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Trasporto Pubblico a Verona, i guai del dopo Covid

Filovia da rivedere e decisioni da prendere. L’Amministrazione vuole cercare una soluzione per la città. Preoccupa anche l’organizzazione degli autobus per l’anno scolastico.

trasporto pubblico

Filovia da rivedere e decisioni da prendere. L’Amministrazione non vuole procedere a testa bassa ma cercare la soluzione migliore per la città. A preoccupare palazzo Barbieri, anche l’organizzazione degli autobus per il nuovo anno scolastico.

Martedì 16 giugno – Condividere la soluzione migliore per il trasporto pubblico di massa, a fronte degli scenari mutati a causa della pandemia, che ha imposto il distanziamento sociale e ridotto la capienza dei mezzi oltre che aver provocato una crisi che ha colpito anche le aziende coinvolte nella Filovia. Queste le tematiche al centro non solo dei tavoli tecnici tra ministero e Amt avvenuti a poco più di dieci giorni dalla videoconferenza tra il sindaco Federico Sboarina e il ministro alle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli, ma anche di quello che oggi pomeriggio si terrà tra Ati (Associazione temporanea di imprese), Amt e sindaco.

«Fino al 22 febbraio – dichiara il sindaco Sboarina –, l’unica cosa che potevamo fare era realizzare un progetto, che abbiamo trovato ad un punto di non ritorno ma con tutte le criticità accumulate in 18 anni di trascinamenti. Poi è arrivata l’emergenza sanitaria ed ora abbiamo il dovere di rivedere le cose perché le scelte fatte siano ad effettivo vantaggio della città. Anziché andare avanti a testa bassa, come è stato fatto negli anni preedenti, cerchiamo la soluzione migliore per Verona. Che non vuol dire cancellare il trasporto pubblico di massa, di cui c’è bisogno. Servono coerenza e serietà, ma non le strumentalizzazioni politiche di chi prima sottoscrive i contratti e poi raccoglie firme contro i cantieri. Gli stessi che avrebbero potuto non fare la filovia fino all’ultimo, ma che invece hanno preferito portare avanti a tutti i costi un progetto le cui difficoltà si trascinavano da varie amministrazioni, sia di destra sia di sinistra».

Inoltre, a preoccupare l’Amministrazione, sono le ripercussioni che tutti problemi che hanno colpito il sistema del trasporto pubblico locale, avranno sull’avvio del prossimo anno scolastico. Secondo palazzo Barbieri, infatti, «se fino a qualche mese fa un bus da 12 metri poteva trasportare 200 persone, oggi al massimo ne può contenere 100. Una limitazione che avrà un impatto notevole, soprattutto da settembre, quando torneranno gli studenti, che sono l’80% degli abbonati».

«A queste condizioni non riusciremo a fronteggiare il trasporto degli studenti a scuola – sottolinea l’assessore alla Viabilità Luca Zanotto –, rischiando di non poter garantire un servizio puntuale ed efficiente. Sul tavolo abbiamo messo due proposte, che ora il mondo della scuola, anch’esso in attesa delle linee guida del ministero all’Istruzione, dovrà valutare. La prima potrebbe essere la diversificazione degli orari di ingresso e uscita degli studenti, differenziando di circa due ore i turni. L’altra una programmazione che preveda per alcuni studenti la compresenza e per altri le lezioni a distanza. Soluzione quest’ultima che andrebbe incontro anche alle difficoltà degli spazi nelle scuole, dove non si riesce a garantire le distanze di sicurezza tra gli alunni. Siamo in attesa delle decisioni del Ministero competente: quando si tornerà a scuola, in che maniera e se ci saranno spazi per garantire le lezioni in compresenza».

5 Comments

5 Comments

  1. Alberto

    18/06/2020 at 17:08

    PRESO ATTO che per fortuna l’Amministrazione Comunale adesso ha deciso di fare un passo indietro e rivedere il progetto con (si spera) maggior “buon senso”;
    FATTO SALVO che se c’è stato sperpero inutile di denaro pubblico, saranno i cittadini alle prossime elezioni (o la magistratura se non è stata rispettata la Legge) a giudicare eventuali responsabilità;
    VISTO che comunque Verona ha assoluto bisogno di rivedere i sistema trasporto pubblico urbano tenendo conto non solo i mezzi pubblici ma anche quelli privati a due e quattro ruote;
    SUGGERISCO al COMUNE di prendere atto della situazione, chiedere scusa dei disagi, risistemare rapidamente le strade interrotte causa lavori Tramvia, ripristinare alberi tagliati per eccesso di zelo, incrementare le piste ciclabili e di tenere conto per il futuro delle osservazioni dei cittadini, con particolare attenzione alle associazioni ambientaliste e ai Comitati di Quartiere;
    INVITO I CITTADINI che fino ad oggi hanno giustamente protestato (inascoltati) per tutti questi errori della politica a RAPPACIFICARSI e invece di continuare a protestare ripetendo “io l’avevo detto” inizino una collaborazione attiva e costruttiva con il Comune di Verona per aiutarlo a rimediare ai danni fatti e per rendere, tutti insieme, la nostra città di Verona piu’ bella e vivibile.

  2. Enrico Marcolini

    18/06/2020 at 08:52

    Premesso che questo progetto è nato davvero male e avrebbe dovuto essere rivisto radicalmente, alla luce delle più recenti solozioni tecnologiche disponibili, prima di porre in atto un’opera così impattante (vedi come già scritto bus totalmente a batteria senza necessità bdi pali, linee elettriche aeree e conseguente taglio di alberi), sorgono spontanee alcune osservazioni.
    1) perché questa amministrazione non ha ascoltato subito i tanti cittadini e comitati che in ogni modo hanno evidenziato incoerenze e limiti di questo progetto chiedendone lo stop? E perché invece di porre lo spauracchio delle penali come unico motivo per proseguire i lavori, tali penali non sono mai state davvero verificate e computate?
    2) Perché non si è andati subito al ministero dei trasporti a dire che l’opera non andava realizzata essendo nata viziata dalla mancanza di un PUMS {piano urbano per la mobilità sostenibile)? Che senso ha fare un’opera per la mobilità senza avere prima un reale studio sulla mobilità della città?
    3) Ultimo, ma non meno grave, non è che sia immorale che chi oggettivamente poteva non far partire l’appalto (ora non vi sarebbe stata alcuna penale) lo abbia formalmente avviato pochi mesi prima delle elezioni che avrebbero visto poi il passaggio di testimone con l’attuale (tenendolo poi comunque furbescamente fermo se no sarebbero emersi subito i problemi), ora si schieri tra coloro che l’opera -giustamente- non la vogliono?
    Quand’è che la politica imparerà dalle persone semplici che pensano che nelle scelte ci vuole innanzi tutto il “buon senso”, il tanto vituperato -eppure indispensabile diciamo noi- BUON SENSO?

    • Redazione2

      18/06/2020 at 14:26

      Spesso i cittadini mancano di una visione a 360° e di un conseguente piano strategico che tenga conto di un insieme di variabili. Ma cosa fa la politica per informare e coinvolgere i cittadini? Poco o nulla. Siamo purtroppo ancora fermi al meccanismo della delega, per cui il candidato, una volta eletto, deve fare i conti con equilibri di potere che non sempre rispettano le esigenze dell’elettorato. Un maggior coinvolgimento della base, anche nei momenti difficili del mandato, servirebbe a far maturare l’opinione pubblica e aiuterebbe il candidato a capire qual è il limite oltre il quale non è più in grado di mantenere le sue promesse elettorali. Non sarebbe la fine di una carriera politica, ma l’inizio di un rapporto diverso con i cittadini. Abbandonare quando non ci sono più margini di manovra e spiegare ai cittadini il senso di questa rinuncia significa guadagnarsi la loro fiducia in vista di impegni futuri. Eccedere nei compromessi invece logora e compromette sia la fiducia che e il consenso. g.mont.

  3. Giorgio Massignan

    17/06/2020 at 11:00

    Il solo sindaco che voleva un sistema di trasporto pubblico di massa è stata Michela Sironi, che stava per iniziare i lavori per la tranvia. Poi il sindaco Zanotto, non continuando il progetto e tergiversando su tutta una serie di questioni, ha di fatto affossato la tranvia. Le due amministrazioni Tosi, hanno partorito il mostro del filobus, che nella prima versione, prevedeva addirittura l’uso del motore diesel nei percorsi non attrezzati dalle linee elettriche del centro storico. L’attuale amministrazione, ha sempre sostenuto che non avrebbe potuto bloccare quel progetto, causa penali e rinuncia ai finanziamenti pubblici. Ho sempre sostenuto che per la nostra città, sarebbe stato molto meglio pagare le eventuali penali e rinunciare ai finanziamenti, piuttosto di devastare Verona per realizzare un’opera obsoleta e non risolutiva. Non posso credere che la riduzione dei posti causa covid, sia stata il motivo per l’abbandono del progetto. Il filobus sarebbe andato in funzione tra qualche anno, quando i limiti per il coronavirus, si spera, sarebbero stati solo un lontano ricordo. Cosa non ci viene detto? Qual’è la realtà dei fatti?

    • Redazione2

      17/06/2020 at 11:09

      Anche perché per prevenire il contagio semmai lo spazio all’interno dei mezzi dovrebbe aumentare e non diminuire.

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