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Il MES sembra uno zuccherino avvelenato e amarissimo

Il finanziamento del MES è poca cosa e nemmeno così conveniente, anzi, è un buco nero dal quale poi diventa estremamente complicato uscire.

Europa

Il finanziamento del MES è poca cosa e nemmeno così conveniente, anzi, è un buco nero dal quale poi diventa complicato uscire.

«L’Europa ci offre 37 miliardi subito e senza condizionalità, perché non prenderli?» Questo il mantra ossessivamente ripetuto da molti esponenti politici. Effettivamente l’Italia, come tutti gli altri paesi europei e del mondo, ha bisogno di soldi da spendere per le maggiori spese sanitarie dovute alla pandemia ed ancor di più per sostenere l’economia ed il welfare.

Ma andiamo con ordine: innanzitutto si tratta veramente di 37 miliardi di euro? Quello è il tetto massimo pari al 2% del PIL italiano, ma è da escludere che tale somma sia tutta disponibile. Come indicato al punto 3 della dichiarazione dell’Eurogruppo dell’8 maggio 2020, il finanziamento MES dovrà riguardare i “costi diretti ed indiretti dell’assistenza sanitaria, della cura e della prevenzione dovuti alla crisi Covid-19”.

Le spese correnti per la sanità sono state nel 2018 pari a circa 115 miliardi (6,6% del PIL), va da sé che le spese imputabili al Covid-19 non possono essere pari al 32% di tutta la spesa sanitaria italiana. Realisticamente la spesa imputabile alla pandemia non potrà superare gli 8-10 miliardi di euro.

Il programma di spesa sarà soggetto a crono-programma e rendicontazione stringente da parte del MES e non potrà essere utilizzato per la cassa integrazione o per generiche spese sanitarie, ma solo per spese dirette ed indirette del Covid-19.

Giova inoltre ricordare che questi 8-10 miliardi non saranno a fondo perduto, ma un prestito da restituire. La durata del debito sarebbe di 10 anni e gli interessi pari a circa il 0,18% annuo, un tasso di interesse particolarmente vantaggioso se comparato con quello dei BTP decennali nei giorni scorsi pari a 1,88%.

Il risparmio di interessi passivi rispetto ai BTP, su una linea di credito di 10 miliardi, sarebbe di 170 milioni di euro l’anno. C’è tuttavia un’altra considerazione da fare: per il MES si tratta di un credito privilegiato e garantito e di conseguenza i BTP accesi sul Mercato risulterebbero di fatto subordinati.

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Questo ha un prezzo ed è normale che i creditori dei BTP esigano un maggior premio per il maggior rischio. Quanto? Probabilmente poco, magari solo 5 punti base (0,05%) ma su 400 miliardi di euro che sono le obbligazioni che l’Italia dovrà rinnovare nei prossimi 12 mes,i si tratta di maggiori costi per 200 milioni di euro. Ma allora il gioco non vale la candela, l’accesso al MES potrebbe rivelarsi economicamente beffardo.

L’accesso a questa linea di credito “pandemica”, trattandosi di assistenza finanziaria di tipo precauzionale, non comporta un immediato programma di aggiustamento macroeconomico, ma ai sensi dell’art. 3 del reg. 472/13 è prevista una “sorveglianza rafforzata” che può sfociare successivamente, a garanzia del credito erogato, in condizionalità più incisive e pesanti.

Vero, nessuna condizionalità per l’accesso alla linea di credito del MES, ma un forte rischio di condizionalità differite quando fra 12-18 mesi, finita l’emergenza Covid-19, la situazione del debito pubblico italiano sarà più critica. Con un rapporto debito/PIL che sarà cresciuto dall’attuale 134% ad un probabile 160%, ulteriori declassamenti da parte delle Agenzie di rating, con una riduzione degli acquisti di debito pubblico da parte della BCE attraverso il QE, con gli inevitabili attacchi speculativi al debito italiano ed un conseguente aumento dello spread a livelli del 2011, già sappiamo come andrà a finire.

Non è nemmeno vero che il finanziamento sarà immediato: a partire dalla conferma dopo l’iter burocratico il finanziamento avverrebbe a scaglioni mensili del 15% del totale, rateizzato quindi in 7 mesi. Già, perché il Meccanismo di Stabilità i soldi li deve prima recuperare sul mercato tramite l’emissione di obbligazioni, dopo che l’Italia negli anni scorsi ha già versato 14 miliardi di euro allo stesso MES.

Ma quanti paesi della Ue accederanno alla linea di credito pandemica del MES? Non certo i paesi del nord Europa, ma a quanto riporta l’Huffington Post nemmeno Spagna, Portogallo e Grecia che sembrano al momento aver già declinato l’offerta. Solo l’Italia chiederà il finanziamento del MES? Lo stigma è inevitabile.

Il finanziamento del MES è poca cosa e nemmeno così conveniente, ma soprattutto sembra uno zuccherino avvelenato per accompagnare docilmente l’Italia verso la Troika, un buco nero amarissimo dal quale è poi complicato uscire.

Claudio Toffalini

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Written By

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

2 Comments

2 Comments

  1. Francesco

    23/05/2020 at 08:31

    Domanda provocatoria. Un paese che annuncia rivoluzioni da decenni e non ne ha mai fatta una, che ha speso grosse risorse derivate dalla flessibilità senza avere alcun impatto sul benessere della collettività, che realizza da tempo avanzi primari togliendo risorse a settori fondamentali, che avrà enormi difficoltà a finanziarsi una volta finito l’ombrello della BCE, questo paese non ha forse qualche vantaggio ad accedere queste risorse pur accettando il monitoraggio da parte degli organismi europei? Dall’altra parte qualche stimolo in più per iniziare a fare delle vere riforme non può essere salubre ad una politica che ha fatto dell’immobilismo la sua essenza? Infine, dal punto di vista di un paese efficiente che partecipa a questo meccanismo comunitario, non è legittimo richiedere un minimo di controllo sulla spesa di importi così elevati?

  2. Marcello

    16/05/2020 at 18:46

    Ok, Claudio: discorso intelligente. Speriamo nel Recovery Fund e, comunque, in Europa qualcosa dovrà pur cambiare … o no?

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