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Cultura

Il Pantheon dei veronesi illustri per dare un volto al passato

Se vogliamo fare amicizia con i nostri concittadini più famosi possiamo recarci in Biblioteca Civica che, oltre a custodire volumi di inestimabile valore, dal 1939 ospita la Protomoteca.

Biblioteca civica, promoteca, Verona
Biblioteca civica, promoteca, Verona

Se vogliamo fare amicizia con i nostri concittadini più famosi possiamo recarci alla Biblioteca Civica di Verona che, oltre a custodire volumi di inestimabile valore, dal 1939 ospita la Protomoteca di Verona.

Nella speranza che la ripartenza non faccia calare l’oblio sulle migliaia di selfie e immagini di donne e uomini che anche a Verona con la loro professionalità e senso civico hanno saputo traghettarci fuori dall’emergenza proponiamo di sfogliare non solo la gallery del nostro cellulare ma anche quella dei grandi protagonisti del passato cittadino.

Dare un volto al passato (e in questo periodo appena trascorso) anche al presente, aiuta a far maturare la consapevolezza e l’idea che la storia è fatta di uomini e donne come noi: come a dire che si può sempre fare qualcosa e prendere spunto dal loro exemplum virtutis. Un interessante libro di qualche anno fa di Chiara Gattoli, Il pantheon dei veronesi illustri ci racconta la storia di questo “monumento”. Se vogliamo quindi fare amicizia con i nostri illustri concittadini possiamo per esempio recarci alla Biblioteca Civica di Verona, che, oltre a custodire volumi di inestimabile valore, ospita dal 1939 la Protomoteca di Verona, che raccoglie una collezione di busti e medaglioni delle personalità illustri della città.

Perché è importante?
La storia della Protomoteca è importante perché racconta un pezzo della Verona dell’epoca post risorgimentale e il suo tentativo di rinascita economica e sociale, che parte proprio dall’esaltazione delle glorie del passato.

Quando e dove nasce?
La nascita della Protomoteca, chiamata anche Pantheon di Verona, risale al 1870, anche se l’idea era già stata proposta un ventennio prima dall’architetto Giacomo Franco. Ai tempi il luogo deputato ad ospitare gli illustri veronesi è la Loggia di Frà Giocondo nel Palazzo Consigliare in Piazza dei Signori, in quanto sede dell’antico governo cittadino, da sempre rappresenta l’indipendenza civica della città. L’inaugurazione del Pantheon avviene il 5 giugno del 1870 in occasione della festa dello Statuto Albertino, ma i lavori si protraggono fino alla fine dell’800.

Qual è la funzione originaria?
Il Pantheon veronese risponde all’esigenza di uno degli obiettivi, assieme alla rinascita economica e sociale, del programma politico del sindaco Giulio Camuzzoni (1867-1883): l’educazione popolare. Nel suo discorso di inaugurazione, denso di contenuti patriottici, Camuzzoni ribadisce come «il cittadino, inspirandosi alle gesta dei nostri grandi, sentirà una nobile fiamma che lo purgherà di ogni basso effetto; egli darà lena a compiere i suoi doveri; gli aprirà fors’anco la via della gloria». A Camuzzoni si devono anche i monumenti al poeta patriota Aleardo Aleardi nel 1883, al Re Vittorio Emanuele II nel 1883 e nel 1887 quello di Giuseppe Garibaldi. Cinque anni prima, in Piazza dei Signori viene collocata anche la statua di Dante Alighieri, realizzata da Ugo Zannoni. Significativo anche il pensiero di lungimirante ottimismo che prevede, già nella collocazione originaria, anche numerosi spazi vuoti per l’inserimento di futuri “uomini illustri”.

Come vengono scelti gli uomini illustri?
Il 14 dicembre del 1870 un comitato composto da Ettore Scipione Righi (liberale), Pietro Paolo Martinati (progressista), Ottavio di Canossa (cattolico) stendono le Norme per il conferimento delle onorificenze, nelle quali viene indicato che si possono accogliere i ritratti di illustri di ogni epoca «che per eminenti prove d’ingegno, o per geste preclare avranno conseguita una celebrità durevole, conosciuta ed apprezzata in tutta la penisola, od almeno avranno portato un aumento notevole al lustro municipale di Verona».

La commissione stila due liste: la prima comprende 48 nomi e «contiene gli uomini illustri la cui celebrità è di primo ordine per la città o provincia» per i quali «le Amministrazioni comunali restano autorizzate a provvedere senz’altro» alla collocazione dei ritratti; la seconda comprende 28 nomi e prevede che venga conferita l’onorificenza «quando però la spesa necessaria, in luogo del Comune, sia sostenuta dai privati»

Il progetto della Giunta, infatti, conta anche sulla collaborazione dei privati. Per questo, già nel 28 dicembre del 1870, viene inviata una lettera a ciascuna famiglia, istituzione potenzialmente interessati a tramandare con un busto o un medaglione la memoria del proprio antenato, concittadino, benefattore. Purtroppo pochi rispondono all’appello e degli otto doni pervenuti alla Protomoteca, solo due, il medaglione di Ludovico Canossa e quello di Giovanni Battista Spolverini provengono da finanziamenti privati, gli altri provengono da enti locali. L’amministrazione comunale si fa carico quasi totalmente delle spese che diventano una voce fissa del bilancio cittadino.

E i grandi esclusi?
Anche se le Norme stilate sembrano seguire un certo rigore, le scelte degli “eletti” risultano soggettive. Tra gli esclusi ci sono molti personaggi, fra i quali anche importanti personalità risorgimentali come Carlo Montanari, giustiziato nel 1853 a Belfiore. Nel caso di Montanari, la motivazione può essere legata alla volontà di non eleggere un martire del periodo risorgimentale più meritevole di altri e il fatto che proprio la fama di questi eroi fosse talmente consolidata e viva da far ricadere la preferenza su altri personaggi meno conosciuti, legati all’arte e alla scienza, in sintonia con la finalità educativa dell’opera. Le mancanze sono molte, legate a contingenze politiche e culturali dell’epoca, vedi anche la presenza di sole due donne, Caterina Bon Brenzoni e Isotta Nogarola (nel Pantheon di Venezia sono tre le presenze femminili).

A chi viene affidata la realizzazione delle opere?
La realizzazione delle opere viene affidata sia ad artisti locali noti, che emergenti, in quanto la finalità è di concludere i lavori in breve tempo e allo stesso tempo promuovere gli artisti veronesi. I primi marmi collocati sotto la loggia sono i medaglioni di Giovanni Cotta, di Giambettino Cignaroli ed il busto di Michele Sanmicheli scolpito nel 1857 dal giovane Zannoni e già di proprietà del Comune; nel 1899 viene collocato l’ultimo busto, quello del Vescovo Gian Matteo Giberti attribuito a Cesare Poli. Strettamente legato alla storia della Protomoteca è la figura del pittore-incisore Giulio Sartori che nel 1881 esegue le copie di alcuni medaglioni, dando vita ad una pubblicazione (Protomoteca Veronese disegnata da Giulio Sartori), edita a fascicoli, che raccoglie cinquantuno litografie abbinate ad altrettante biografie redatte dai più importanti studiosi veronesi. La sua opera è estremante importante perché le informazioni riportate, hanno permesso, successivamente, di indentificare gli artisti coinvolti e hanno consentito di accertare autori di alcune opere non firmate o erroneamente attribuite ad altri artisti.

Perché la Protomoteca, ora si trova alla Biblioteca Civica di Verona?
Agli inizi del XX secolo si avverte la necessità di cambiare collocazione alle opere, per preservale dal deterioramento e dagli atti vandalici. A queste ragioni, nel ventennio fascista si aggiungono altre motivazioni di carattere politico: il Pantheon non viene più visto come un monumento con valore educativo, pertanto la collocazione originaria, viene considerata poca consona. Le opere vengono spostate definitivamente nel 1939 nel salone d’ingresso della Biblioteca Civica, che nel frattempo è stata riammodernata. Nella nuova cornice, la Protomoteca, sotto la guida di uomini colti come Messedaglia, Forti e Fainelli, che vogliono fare della Biblioteca il luogo civico simbolico della storia culturale, scientifica e artistica di Verona, acquista un significato diverso, acquisendo un ruolo di illustrazione iconografica del sapere, in sintonia con la nuova cornice che la ospita.

Written By

Marta Morbioli, veronese, laureata in Filologia Italiana presso la Facoltà di Lettere di Verona, specializzata in libri antichi con un Master in Storia e tecnica dell’editoria antica. Da sempre vive vite parallele tra la passione per la storia e le sue fonti e il lavoro come knowledge management. Il suo obiettivo è sfidare le leggi della matematica e far incontrare le due strade.

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