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Tecnologia 5G, per gli ingegneri paure ingiustificate

Webinar con Mario Frullone, Sabrina Poli Alessandro Polichetti e Diego Dainese. Il principio di precauzione resta alto, ma occorre fidarsi degli organi di tutela sanitaria e ambientale. 

5G

Webinar con Mario Frullone, Sabrina Poli, Alessandro Polichetti e Diego Dainese. Il principio di precauzione resta alto, ma occorre fidarsi degli organi di tutela sanitaria e ambientale.

Le Stazioni radio base installate sul territorio di Verona e provincia sono in tutto 1.213, di cui 352 in città. Di queste, 11 nella provincia e 10 a Verona sono predisposte per la tecnologia 5G. In Veneto gli impianti con tecnologia 5G a 3.700 Mhz sono complessivamente 13. Il dato, reperibile sul sito dell’Arpav, è emerso durante il webinar promosso giovedì 4 giugno dall’Ordine degli Ingegneri di Verona a cui si sono iscritte più di mille persone, mentre il questionario sul tema è stato visionato da oltre 240mila persone e votato da 38mila. I favorevoli al 5G superano di poco i contro.

Come evidenziato dall’assessore all’ambiente, Ilaria Segala all’inizio del convegno, il progetto di smart city tra Agsm, Comune di Verona e TIM, collegato con il 5G, «è fermo per una scelta politica. Da febbraio a oggi i comuni contrari sono passati in Italia da 53 a 262 e, alla luce delle indicazioni dei vari sindaci ci stiamo confrontando anche noi sulla questione».

«In molti ci hanno fatto notare di non sapersi esprimere sul 5G perché non conoscono abbastanza la tecnologica e per questo abbiamo promosso un evento per fare chiarezza», fa presente il presidente dell’Ordine Andrea Falsirollo. «L’emergenza Covid ha evidenziato un’estrema fiducia negli organi che tutelano la nostra salute, ma sulla nuova tecnologia, invece, sembra che i pareri degli esperti non convincano e le fake news si sprecano».

«L’Italia è stato il primo Paese europeo a sperimentare il 5G perché ci si rende conto che è indispensabile per dispositivi come le auto a guida autonoma in cui i tempi di latenza, tra l’esecuzione del comando e la sua attuazione, devono essere evidentemente più rapidi di quelli di un sms o di un messaggio whatsapp», spiega Mario Frullone, direttore Scientifico della Fondazione Ugo Bordoni. «Siamo di fronte a una rivoluzione industriale che porta con sé inevitabili timori e molte false notizie. Un mese e mezzo fa linee guida hanno ribadito che non ci sono evidenze circa l’eccesso di preoccupazioni. Il principio di precauzione resta comunque alto la ricerca continua a indagare e a fare il suo corso».

Durante il webinar è stato spiegato che i limiti imposti in Italia legati all’uso dei terminali sono molto più rigidi di quelli esteri, e che la densificazione delle antenne con frequenze millimetriche collegata all’utilizzo di questo tipo di tecnologia in realtà comporta una diminuzione dei livelli di potenza.«Le frequenze millimetriche non penetrano nell’organismo ma restano a livello della pelle e le antenne cosiddette intelligenti possono valutare la potenza irradiata. Se supera determinati parametri si riduce o azzera”, evidenzia Frullone, facendo notare che si tratta di tecnologie rivoluzionare anche in ambito medico, per la sanità a distanza.

Sabrina Poli, dell’ARPAV ricorda che le bande di frequenza tra i 694 e i 790 MHZ al momento sono occupate dal digitale terrestre, e non saranno libere prima del luglio 2022. «ll gestore deve presentare una Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al Comune, corredata di tutta la documentazione tecnica e scientifica e l’installazione degli impianti avviene solo dopo il parere favorevole dell’Arpav», evidenzia la relatrice. «Il controllo è sia preventivo, con l’analisi della massima potenza dell’impianto, sia con periodici monitoraggi per rilevare le frequenze».

«Mi occupo dell’argomento da quasi 30 anni e se prima le preoccupazioni si riversavano sulle onde televisive, nel tempo si sono focalizzate sui campi elettromagnetici», fa notare Alessandro Polichetti del Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni e Fisica Computazionale dell’ISS. «Negli ultimi due anni, però, c’è un attacco diretto alla tecnologia specifica del 5G. Chi si opponeva negli anni ’90 proponeva più antenne a bassa potenza, ora è il contrario, si teme il proliferare di antenne che in realtà garantiranno livelli di esposizione più uniforme. L’organismo è esposto alle onde elettromagnetiche, e in parte le assorbe. Per questo ci sono standard recepiti dall’Unione Europea sui limiti di esposizione, che in Italia sono persino più rigidi, visto che contemplano la tutela a lungo termine. Le preoccupazioni sono legittime, ma non si capisce tanto accanimento su una singola tecnologia».

Diego Dainese, docente all’Università di Padova fa notare che se la soglia di qualità è fissata a 6 volt al metro, ci sono elettrodomestici come un banale forno a microonde che ne emanano fino a 16 e da cui è bene tenersi alla distanza di almeno un metro quando sono in funzione. E conclude: «Nell’utilizzo di un cellulare i valori più alti sono nell’esposizione attiva, ossia quando è l’utente stesso a scegliere di esporsi».

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4 Comments

4 Comments

  1. Davide

    05/06/2020 at 13:31

    Salve,
    non voglio dilungarmi particolarmente, e non condividendo assolutamente l’approccio e le modalità con cui si è organizzato l’incontro ed esposto gli argomenti (tutti guarda caso a favore della nuova tecnologia 5G), mi limito a segnalare questo breve articolo del Fatto Quotidiano che parla della recente sentenza della Corte d’Appello di Torino, che conferma i gravi effetti sulla salute delle onde elettromagnetiche dei dispositivi mobili e il conflitto d’interessi che minano gli esiti della Commissione Internazionale per la Protezione dalle onde non ionizzanti (Icnirp), sempre citata nella v”ostra” conferenza a difesa della tecnologia 5G, oltre che evidenziare l’ambiguo comportamento delle varie istituzioni pubbliche che dovrebbero operare a tutela della salute pubblica ma che nella realtà fanno altro..

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/14/cellulare-e-tumori-una-sentenza-conferma-il-nesso-e-ora-la-posta-in-gioco-e-sempre-piu-alta/5670809/

    Grazie

  2. Enrico

    06/06/2020 at 09:43

    Condivido l’osservazione di Davide: non si organizza un convegno il cui proclamato fine dovrebbe essere quello di fare chiarezza sui rischi di una nuova tecnologia con potenziale impatto ambientale e sanitario, invitando solo relatori a favore, senza possibilità di reale contraddittorio. Questa, in una parola, è “propaganda”.
    Altri ampi dubbi sorgono sulla altrettanto proclamata supervisione di Arpav. Si dice che abbia l’esatta mappatura di tutte le antenne presenti sul territorio: ne siamo proprio certi? Si parla di 352 impianti di trasmissione nella città di Verona. Domanda: Verona Fiere, solo per fare un esempio, per Arpav conta come un impianto, o vengono effettivamente computate le molte decine di antenne e ripetitori disseminati sul palazzo Agricenter, su pali ed altri immobili del quartiere fieristico? E la torre impiantata in mezzo alla città, sempre in zona fiera, conta per un impianto o vengono effettivamente contate le decine e decine di potenti antenne ivi installate?
    E Arpav ha mai fatto delle opportune misurazioni sulla potenza emessa, sempre nella stessa zona (via Zanella), da impianti di comunicaziine radio di noto istituto di vigilanza che, in certi orari, disturba anche le trasmissioni televisive?
    Siamo certi che Arpav non faccia come per il monitoraggio degli inquinanti atmosferici la classica media dei polli? Quando ad Arpav, qualche anno fa, è stata chiesta una puntuale campagna di rilevazioni della qualità dell’aria con stazione mobile nel quartiere Borgo Roma (in via Redipuglia), le rilevazioni sono state sospese per l’intero periodo della Fiera Cavalli (con il suo enorme afflusso di auto e tir) spostando altrove la centralina.
    Ci possiamo veramente fidare? Pur senza mettere in dubbio la buona fede della relatrice Arpav presente al convegno, siamo certi che tale ente abbia davvero la puntuale e completa mappatura della situazione?
    Poi, finché le nomine dei direttori generali di questo ed altri enti saranno “politiche” potremo davvero confidare nell’indipendenza ed obiettività dei risultati, o questi potrebbero essere condizionati dalle esigenze della “ragion di stato”? E il dipartimento di Prevenzione e Protezione dell’ASL ha nulla da raccomandare sul tema?
    Ringrazio Verona-In che è tra le rare fonti informative che permettono ai lettori di esprimere pareri ed idee per un libero, utile e costruttivo confronto.
    Cordialmente

  3. Alessandra

    06/06/2020 at 14:28

    A me non sembra che la guida autonoma di un’auto possa giustificare il bombardamento di radiazioni a cui sarà sottoposta l’umanità. Radiazioni nocive dannose per la salute, come confermano numerosi studi scientifici indipendenti. Oltre a gravissime malattie a cuore e cervello, avete mai sentito parlare di elettrosensibilità? Vi invito ad approfondire l’argomento. Altro che “radiazioni che restano a livello della pelle” o “organismo che assorbe le onde elettromagnetiche”. Certo, le assorbe, magari potesse respingerle! Ma tra 2g 3g e 4g ora pure 5g….il corpo si satura e scoppia. Non mi sembra si tratti di rivoluzione ma involuzione. E nemmeno una maggior velocità di connessione mi pare un valido motivo per cadere in questa trappola mortale. Maggior velocità, ma per cosa? Le nostre vite sono già in accelerazione, stressate, non abbiamo bisogno di piu velocità ma anzi, di fare un passo indietro, mille passi. Ragioniamo un attimo, fermiamoci a pensare!
    https://oasisana.com/2020/05/22/stiamo-male-5g-le-testimonianze-shock-di-chi-e-gia-costretto-a-viverci-e-subirlo/

    https://www.ohga.it/vita-da-elettrosensibili-le-storie-di-chi-ha-rinunciato-a-tutto-per-proteggersi-dai-campi-elettromagnetici/#:~:text=Paolo%20Orio,Elettrosensibili%2C%20elettrosensibile%20da%2019%20anni.

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