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Le fortezze di Verona, un patrimonio di secoli di storia

ASSOGUIDE propone un itinerario tra Porta Nuova, Porta Palio e Porta San Zeno, alla riscoperta del sistema di difesa che ha reso la città un importante nodo strategico urbano.

ASSOGUIDE propone un itinerario tra Porta Nuova, Porta Palio e Porta San Zeno, alla riscoperta dell’evoluzione del sistema di difesa che nel corso dei secoli ha fatto della città scaligera un importante nodo strategico urbano.

La fortezza nasce perché c’è un’arma; è uno strumento di difesa contrapposto all’offesa, le armi. A Verona le fortificazioni hanno avuto un ruolo importante poiché, per la sua posizione geografica, la città fu, e ancora è, un punto di incontro di grandi direttrici: quella che va da nord a sud, Val d’Adige e Pianura Padana, ossia la direttrice che congiunge il centro Europa con la penisola italiana, e la direttrice ovest e est. Quindi questo grande snodo viario è diventato nel corso dei secoli un nucleo urbano strategico che conserva un grandissimo patrimonio di opere fortificatorie. A Verona vi sono testimonianze di tutti quanti i sistemi di difesa, di tutti i sistemi fortificatori, dalla preistoria fino ai forti più recenti.

Per trovare una civiltà che abbia lasciato delle tracce riscontrabili ancora oggi, dobbiamo arrivare al periodo romano: i Romani hanno conquistato questa parte di Pianura Padana nel corso del III secolo a.C. Ma fu soprattutto con l’Imperatore Augusto (31 a.C. al 14 d.C.) ad assicurare tranquillità alle popolazioni padane, continuamente invase, conquistando le regioni alpine e quelle al di là delle Alpi.

Così Verona ha iniziato ad essere un punto strategico importantissimo, perché operava da base militare per la conquista delle regioni alpine. Qui si stanziarono i soldati che misero su famiglia. Non dimentichiamo che Verona è stato il nodo stradale delle vie consolari più importanti dell’Italia del nord. Da qui per esempio passava la più importante strada romana del nord: la via Postumia (Genova, Tortona, Piacenza, Cremona, Verona, Vicenza, Aquileia). Poi qui passava la Claudia Augusta che partiva da Ostiglia sul Po, passava per Verona e arrivava ad Augsburg sulle sponde del Danubio. Da qui partiva anche la via Gallica che portava in Francia passando per Milano e Torino.

Quando la popolazione di Verona aumentò e quindi si sentì l’urgenza di difendersi, vennero costruite le prime mura comunali, intorno al 1150. Ma bisogna arrivare all’epoca scaligera per trovare l’opera più importante, la cinta di Cangrande della Scala costruita dal 1320 al 1325,  che andava da ponte Catena a ponte S. Francesco. Si volle includere nella cinta molto terreno libero per potere coltivare frumento e altri frutti, o verdure da mangiare in caso di lunghi assedi.

Nel 1405 i veronesi si diedero a Venezia, un dominio durato quasi 4 secoli fino al 1797. Nei primi decenni del 1400 apparvero i primi cannoni, i proiettili erano delle sfere di bronzo e ferro con una gittata di 300 metri. Naturalmente le semplici mura medioevali erano facili bersagli per questi proiettili, quindi sorse subito all’inizio del ‘500 il problema di cambiare la forma delle fortezze. Il primo studioso che si è interessato di balistica è stato un matematico bresciano: Tartaglia.

Studiò la traiettoria e il rapporto tra peso e curvatura. Inizialmente Venezia non riuscì a curare l’aspetto fortificatorio di Verona, ma dal Cinquecento se ne prese cura affidando l’incarico al grande architetto di casa, Michele Sanmicheli, che nel 1531 incominciò la cinta bastionata per incarico della Repubblica di Venezia. Ma soprattutto, egli fu l’autore di Porta Palio, definito dal Vasari “l’ultimo miracolo di Michele”.

E un grande capolavoro più che di architettura militare di architettura tout court. L’interesse di questa porta è dato dalla diversità dei due affacci, che stanno a significare qualcosa: si voleva sottolineare la magnificenza della città e l’importanza della sua storia. Il Sanmicheli voleva dare al visitatore l’immagine di una città colta, ricca, civile e per fare questo realizza una porta che non ha nulla di militaresco, non ha un aspetto minaccioso, ma sembra piuttosto una porta civica. Il lato verso la città presenta il bugnato rustico, che invita chi sta dentro ad uscire verso la natura e il paesaggio esterni. Per l’affaccio interno si notino anche le citazioni all’Arena e ai monumenti romani nella definizione stilistica: bugnato rustico, colonne, pilastri e fregio dorico.

Riassumendo quel che avvenne dopo la caduta della Serenissima: la cinta muraria veneziana, ma fortunatamente non le porte, fu fatta saltare in aria dalle truppe napoleoniche dopo il Trattato di Luneville del 1801, che divise per qualche anno Verona in due, sfruttando l’Adige come confine. Quando dopo il Congresso di Vienna l’Austria giunge qui nel 1815, trova una città senza difesa e pensa a come mettervi mano.

Franz von Scholl, arrivato qui assieme a Radetzky, incomincia subito a fare progetti per la difesa di Verona e a ricostruire i bastioni del Sanmicheli. Rifece tutti i bastioni distrutti, naturalmente con delle varianti. Costruisce le mura alla Carnot, le casematte e fa scavare i fossati, e fa aggiungere i primi forti esterni. Ma a metà dell’Ottocento accadde un fatto che cambiò tutta la situazione: un generale piemontese, Giovanni Cavalli, realizzò dei cannoni in acciaio con la canna rigata i cui proiettili erano cilindro-ogivali e non più sferici.

Questi dati tecnologici hanno avuto conseguenze enormi: la gittata dei cannoni fu quasi raddoppiata, cioè arrivavano a 4.200 – 4.500 m e alcuni a 5.200 m. Quindi questa prima cinta di forti staccati austriaci divenne inutile perché erano lontani 1.000 o massimo 2.500 metri. La città diventava vulnerabile. Quindi fu costruita una seconda cinta ancora più distante, che fece di Verona un vero e proprio campo trincerato a forti staccati: furono realizzate sette fortezze alla destra dell’Adige, e sempre in questo periodo (anni sessanta dell’Ottocento) gli austriaci costruirono campi trincerati intorno a Peschiera, a Mantova e Legnago: questi 4 campi trincerati formavano il quadrilatero militare, ossia una regione fortificata inespugnabile.

Verso la fine dell’Ottocento, qualche decennio dopo la scoperta dei cannoni a canna rigata, si sono trovati gli esplosivi infumi, più potenti, la cui gittata arrivò addirittura a 10 chilometri verso la fine dell’Ottocento. Col 1918 le famose fabbriche Krupp arrivano a fare il cannone Berta che sparava su Parigi da 120 chilometri di distanza. Nel 1943-44 ci sono le famose V-1 e V-2 dei tedeschi, con le quali riescono a raggiungere con dei missili Londra dalla distanza di 300 chilometri. E infine ricordiamo Hiroshima, 5 agosto del ’45, che fu cancellata da una sola bomba atomica. Le bombe atomiche possono arrivare in qualunque parte del globo in seno a un sommergibile o a un aeroplano.

Stefano Mutti

Per saperne di più sulle mura di Verona e sulle porte del Sanmicheli, l’Associazione Assoguide Verona ha organizzato due uscite a tema che si svolgeranno il 20 e il 27 giugno, alle 15. Si parlerà di Porta Nuova, Palio, San Zeno, dell’evoluzione delle fortificazione e del sistema di difesa.

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