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Interviste

Traguardi possibili, far capire ai veronesi che il futuro è ciclabile

INTERVISTA – Il consigliere comunale Tommaso Ferrari e Beatrice Verzé della 5ª Circoscrizione: «Apriamo insieme il nuovo capitolo della mobilità sostenibile, che non è né di sinistra né di destra».

INTERVISTA – Il consigliere comunale Tommaso Ferrari e Beatrice Verzé della 5ª Circoscrizione: «Apriamo insieme il nuovo capitolo della mobilità sostenibile, che non è né di sinistra né di destra».

Da quando il Covid-19 è entrato prepotentemente nelle nostre vite, ci si è spesso chiesti come cambierà la nostra quotidianità quando si potrà tornare alla normalità. Ma quale normalità dovremo scegliere? Accetteremo che tutto torni uguale a prima? Siamo davvero sicuri che il “prima” fosse congeniale alla nostra salute? Cosa potrebbe cambiare in meglio nel nostro modo di vivere, di spostarci, di recarci sul luogo di lavoro? Abbiamo rivolto queste domande a Tommaso Ferrari, consigliere comunale di Traguardi, e a Beatrice Verzè, consigliera di Traguardi in 5ª Circoscrizione.

– Qual è la proposta di Traguardi per la città di Verona rispetto alla mobilità sostenibile e alle sfide della viabilità post emergenza?

Tommaso Ferrari. «La nostra proposta si ispira a qualcosa che è già in atto in città come Milano, Roma e Bologna, ma anche in altri centri europei, come Barcellona e Madrid. La Fase 1 sarebbe stata perfetta per agire, vista l’assenza di traffico e la possibilità di lavorare senza creare disagi. Traguardi propone la disposizione di nuovi percorsi ciclo pedonali, che potrebbero ricalcare le linee degli autobus affiancando una corsia preferenziale per chi si muove su due ruote o a piedi. Dove c’è lo spazio, chiaramente. Dove non c’è, si possono pensare alternative. Questo permetterebbe di evitare l’assembramento nei mezzi pubblici consentendo il distanziamento sociale richiesto dall’emergenza Coronavirus. La risposta non può essere solo ed esclusivamente l’auto privata che inquina».

Tommaso Ferrari

Tommaso Ferrari

– A che punto si trova l’amministrazione comunale rispetto a nuove piste ciclabili, nuove zone pedonali e in genere per quanto riguarda la mobilità sostenibile?

Tommaso Ferrari. «Ci saranno nuove aperture, a breve, di piste ciclabili che erano già in programma. Il problema fondamentale è la caratteristica a spot che questi percorsi hanno. Non esiste una vera e propria rete ciclabile a Verona: ogni quartiere è dotato di pochi chilometri di percorsi preferenziali che si interrompono bruscamente. Per mettere in rete questi percorsi sono necessari coraggio politico e una programmazione a lungo termine, di ampio respiro. Dove non c’è spazio, un’ipotesi potrebbe essere quella di istituire nuove zone 30 (qualche timida risposta sta arrivando) o zone pedonali nei quartieri come sperimentazione. Ci sono tante soluzioni, tante proposte, tante idee. Ci vuole creatività».

– Per quanto riguarda le zone ciclo pedonali nei quartieri, qual è la proposta di Traguardi?

Beatrice Verzè. «Il tema della mobilità sostenibile va di pari passo con la creazione di zone pedonali nei quartieri. Non dobbiamo dimenticarci che la popolazione veronese non vive tutta in centro città, anzi. Abbiamo proposto di creare delle Zone a trafffico limitato (Ztl) in periferia, provando a partire da un quartiere sperimentale e vedere se la cosa funziona. Non stiamo dicendo di rivoluzionare tutto, ma semplicemente di iniziare piano piano con piccoli accorgimenti e piccoli cambiamenti. Crediamo che sia un modo per dare vita ai quartieri e renderli più attrattivi, anche per quanto riguarda i negozi di vicinato. Se vogliamo davvero mettere le periferie al centro, come è stato detto più volte, bisogna cominciare a parlare di nuovi modi di spostarsi e a ripensare la vivibilità del quartiere stesso. La mobilità sostenibile deve riguardare non solo il tragitto quartiere-centro, ma anche il tragitto quartiere-quartiere. Abbiamo esempi funzionali, come Bologna, perché non sfruttarli? ».

– A Verona è sempre stato difficile il dialogo tra automobilisti e ciclisti. Esiste un punto di incontro?

Tommaso Ferrari. «Non deve passare un messaggio di abolizione delle auto; è irrealistico. Bisogna dare ad automobilisti e ciclisti alternative e opportunità per spostarsi in sicurezza perché tutti hanno diritto a vivere la mobilità in modo sereno. Non è una scelta facile per un amministratore perché quanto più coraggiosa è la decisione presa, tanto meno è il consenso che genera nell’immediato. Se da un lato la politica deve ascoltare i cittadini, dall’altro una politica che ascolta solo i sentimenti è fallimentare perché si rivela incapace di lungimiranza, progettazione e attenzione».

– Rispetto a temi come l’ambientalismo, l’ecologia, la mobilità sostenibile, la green economy come giudica l’operato dell’amministrazione comunale?

Tommaso Ferrari. «Bisogna smettere di considerare di sinistra tutto quello che riguarda la sostenibilità e l’ecologia. Sono scelte che riguardano tutti i cittadini e tutte le cittadine e quindi tutte le parti politiche. Verona è una grande città, ma deve essere grande non solo per la quantità di turisti “mordi e fuggi” che vi si recano annualmente o perché soddisfa appetiti di mercato. Allargando lo sguardo anche a livello europeo, ci si rende conto che una città è grande anche perché investe in qualità: una qualità che comprende turismo, offerte, trasporti ed infrastrutture, scelte e futuro».

Beatrice Verzè

Beatrice Verzè

– La 5ª Circoscrizione fa convivere una vocazione industriale-commerciale con i 37.039 abitanti censiti al 15 dicembre 2019. Un rapporto difficile in una zona dove insistono interessi economici difficilmente conciliabili con le esigenze della popolazione. Rispetto a queste considerazioni come si pone Traguardi?

Beatrice Verzè. «Verona Sud è un nodo cruciale di spostamenti dalla zona della Bassa veronese verso il centro. Centri commerciali, come Adigeo, non hanno aiutato ad alleggerire il traffico, anzi. Anche qui il problema principale rimane la non continuità delle piste ciclabili. In 5ª Circoscrizione i percorsi non sono messi in sicurezza e sono dissestati. In Borgo Roma le ciclabili ci sono ma a cosa serve una pista di 300 metri che si interrompe per poi riprendere dopo altri 500 metri (ad esempio via Centro in direzione Sacra Famiglia)? Come Traguardi, in 5ª Circoscrizione abbiamo chiesto più collegamenti ciclabili sia verso il centro sia verso altri quartieri chiedendo, ad esempio, la creazione di una pista ciclabile sicura in via Basso Acquar. Gli stessi studenti universitari sollevano il problema di raggiungere il polo di Borgo Roma sia con i mezzi pubblici sia in bicicletta».

Annalisa Avesani

Written By

Annalisa Avesani. Laureata presso l'Università degli studi di Trento-Studi Internazionali (tesi sui gender studies con particolare focus sulle politiche di conciliazione lavoro-famiglia). Master in Studi Interculturali-Saperi e pratiche per l'accoglienza dei richiedenti asilo (Università degli studi di Padova). Iscritta al diploma di Human Security and Sustainable Development presso Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) di Milano. Attualmente lavora presso la CSSA Il Samaritano Onlus-Caritas diocesana veronese. annalisaavesani@gmail.com

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