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Festa della Trinità, il mistero di un unico Dio in tre persone

Per Gesù la Trinità non è un concetto ma un dono da accogliere, un mistero da contemplare e da vivere. Ci ha raccontato che Dio è Trinità per dirci che Dio è amore, è comunione, è relazione

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Giovanni
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio». Gv 3,16-18

Festa della Trinità. È il mistero dei misteri, ma forse è anche quello più affascinante. In passato i filosofi e i teologi hanno cercato di capire, di spiegare, di dimostrare Dio. Come dice il filosofo Hans Jonas, ricordiamoci sempre che di Dio si può soltanto “balbettare”.

Sul mistero della Trinità, la chiesa, nel Concilio di Costantinopoli del 381, ha formulato un dogma, “un unico Dio in tre persone”. È una spiegazione più filosofica che biblica. Forse la strada migliore per entrare nel mistero di Dio non è quella dei concetti o delle formule, ma il cammino che ci indica la Bibbia e la testimonianza di Gesù di Nazareth. La Bibbia infatti non ci dice mai chi è Dio. Ci racconta invece che cosa fa Dio per noi. La Bibbia ci parla di un Dio che crea il mondo, che crea l’uomo, e si prende cura dell’umanità.

Ma noi cristiani, quel poco che possiamo dire di Dio, lo sappiamo attraverso Gesù. Infatti è proprio Gesù che spesso, e anche in questo brano del Vangelo, chiama Dio “Padre”. «Dio ha tanto amato il mondo da mandare il Figlio non per condannare, ma per salvare il mondo».

Quando vuole dirci come si comporta Dio con noi, Gesù ci racconta una parabola: “Un Padre aveva due figli …”. Ed è sempre Gesù che prima di lasciare i suoi discepoli promette che invierà lo “Spirito Santo”. Il Dio che ci dona quella energia, quella forza necessaria per affrontare le gioie e le fatiche della vita.

Per Gesù la Trinità non è un concetto da capire o da dimostrare, ma un dono da accogliere, un mistero da contemplare e da vivere. Ci ha raccontato che Dio è Trinità per dirci che Dio è amore, è comunione, è relazione.

Bella l’idea della Trinità immaginata come lo “Spazio”. Lo Spazio è uno, ma nello spazio ci sono l’altezza, la larghezza e la lunghezza. Le tre dimensioni formano un unico spazio e non tre spazi differenti.

Che cosa vuol dire allora credere in un Dio- trinità? Il libro della Genesi ci dice che l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Quindi se Dio, come ci ha raccontato Gesù, è relazione, possiamo dire che anche la nostra identità, come quella di Dio, è trinitaria.

Una delle più significative filosofe del ‘900, Hannah Arendt, dice che la nostra identità, il nostro “io”, è un “io plurale”. Perché? Perché ognuno di noi, dice la Arendt, è un incrocio di relazioni, un incrocio di esperienze. Nessuno può pensarsi senza gli altri. Nessuno può esistere senza l’altro. Io ci sono perché mio padre e mia madre mi hanno regalato la vita.

Quindi credere nel Dio-trinità vuol dire che per realizzarsi l’uomo non può che cercare di vivere uno stile di vita “trinitario”. Vuol dire che Dio è là dove ci sono delle persone che si amano. Vuol dire che l’amicizia tra le persone diventa il luogo privilegiato dove abita Dio e quindi è soprattutto nel volto dell’altro che io posso incontrare Dio.

Quale può essere allora l’immagine più bella del Dio-Trinità? Quando due persone si abbracciano, ci parlano di Dio.

Don Roberto Vinco
Domenica 7 giugno 2020

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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