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Mondo del lavoro e Covid-19, la situazione in Veneto

Il turismo è il settore più colpito, mentre i territori che hanno pagato più caro sono Venezia con -26.000 posti di lavoro e Verona con -17.000. In fase 2 lieve miglioramento a partire da maggio.

Per Veneto Lavoro è il turismo il settore più colpito, mentre i territori che hanno pagato il prezzo più alto sono Venezia con -26.000 posti di lavoro e Verona con -17.000. In fase 2 lieve miglioramento a partire da maggio.

Venerdì 5 giugno – Una perdita in Veneto di circa 61.000 posti di lavoro rispetto allo stesso periodo del 2019, corrispondenti al 3% dell’occupazione dipendente complessiva. Nel mese di maggio, in concomitanza con il progressivo allentamento delle misure di lockdown, si sono però registrati i primi segnali di rallentamento della caduta occupazionale e, soprattutto per alcuni settori, di recupero dei posti perduti.

Questi i dati del monitoraggio dell’Osservatorio Veneto Lavoro sugli effetti della pandemia sul mercato del lavoro regionale. Il calo occupazionale, secondo l’osservatorio, «è imputabile quasi interamente al crollo delle assunzioni, più che dimezzate rispetto al 2019 (-55%)».

Nella dinamica negativa post 22 febbraio risultano coinvolte tutte le tipologie contrattuali dipendenti: la differenza con il saldo del corrispondente periodo del 2019 è pari a -4.700 per i contratti a tempo indeterminato, -5.600 per l’apprendistato, -50.800 per i contratti a termine (che includono anche i rapporti di lavoro stagionali per i quali le assunzioni sono diminuite del 60%).

A maggio si registra un recupero importante delle posizioni a tempo indeterminato (+4.100 nel raffronto con il 2019). I dati parziali sul lavoro somministrato mostrano una netta riduzione del ricorso a tale strumento contrattuale, con un crollo delle assunzioni via via più pesante e pari nel mese di aprile al 77% in meno rispetto all’anno precedente. Bilancio negativo anche per il lavoro intermittente (-9.300), anche se in concomitanza con la riapertura di bar e ristoranti si registra un’impennata delle assunzioni e il recupero di 250 posizioni lavorative in due settimane.

A livello provinciale, i territori che hanno pagato il costo più alto sono quelli con una maggiore incidenza delle attività stagionali: a Venezia si è registrata una perdita di quasi 26.000 posti di lavoro, a Verona oltre 17.000. Calo più contenuto nelle altre province: -5.600 a Padova, -4.900 a Treviso, -4.200 a Vicenza, -1.200 a Rovigo e -800 a Belluno.

Il settore più colpito, invece, è il turismo con una riduzione di circa 30 mila posti di lavoro, la maggior parte dei quali stagionali. Secondo Veneto Lavoro, infatti, «nelle fasi più acute della crisi, il calo delle assunzioni nei servizi turistici ha raggiunto picchi dell’86%. Situazioni critiche rimangono anche quelle relative all’editoria e all’istruzione privata, dove ancora non si assiste all’inversione di tendenza registrata negli altri settori. Nell’ultimo mese costruzioni e agricoltura hanno invece fatto registrare un significativo aumento delle assunzioni (rispettivamente +19% e +7%) e segnali di recupero si osservano anche nel tessile-abbigliamento, in gran parte del manifatturiero (industrie metalmeccaniche, chimica-gomma, farmaceutico, legno-mobilio), nei servizi di pulizia, nelle attività professionali e nel commercio all’ingrosso e al dettaglio. L’agricoltura si conferma inoltre, insieme ai servizi informatici, l’unico settore che mostra un saldo occupazionale positivo dall’esordio della crisi (+1.161 posizioni lavorative)».

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