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Vangelo

Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo

Non siamo chiamati a sognare la felicità nel paradiso dell’aldilà, ma dobbiamo cercare di costruire il paradiso nell’aldiquà. A fare di questa terra un giardino per una nuova umanità

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Giovanni

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Matteo 28,16-20.

«Andate e fate discepoli tutti i popoli». La nuova traduzione della Bibbia non dice più andate e “ammaestrate”, ma andate e “fate discepoli”. Cambia profondamente il senso del “mandato” di Gesù. Chi è infatti il “discepolo”? Il discepolo è colui che “impara”, che “ascolta”. Essere cristiani autentici vuol dire, non smettere mai di imparare, di ascoltare, di cercare.

In passato la chiesa si è presentata spesso come “maestra”, dimenticando quello che ha detto Gesù: «Non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo». Papa Francesco nella Evangelii Gaudium ci ricorda che più che “maestri” dobbiamo cercare di sentirci tutti dei “compagni di strada” delle donne e degli uomini di tutte le culture e di tutte le religioni.

Madre Teresa diceva: noi siamo la matita di Dio. Tocca a noi oggi, attraverso la nostra vita “scrivere” il Vangelo. Cioè tocca a noi rendere visibile l’invisibile. Rendere visibile la presenza misteriosa di Dio. Un compito non facile, ma ci confortano le ultime parole di Gesù prima di lasciarci: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» Festa dell’Ascensione non vuol dire festa dell’assenza, ma di un nuovo modo di presenza. Gesù scompare, ma non abbandona. Anche noi, come le prime comunità cristiane, nei momenti di crisi e di sconforto, abbiamo bisogno di ricordarci che: “Lui è sempre con noi”.

Forse il significato profondo dell’Ascensione lo troviamo nelle parole di Luca negli Atti degli Apostoli: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?».Gesù ci avverte di non separare mai il cielo dalla terra. Non possiamo limitarci a guardare in alto, ad andare a Messa. Dobbiamo sporcarsi le mani con la realtà. Se si dimentica la terra si rischia di cadere in un ingenuo spiritualismo, adatto solo a creare illusioni e ricatti. Se si rinnega il cielo si corre il pericolo di ridurre tutto ad un banale materialismo, perdendo la dimensione dei sogni, dell’immaginazione, delle utopie, della speranza.

Non siamo chiamati a sognare la felicità nel paradiso dell’aldilà, ma dobbiamo cercare di costruire il paradiso nell’aldiquà. A fare di questa terra un giardino per una nuova umanità. Incominciando innanzitutto ad essere noi più accoglienti, rispettosi e attenti soprattutto a coloro che sono in difficoltà. In questo tempo di pandemia potremmo tradurre questo invito con altre parole: “Andate e, come miglior antivirus, cercate di contagiare tutti con l’epidemia dell’amore. Profumate con i vostri sguardi tutti coloro che incontrerete”.

In che modo? Ce lo ha insegnato Gesù: vivendo l’amore. Ricordandoci sempre che per il Vangelo amare è servire, è lavarsi i piedi gli uni gli altri.

Don Roberto Vinco
Domenica 24 maggio 2020

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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