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Cosa rimane della libertà di stampa nel nostro Paese?

Ci eravamo scandalizzati al tempo della diatriba tra Berlusconi e Montanelli per la linea editoriale de Il Giornale, ora la situazione si è fatta molto più rischiosa per la libertà dell’informazione.

Ci eravamo scandalizzati al tempo della diatriba tra Berlusconi e Montanelli per la linea editoriale de Il Giornale, ora la situazione si è fatta molto più rischiosa per la libertà dell’informazione.

Che il controllo delle fonti di informazione di una nazione risulti strategico, sia economicamente che politicamente, è risaputo. Infatti, all’inizio dei colpi di Stato vengono occupate le stazioni radio e televisive, oltre che bloccati i giornali. Ma anche in un Paese democratico le informazioni non sempre sono indipendenti, perché spesso vengono condizionate dai poteri politici ed economici.

In Italia gli editori puri che pubblicano le informazioni senza omissioni e/o manipolazioni sono rari; per la maggior parte si tratta di editori che hanno anche altri interessi. Silvio Berlusconi, capo di un partito, è imprenditore in molti settori economici e proprietario di Mediaset. Lo scorso 24 aprile gli Agnelli-Elkann, tramite la holding finanziaria olandese Exor, hanno acquistato dalla CIR di De Benedetti il Gruppo editoriale GEDI e ora controllano il maggior gruppo giornalistico italiano: la Repubblica, la Stampa, il Secolo XIX, l’Espresso, giornali locali, siti web, radio.

Caltagirone, imprenditore nel settore immobiliare e delle costruzioni, è anche proprietario di molti giornali. Urbano Cairo è il proprietario del Corriere della Sera, della Gazzetta dello Sport e dell’emittente televisiva La7. È il presidente di Cairo Communication e di RCS MediaGroup (di cui è anche amministratore delegato). L’editore, che è stato un collaboratore e ammiratore di Berlusconi, ha confessato di amare la politica e di esserne tentato, anche se per il momento non avrebbe il tempo per dedicarsi ad essa.

I più importanti mezzi di informazione italiani sono concentrati nelle mani di pochi proprietari, che spesso li utilizzano per sostenere o criticare il mondo politico. Un’altra anomalia riguarda le sovvenzioni economiche pubbliche per il settore dell’informazione, che hanno prodotto giornali di partito che, pur senza lettori e con poche uscite annuali, godono di finanziamenti da parte dello Stato. Finanziamenti che avrebbero potuto essere erogati ai pochi editori puri che cercano di proporre informazioni slegate dai poteri economici e politici.

Ma, oltre ai giornalisti che si “vendono” al potere, esistono anche quelli che sono costretti a vivere sotto la protezione delle forze dell’ordine a causa delle minacce ricevute. Va rilevato che il livello di violenza contro i veri giornalisti continua a crescere, soprattutto a Roma e nelle regioni meridionali del nostro Paese il quale, anche per questo motivo, non si trova ai primi posti tra gli stati con maggiori garanzie per la libertà di stampa.

A tale riguardo, va sottolineata la vicenda dell’ex direttore di la Repubblica Carlo Verdelli, oggetto per quattro mesi di pesanti intimidazioni, tali da dover muoversi sotto scorta. Le gravi minacce annunciavano la sua morte (e quella della figlia) per il 23 aprile 2020. Proprio il 23 aprile era convocato il Consiglio di amministrazione del gruppo GEDI, editore di la Repubblica. Alle ore 14 la proprietà, che non ha mostrato una particolare solidarietà nei confronti di Verdelli, con una semplice telefonata comunicava al direttore della testata il suo licenziamento. Balza all’occhio la coincidenza nelle date. Con questa operazione, il gruppo finanziario Exor ha rafforzato il proprio arsenale mediatico a scapito della libertà di stampa.

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Carlo Verdelli

Carlo Verdelli

Lo abbiamo verificato nella recente polemica sulle garanzie per un prestito di 6,3 miliardi di euro chieste allo Stato italiano da Fiat Chrysler Automobiles (Fca), una controllata di Exor. I due nuovi direttori, Maurizio Molinari di la Repubblica e Massimo Giannini della Stampa, si sono prodigati a difendere l’operazione, descrivendolo il loro editore come un filantropo.

Il direttore Maurizio Molinari, come riporta il Fatto quotidiano, avrebbe impedito la pubblicazione di un comunicato del Cdr, che si dissociava da un titolo troppo generoso nei confronti della richiesta di garanzie statali per il prestito chiesto da Fca. Dai giornali di proprietà del gruppo Agnelli-Elkann, e non solo, è stato completamente ignorato che il prestito eviterebbe, alla dinastia degli eredi-azionisti Agnelli-Elkann, di intaccare le casse delle loro holding, da dove uscirà un dividendo straordinario di 5 miliardi di euro.

Purtroppo, i più importanti mass-media del nostro Paese, eseguono pedissequamente gli ordini delle proprietà che, in questo caso, sono diretti a difendere gli interessi economici degli editori, ma che potrebbero, anzi, che già lo fanno, intervenire per pilotare le scelte elettorali degli italiani, scatenando vere e proprie campagne ostili ai politici scomodi e, viceversa, sostenendo quelli a loro favorevoli.

Non voglio scordare quelle piccole testate che usano il proprio mezzo d’informazione per mascherare, come libere informazioni, le cosiddette “veline” politiche o, come opinioni obiettive, dei veri e propri annunci pubblicitari.

Mi si potrebbe obiettare che è sempre stato così; rispondo che mai, come in questo periodo, i giornali nazionali rispondono, in modo così palese, agli interessi economici e politici dei loro editori.

Ci eravamo, giustamente, scandalizzati al tempo della diatriba tra Berlusconi e Montanelli, per la linea editoriale de Il Giornale, ora la situazione si è fatta molto più rischiosa per la libertà dell’informazione nazionale.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

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Written By

Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

2 Comments

2 Comments

  1. giuseppe abbate

    20/05/2020 at 17:15

    Caro Giorgio, concordo al 100% con quanto scrivi sopra. Con questo atto d’imperio, prima contro il direttore di Repubblica Verdelli, e poi contro lo stesso Cdr, la libertà di stampa è morta! Come anche riferito sul Fatto Q. e su “Striscia Rossa”, siamo tornati indietro agli anni ’60, quando alla Fiat, comandava Valletta. Giuseppe

  2. Roberto Pisani

    20/05/2020 at 11:58

    La situazione in cui versa la libertà di stampa nel nostro Paese è molto difficile, purtroppo. E, come viene giustamente riferito nell’intervento, ricco di riferimenti precisi e fondati, la situazione sta peggiorando. C’è l’illusione che internet assicuri comunque la circolazione delle informazioni. Come sappiamo, invece, l’intervento scientifico e sistematico di tanti Stati canaglia, che si giovano anche di task force telematiche al soldo (nostro) di politici irresponsabili del nostro Paese, influenza pesantemente e negativamente il dibattito pubblico, alimentando fake news, confusione e stravolgimento della verità. Oltretutto, esistono almeno 4 giornali nazionali stampati che rispondono a queste stesse logiche, purtroppo, inquinando indirettamente anche le rassegne stampa radiofoniche.

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