conclusioni dal voto di oggi e Sboarina prenda atto che la sua maggioranza non esiste più».

Carlo Garzotti

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Giornalista professionista, collabora con giornali, riviste e testate web di Verona e nazionali. In città ha coordinato la redazione del settimanale L'Adige di Verona, ed è tra i fondatori della testata all news VeronaSera, della quale è stato anche direttore responsabile. Scrive di politica, attualità, economia, sport, e di tanto altro ancora. carlo.garzotti@gmail.com

5 Comments

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  1. Redazione2

    Redazione2

    27/06/2020 at 19:06

    Dopo centinaia di migliaia di euro di consulenze (pare addirittura 700 mila), Sboarina e la sua maggioranza sono tornati al punto di partenza: la fusione a due con la sola Aim, un’opzione per noi insufficiente a far fare ad Agsm il salto di qualità richiesto, come del resto avevano certificato gli stessi consulenti. Peccato che il quadro della situazione nel frattempo sia completamente cambiato. Di questa ipotesi non si discute più da mesi, e le nuove cifre del concambio, 62%-38% in favore di per Agsm, poco raccontano della strategia aziendale. Sono indubbiamente più vantaggiose rispetto al 58-42 della vecchia ipotesi, ma… Vicenza, che puntava a chiudere in parità, al 50-50, è stata informata?
    Anche volendo sorvolare su questo, sarebbe bello capire qual è a questo punto l’ipotesi di governance: ritorniamo alla stratificazione dei consigli di amministrazione zeppi di politici, alla veronese, o prendiamo la strada di Vicenza che ha azzerato i cda mettendo i dirigenti esistenti a capo delle aziende sottocontrollate in qualità di amministratori unici? Nel primo caso è evidente che per Vicenza significherebbe non uno, ma dieci passi indietro, mentre per Verona sarebbe la croce su ogni speranza di cambiamento. La Lega, che sta dirigendo le danze, punta ad una nuova partnership industriale o ad un nuovo accrocchio politico? Ci uniamo per liberare energie o per unire le debolezze? A meno di 48 ore dall’ennesimo cda nessuno di questi punti è chiaro e, purtroppo, non potrebbe essere altrimenti.

    Per il gruppo consiliare comunale Pd
    Elisa La Paglia, Federico Benini, Stefano Vallani

  2. Redazione2

    Redazione2

    29/06/2020 at 18:03

    Suona paradossale che il presidente della Camera di Commercio, Riello, oggi parli di spartizione di poltrone e neghi il ruolo che hanno tentato di giocare i poteri forti nell’operazione Agsm e Aim. Proprio lui, che cumula le cariche di presidente della Camera di commercio, presidente di Aerogest, vicepresidente di Unioncamere, vicepresidente di Fondazione Arena e consigliere di amministrazione del Catullo. Occorrerebbe equilibrio, buon senso e decenza. La posizione che portiamo avanti è da sempre e coerentemente a sostegno della fusione con Aim, che infatti abbiamo sostenuto anche nell’ultimo cda. Posizione che ha consentito di evitare la svendita di un asset strategico della nostra città a Milano. Svendita che invece avrebbe voluto qualche grande gruppo di interesse, gli stessi che oggi, senza vergogna, provano a scaricare sulla politica gravi errori amministrativi che si sono visti negli ultimi mesi. Basti dire che il presidente di Agsm Finocchiaro, sostenuto da Confindustria, si ostina a portare avanti un percorso già clamorosamente bocciato dal Tar della Lombardia. Quella sentenza ha smontato il moloch dell’infungibilità, a cui si erano aggrappati i fautori della maxi fusione. Quanto ai sindacati, che guardavano alla fusione a tre, ci hanno già pensato le rsu a smentirli.
    Oggi a tutelare gli interessi dell’azienda, dei cittadini veronesi e dei lavoratori sono rimasti Lega e Verona Domani che, come dimostrato in cda, hanno fermato un’operazione che non sarebbe stata fatta nell’interesse dei veronesi, ma del profitto. Siamo favorevoli a percorsi di aggregazione, così come anche il consigliere di minoranza espresso dal Pd. Il fatto che tutti e tre questi consiglieri si siano rifiutati di votare in consiglio dovrebbe dirla sufficientemente chiara sulla natura dell’operazione.

    Nicolò Zavarise
    Commissario provinciale della Lega di Verona
    Matteo Gasparato
    Presidente di Verona Domani

  3. Redazione2

    Redazione2

    29/06/2020 at 18:15

    La fusione a due, con l’astensione dello stesso presidente Finocchiaro, è una chiara sconfitta per il Sindaco che fino a poche settimane fa dava per fatta l’operazione a 3, rassicurando che la maggioranza sarebbe stata compatta e che il percorso era ormai deciso. Un castello di carte che è crollato miseramente rendendo evidente l’inconsistenza della maggioranza che lo sostiene. La Lega si conferma inaffidabile per la città di Verona. Ma al di là delle responsabilità politiche c’è il difetto di fondo di consiglieri di amministrazione che decidono sulla base di input politici e non per il bene dell’azienda pubblica che sono stati chiamati ad amministrare, proni alle segreterie di partito più che alla mission aziendale. Una politica e un management sano non avrebbero mai permesso che si arrivasse a questo punto, avrebbero fatto fin dall’inizio le cose con la dovuta trasparenza e il dovuto coinvolgimento del socio unico che, lo sottolineiamo, non è il Sindaco ma il Consiglio comunale.
    Ora, se è vero che la Lega vuole andare alla gara pubblica, ci arriviamo ancor più deboli e più confusi di prima. Il fallimento della politica apre infatti le porte alla privatizzazione di Agsm con logiche conseguenze negative per posti di lavoro e risorse da redistribuire sul territorio.

    Michele Bertucco
    Consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune

  4. Avatar

    Maurizio Danzi

    29/06/2020 at 19:39

    Premetto che fare una sintesi di quello che in AGSM è accaduto, almeno negli ultimi anni, richiede uno sforzo di fronte al quale Tacito sembra un personaggio di Charlie Brown; riuscire poi con dei comunicati stampa a fare la sintesi della sintesi è opera quantomeno farsesca. Usare pericolosamente termini come paradosso (chi ha governato le municipalizzate negli ultimi lustri?) o poteri forti (passepartout di mendicanti della politica quando vogliono fare i nomi ma non i cognomi) delegittima già nell’analisi chi li usa. L’atteggiamento di molti è aziendalmente noto come P.I.C.( acronimo di Pararsi Il C…): la responsabilità è comunque di altri. A prescindere. Credo che siamo di fronte a dei veri e propri casi umani.

  5. Redazione2

    Redazione2

    29/06/2020 at 20:10

    Il pronunciamento del cda Agsm a favore della mini fusione con Aim è forse un contentino che la maggioranza si è concessa per provare a salvare la faccia dal disastro totale. La verità però resta un’altra: ad oggi sono stati persi tre anni e circa 700 mila euro a causa della irragionevolezza del sindaco, che non ha mai voluto fare neanche mezzo passo indietro per cercare di recuperare sul versante della condivisione delle scelte e della litigiosità della maggioranza. Ma non hanno perso il loro di tempo e i loro soldi, hanno perso quello dei veronesi e della città di Verona. La decisione di oggi non aiuta Agsm che oltre ad Aim ha bisogno anche di un partner industriale forte. Non serve anche perché non dice nulla rispetto alla governance che si profila: dovremmo aspettarci il solito carrozzone politico, con la solita stratificazione di cda zeppi di politici, oppure si tratta di una fusione e di una razionalizzazione vera che punta all’efficientamento a partire dalla testa del gruppo?
    Domande che rimangono dentro un cassetto, come nel cassetto sono rimasti i documenti preparatori della delibera che i consiglieri di amministrazione, trattati malissimo, non hanno neanche potuto vedere. Una fusione al buio, quindi, dal significato più politico che tecnico e strategico.

    Per il gruppo consiliare comunale Pd Verona
    Federico Benini, Elisa La Paglia, Stefano Vallani

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