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A Verona i non infetti sono il 95% ma crescono i domiciliati

Presentati i dati dell’indagine epidemiologica condotta su 2.061 veronesi. Sarebbero 1.645 i residenti nel Comune di Verona positivi asintomatici, quindi in grado di infettare

Ospedale

Presentati i dati dell’indagine epidemiologica condotta su 2.061 veronesi. Statisticamente sarebbero 1.645 i residenti nel Comune di Verona positivi asintomatici in grado di infettare. Tutti i domiciliati delle provincie del Veneto calano mentre a Verona aumentano.

16 maggio 2020 – Nelle scorse settimane sarebbero stati 10.575 i veronesi rimasti asintomatici dopo essere stati infettati dal Coronavirus e quindi con un ruolo fondamentale nella diffusione della malattia; mentre risulterebbero 1.645 i cittadini attualmente positivi asintomatici e quindi ancora in grado di infettare. Il 95% della popolazione non avrebbe invece contratto il Covid-19. Si tratta di proiezioni basate su un campione di 2.061 cittadini residenti nel Comune di Verona.

I dati, presentati oggi in municipio, sono l’esito dell’indagine epidemiologica iniziata lo scorso venerdì 24 aprile che ha fotografato statisticamente la distribuzione del virus a Verona e il numero di positivi asintomatici residenti in città, con un margine di errore dichiarato pari all’1,5%. Sul campione sono stati eseguiti il test sierologico per la ricerca degli anticorpi anti-CoViD-19 (IgA/IgG) e il tampone oro/nasofaringeo.

Lo studio è frutto della collaborazione tra il Comune di Verona e l’Ospedale Sacro Cuore di Negrar; nel Comitato scientifico anche l’Università di Verona e l’Azienda ospedaliera con la partecipazione dell’Ulss 9 Scaligera. A illustrare i risultati della ricerca sono stati il sindaco Federico Sboarina, il dottor Carlo Pomari responsabile del Servizio di Pneumologia dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, Massimo Guerriero, biostatistico e ideatore dello studio, il professor Albino Poli ordinario di Igiene dell’università di Verona e il dottor Claudio Micheletto direttore dell’Uoc di Pneumologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata.

«I risultati incoraggianti emersi dallo studio indicano che a Verona attualmente è presente un basso rischio di infezione grazie al comportamento virtuoso dei veronesi che hanno in maggioranza rispettato il periodo di lockdown», commentano Pomari e Guerriero, coordinatori dello studio. «Tuttavia non possiamo non sottolineare che ben 1.645 veronesi sono attualmente potenzialmente infettivi, lo 0,7% della popolazione. Questo dato consente di ritornare, per così dire, a una nuova normalità. A una sola condizione però: che siano mantenute rigorosamente tutte le misure di contenimento del contagio: uso della mascherina, igiene frequente delle mani e distanziamento sociale».

Molto importante per il prossimo futuro è il dato dei veronesi che non sono ancora venuti a contatto con il virus. «Questi sono quasi il 95% – proseguono Pomari e Guerriero –. Ciò ci obbliga a non farci trovare impreparati nei confronti di un’eventuale nuova ondata di infezioni in autunno mediante un’adeguata programmazione sanitaria sia della medicina del territorio sia ospedaliera. Anche in questo caso l’impatto sarà proporzionale alla nostra capacità di mantenere tutte le misure per la riduzione del contagio e alla corretta reattività dei sistemi sanitari».

Dai dati provenienti dalla Ulss 9 scaligera, evidenziati nelle infografiche pubblicate da Verona In, risulta però un trend che se confermato nei prossimi giorni potrebbe dovrebbe essere oggetto di indagine. A fronte infatti di un calo continuo di malati in terapia intensiva (attualmente 7), dei pazienti in area non critica (attualmente 94) e dei positivi (attualmente 1509) crescono le persone con l’obbligo di rimanere a casa: 944 il 13/05, 1027 il 14/05, 1075 il 15/05, 1087 il 16/05. E questo accade solo a Verona, visto che in tutte le altre province del Veneto i domiciliati sono in calo. Sono stati 6 i decessi nelle ultime 24 ore registrate, per un totale di 505. g.m.

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1 Comment

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  1. Redazione2

    16/05/2020 at 19:49

    Siamo ripartiti per motivazioni economiche con la convinzione che comunque ci sarà una ripresa del virus. Solo che dovremmo riuscire a controllare meglio i contagi, limitandoli. È forse proprio questo che manca però: un sistema stabile e serio di contenimento del Covid-19, in modo da conviverci e pagare un prezzo “accettabile”. Da qui l’appello alla responsabilità dei cittadini, che è la base da cui partire. Non aiuta però vedere che c’è un continuo variare dei limiti di sicurezza; parlo, ad esempio, dello spazio sempre più ridimensionato tra i tavolini di un bar o di un ristorante: 4 metri, 2 metri, 1 metro… Se continua così, al tizio con il metro che vediamo durante i vari TG tra un po’ basterà il doppio decimetro per misurare queste distanze. g.m.

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