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Covid-19, Verona a confronto con il resto d’Italia e dell’Europa

Non è la nostra città la più colpita in Veneto, ma Belluno con 586 contagiati ogni 100 mila abitanti. E l’Italia in Europa è al settimo posto. Emblematici Svezia, Regno Unito e Spagna.

Non è la nostra città la più colpita in Veneto, ma Belluno con 586 contagiati ogni 100 mila abitanti. E l’Italia nella classifica europea è al settimo posto. Emblematici i casi di Svezia, Regno Unito e Spagna.

Negli ultimi quattro mesi siamo stati inondati da numeri e numeri sul Covid-19 e spesso ci abbiamo capito poco. Adesso che la pandemia è decisamente arretrata, anche se non scomparsa del tutto, proviamo a tirare le somme e confrontare la posizione di Verona nel Veneto, del Veneto in Italia e dell’Italia in Europa. Trattandosi di regioni molto diverse fra loro lo facciamo considerando non i numeri assoluti ma relativi, in termini di contagi totali per 100.000 abitanti. I dati italiani fanno riferimento al bollettino del Ministero della Salute dello scorso 6 giugno. (Le tabelle sono ottimizzate per desktop, ndr).

PROVINCIA RESIDENTI CONTAGI CONTAGI x 100.000 ab.
Belluno 202.950 1.186 586
Verona 926.497 5.168 558
Padova 937.908 3.998 426
Vicenza 862.418 2.918 338
Venezia 853.338 2.726 319
Treviso 887.806 2.723 307
Rovigo 234.937 458 195
Veneto 4.905.854 19.181 391

Tra le sette provincie venete non è stata Verona la più colpita, bensì Belluno con Verona subito dietro. Belluno è una piccola provincia, quasi un quinto rispetto a Verona, eppure si è trovata in uno sgradito primo posto in questa classifica. La provincia di Rovigo, peraltro, comparabile a Belluno come numero di abitanti, per densità dei contagi si trova invece agli antipodi. Sarà l’aria della foce del Po piuttosto che la brezza che scende dalle dolomiti a portare a numeri così diversi? Non lo sappiamo, a volte le ragioni sono complesse, talvolta è solo la casualità. In ambito nazionale ancora una sorpresa: al primo posto come densità di contagi troviamo la Valle d’Aosta quindi la Lombardia e la Provincia autonoma di Trento. Il Veneto, che assieme alla Lombardia aveva visto lo sviluppo dei primi focolai del Covid-19, è sceso dal poco ambito podio fino al nono posto.

REGIONE RESIDENTI CONTAGI CONTAGI x 100.000 ab.
Valle d’Aosta 125.666 1.189 946
Lombardia 10.060.574 90.070 895
PA Trento 538.233 4.434 824
Piemonte 4.356.406 30.845 708
Liguria 1.550.640 9.799 632
Emilia Romagna 4.459.477 27.894 625
PA Bolzano 534.043 2.600 487
Marche 1.525.271 6.742 442
Veneto 4.905.854 19.182 391
Toscana 3.729.641 10.134 272
Friuli Venezia Giulia 1.215.220 3.283 270
Abruzzo 1.311.580 3.258 248
Umbria 882.015 1.431 162
Molise 305.617 436 143
Lazio 5.879.082 7.801 133
Puglia 4.029.053 4.511 112
Campania 5.801.692 4.822 83
Sardegna 1.639.591 1.362 83
Basilicata 562.869 399 71
Sicilia 4.999.891 3.450 69
Calabria 1.947.131 1.159 60
Italia 60.359.546 234.801 389

Ed in Europa? L’Italia che ai primi di marzo veniva considerata l’untore del mondo, con tanto di terrificante immagine sul sito della CNN (1), è ad oggi scesa come densità di contagi al 7° posto, ampiamente sorpassata in questa infelice classifica da Lussemburgo, Spagna, Belgio, Irlanda, Svezia e Regno Unito, e seguita da vicino da Svizzera, Portogallo, Francia e Olanda.

PAESI EUROPEI POP. MIN AB. CONTAGI CONTAGI x 100.000 ab.
Lussemburgo 0,6138 4.035 657
Spagna 46,94 288.390 614
Belgio 11,46 59.072 515
Irlanda 4,904 25.163 513
Svezia 10,23 43.887 429
Regno Unito 66,65 284.868 427
Italia 60,36 234.801 389
Svizzera 8,57 30.956 361
Portogallo 10,28 33.969 330
Francia 66,99 192.330 287
Olanda 17,28 47.358 24
Danimarca 5,251 12.075 230
Germania 83,02 185.451 223
Austria 8,859 16.898 191
Norvegia 5,511 8.531 155
Estonia 1,34 1.931 144
Malta 0,493 625 127
Finlandia 5,518 6.964 126
Romania 19,41 20.290 105
Rep. Ceka 10,65 9.546 90
Cipro 1,22 960 79
Slovenia 2,081 1.484 71
Polonia 37,97 25.986 68
Lituania 2,738 1.705 62
Lettonia 1,92 1.086 57
Croazia 4,076 2.247 55
Ungheria 9,773 3.990 41
Bulgaria 7,01 2.668 38
Slovacchia 5,441 1.528 28
Grecia 10,72 2.980 28

Una considerazione che appare evidente è la forte disomogeneità dei dati sia a livello regionale, che nazionale ed europeo. Perché tanta diversità nella densità dei contagi? In parte ciò può essere spiegato dalle diverse abitudini e frequenze degli spostamenti umani, per ragioni economiche, commerciali o turistiche, caratteristiche di determinate aree. Le regioni a maggiore vocazione globale sono certamente le più esposte, peraltro il virus opportunisticamente viaggia con i contagiati e si trasmette attraverso i contatti sociali poco distanziati.

Ma molto è dipeso anche da come a livello locale è stata contrastata la diffusione. Le “zone rosse” di nel padovano e di Codogno nel lodigiano, tempestivamente adottate, hanno mostrato come in quelle aree la diffusione del virus sia stata contenuta, diversamente dalle provincie di Bergamo e Brescia dove l’indecisione ed i ritardi nell’attuare le zone rosse hanno determinato gli sviluppi drammatici che abbiamo visto.

Tutta l’Italia si è poi fermata per oltre due mesi, con una chiusura totale di scuole, università, commercio, uffici e fabbriche; un costo elevatissimo in termini economici ma che ha salvato decine di migliaia di vite umane, soprattutto limitando l’estendersi della pandemia verso il centro sud del Paese.

Emblematici a livello europeo i casi della Svezia del Regno Unito e della Spagna che con serena imprudenza avevano ritardato i provvedimenti restrittivi, salvo poi far marcia indietro quando in poche settimane hanno visto i loro Paesi scalare la poco amata classifica dei contagiati e dei morti.

Le pandemie si diffondono con evoluzione esponenziale, molto lentamente all’inizio, quasi sotto traccia, e poi con una improvvisa esplosione dei casi. Le pandemie si vincono nella fase iniziale, adottando semplici regole precauzionali di distanziamento fisico ed individuando ed isolando i primissimi focolai. Ma servono le antenne giuste, quelle dei medici di base, ed una sanità ancorata al territorio. Facciamone tesoro in vista della probabile seconda ondata di ritorno del prossimo inverno.

Claudio Toffalini

Claudio Toffalini
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Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

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