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Diario di una maestra poco tecnologica ma… molto maestra

Alex Zanardi: “La vita è come il caffè: puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi addolcire devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente”.

La vita è come il caffè: puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi addolcire devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente.

Verona, venerdì 21 febbraio. Li accompagno all’uscita in anticipo perché così avranno tutto il tempo per mangiare e andare a vedere la sfilata dei carri di carnevale. Sono eccitatissimi. Li vedo andare via felici coi loro costumi colorati. Hanno giocato quasi tutta la mattina e sono super allegri. Ci rivedremo fra cinque giorni perché le scuole rimarranno chiuse fino al mercoledì delle Ceneri.

Invece …. Le notizie sul Corona Virus peggiorano di ora in ora e mettono una certa paura. La faccenda è molto più seria di quanto si pensava. In un primo momento il ritorno a scuola viene rimandato di pochi giorni, poi… Sappiamo tutti come è andata, perché tutti lo abbiamo vissuto. Una prima sensazione di sconcerto, di incredulità, poi il disagio e la paura e le notizie sempre più brutte che si susseguivano martellanti. Tutti chiusi a casa per tre mesi, nella speranza che la quarantena impedisse al virus di diffondersi. Da parte mia, i primi giorni li ho vissuti come un brutto sogno. Ero spaventata ma allo stesso tempo non riuscivo a rendermi conto di ciò che accadeva realmente, non lo accettavo.

Quando è stato chiaro che l’incubo sarebbe durato a lungo, abbiamo cominciato a contattare le famiglie con whatsapp, l’unico strumento a disposizione per noi che non abbiamo una scuola molto avanzata sotto il profilo tecnologico. Ci arrivavano voci spaventate, incerte, che chiedevano aiuto per combattere l’isolamento in cui tutti eravamo finiti da un momento all’altro, soprattutto perché i bambini avevano molta paura. Da lì abbiamo iniziato a fare i primi video, su whatsapp, per raggiungere i nostri alunni, rassicurarli, fargli capire che si trattava solo di un brutto periodo e non della fine del mondo. Loro rimandavano altri video, foto, lavoretti. Un po’ alla volta ci siamo abituati a questo modo inconsueto di comunicare. Era poco, ma aiutava tanto.

Poi abbiamo cominciato a lavorare sul registro elettronico, che permette di mandare materiale vario ma non di vedere le persone. Allora abbiamo imparato a registrare lezioni e caricarle su You Tube. Le prime erano terribili, ero impalata ed incerta; poi ho imparato ad essere un po’ più naturale e a non preoccuparmi più quando stavo davanti alla telecamera. Infine abbiamo superato anche questa forma di didattica, iniziando a fare video-lezioni vere e proprie su Meet, col supporto di varie applicazioni.

Mi ricordo ancora il magico momento in cui dallo schermo acceso sono spuntati i visetti dei miei bambini: le loro voci sono esplose tutte insieme ed è stata una festa. Si salutavano. Mi salutavano. Occhi timidi e occhi birbanti! Da quel momento ci siamo sentiti tutti meglio perché sulle magiche maglie della rete si è ristabilito un contatto più solido. Da quella settimana le lezioni sono filate via allegre e molto intense, fino all’ultima di oggi pomeriggio.

Sento molti parlare male della Didattica a Distanza (DaD) ma credetemi, è stata l’unica soluzione per riuscire a fare scuola in questo periodo buio. So benissimo che la vera scuola è quella in presenza, quando con uno sguardo capisci chi ascolta e chi no, ti rendi conto se hanno capito, se sono stanchi ed è meglio fare altro oppure se c’è qualcuno che sventola la manina per chiederti qualcosa. A scuola però non si poteva andare e la DaD ci ha permesso di colmare un vuoto che sarebbe stato veramente terribile per i bambini e le famiglie. Senza contare che abbiamo imparato mille cose interessanti e utili che potranno comunque rientrare in futuro nelle nostre lezioni. Si è fatto tutto quello che si poteva fare, anche a prezzo di grandi fatiche, perché improvvisarsi esperti in tecnologia non è facile, ma abbiamo dovuto in poco tempo imparare tutte le cose che ci servivano con ore e ore di lavoro sui PC.

Per farvi capire cosa è stata la Dad cito un grande dei nostri tempi, Alex Zanardi: “Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa”. Sappiamo tutti che poter andare a scuola e stare tutti insieme vicini sarebbe stato molto meglio per noi ma non si poteva e abbiamo dovuto concentrare l’attenzione su ciò che invece era alla nostra portata.

Ora siamo tutti concentrati sulla riapertura di settembre. Con le condizioni in cui versa la scuola italiana, maltrattata da decenni di tagli e politiche non sempre attente, i problemi saranno enormi. Non voglio perdermi in elenchi infiniti, si pensi solo alle classi-pollaio, stipate di alunni che a stento riescono a muoversi, agli edifici scolastici poco adeguati, agli insegnanti che sono fra i più anziani del mondo (e quindi più a rischio): fatti che conosciamo da decenni ma che solo ora sono presi in considerazione. Se vogliamo che le scuole riaprano in sicurezza dobbiamo risolverli.

Le proposte ci sono, le critiche però le stroncano tutte: turni no; metà tempo in presenza e metà DaD no; mascherine no; visiera in plexiglass no; schermo sul banco no; ingressi dilazionati nel tempo no.

Non si può solo lamentarsi e criticare per partito preso; siamo di fronte ad una sfida che potrebbe impegnarci per anni e non possiamo concederci il lusso di perdere tempo in polemiche inutili. Bisogna fare delle scelte e darsi da fare perché tutto vada per il meglio.

Questo è anche ciò che oggi, ultimo giorno di scuola, ho detto ai miei bambini; li ho ringraziati col cuore perché hanno capito la situazione e insieme ai loro genitori e alle insegnanti si sono dati da fare perché tutto andasse nel migliore dei modi. Hanno lavorato sodo ed i risultati si sono visti. Anche con la DaD.

Ancora Zanardi: “La vita è come il caffè: puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi addolcire devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente”.

Paola Lorenzetti

Redazione2
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2 Comments

2 Comments

  1. Marcello

    Marcello

    07/06/2020 at 19:35

    Grazie Paola … hai girato bene il cucchiaino nel caffè e, certo, la tua DaD è servita a completare l’azione didattica, come molte altre maestre e altri maestri e prof. hanno fatto o dovuto fare. Come sai, i danni inferti all’educazione e alla scolarizzazione degli alunni si contano sempre DOPO, purtroppo, compresi quelli dovuti al Coronavirus. Ma ancora mi chiedo se era davvero necessario fermare tutta la Scuola, in marzo, compreso quella materna ed elementare (a parte le scuole inserite nelle zone rosse). Già a fine marzo era evidente dagli studi epidemiologici che i bambini non erano i principali veicoli del virus ma gli adulti. A mio avviso anche il CTS ha le sue colpe.

  2. Avatar

    Paola Lorenzetti

    11/06/2020 at 18:43

    Ciao Marcello.
    Innanzitutto mi scuso perchè ti ho già risposto qualche giorno fa ma devo aver sbagliato qualcosa con l’invio. Mi confermo poco tecnologica!
    Penso proprio che fosse necessario chiudere la scuola, perchè gli studi su chi sia un buon trasmettitore di questo virus mi sembrano molto incerti e talvolta contraddittori. Ii bambini di questa età sono molto “fisici”, si toccano, si scambiano la merenda, usano gli oggetti dei compagni che magari sono appena stati succhiati. Non è una novità, quando in classe c’è un bambino ammalato spesso i giorni seguenti ce ne sono anche altri. Quindi secondo me hanno fatto bene a chiudere tutto per prevenire il pericolo che il virus potesse arrivare a genitori, nonni e insegnanti. Del resto la nostra scuola non è strutturata come quella di altri paesi. A me viene da sorridere quando leggo articoli e vedo foto che ti mostrano classette col parquet, dieci banchi sparsi qua e là e il titolone: “In ………landia ricomincia la scuola”. La verità è che le nostre classi sono piene di bambini e insegnanti che per spostarsi camminano di profilo come gli egiziani, altrimenti non passano. Il CTS si è trovato davanti una situazione nuova ed è andato a volte per tentativi, sempre con l’accortezza di essere prudente al massimo. Resto dell’idea che abbiano fatto bene: prevenire è meglio che curare.

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