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Cala la produzione industriale veronese, preoccupa il futuro

Confindustria Verona registra un calo del -3,41% e stima un peggioramento che potrebbe arrivare al -19,86%. Il Comune approva l’apertura di tende ed ombrelloni per le attività commerciali.

Confindustria Verona
Confindustria Verona

Confindustria Verona registra un calo del -3,41% e stima un peggioramento che potrebbe arrivare al -19,86%. Il Comune approva l’apertura di tende ed ombrelloni per le attività commerciali.

Nel primo trimestre del 2020 la variazione della produzione industriale veronese è di -3,41% congiunturale (da 0,20% nel quarto trimestre 2019), in un contesto nazionale che registra una flessione ancora più ampia (CSC –5,4%). Questi i dati forniti da Confindustria Verona sull’impatto dell’emergenza coronavirus nella città scaligera a partire da fine febbraio.

Le prospettive, secondo Confindustria, sono «di forte peggioramento. Per il secondo trimestre la caduta dell’attività potrebbe raggiungere il -19,86%. L’utilizzo della capacità produttiva peggiora con quasi 4 imprenditori su 10 che si dichiarano insoddisfatti».

Tiene al momento l’occupazione con delle prospettive in peggioramento che potrebbero portare a una riduzione del -1,13% nel secondo trimestre. Il contesto nazionale e internazionale si riflette sui dati delle vendite con tutti i mercati che segnano valori negativi. Le vendite sul mercato domestico registrano un calo pari a -3,05%, quelle europee hanno la flessione maggiore -3,84% mentre quelle extra-UE si fermano al -1,87%.

 Negative anche le performance del terziario con il 63% delle imprese dei servizi che registra una diminuzione del fatturato.

«Le misure restrittive legittimamente introdotte – commenta il presidente di Confindustria Verona Michele Bauli – hanno portato alla chiusura di circa il 60% delle imprese e gli effetti li stiamo registrando adesso. Sono soprattutto preoccupato dalle previsioni per il prossimo trimestre, che è stato il periodo con i maggiori giorni di chiusura delle imprese. Il -19,86% della produzione industriale veronese, non solo sarebbe il dato peggiore dal primo trimestre 2009, quando eravamo arrivati a toccare il -12,3% congiunturale, ma si tratterebbe dell’arretramento peggiore di sempre. Gli strumenti messi in campo dal Governo non si stanno dimostrando sufficienti occorre fare di più per evitare che la perdita di un quinto della nostra produzione diventi realtà».

Nel mentre, palazzo Barbieri ha approvato in giunta la decisione per gli esercizi di somministrazione già in attività, che ad oggi possono effettuare vendita di cibo e bevande d’asporto, e che siano già titolari di concessioni per l’occupazione del suolo pubblico, di riaprire tende ed ombrelloni.

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«Si tratta di un primo intervento di avvicinamento a quella più ampia apertura dei servizi di bar e ristoranti – spiega l’assessore Nicolò Zavarise –, prospettata per il prossimo 18 maggio. Un provvedimento che punta ad agevolare le attività, accrescendo la loro visibilità attraverso l’apertura di un ombrellone o dei tendaggi parasole installati all’esterno del locale. Sono segni distintivi di apertura, facilmente individuabili dalla clientela, che potrà anche proteggersi dal sole se in fila. In attesa di precise disposizioni da parte del Governo, fino ad oggi abbiamo operato per predisporre, in tempi rapidi, tutti gli strumenti adeguati a garantire le migliori condizioni per una ripartenza veloce ed immediata delle nostre attività economiche. L’intento dell’Amministrazione è quello di supportarle il più possibile, con la speranza che, quanto prima, possano tutte ricominciare a lavorare».

E sulle riaperture dal 18 maggio, il presidente di Confcommercio Verona Paolo Arena chiede «protocolli tempestivi, semplici e sostenibili per le aziende».

A creare preoccupazione è soprattutto il distanziamento di 4 metri previsto tra le persone: per Confcommercio, infatti, «se le indiscrezioni venissero confermate, i ristoranti veronesi perderebbero almeno il 70% dei posti». Il dato è stato calcolato dall’Ufficio studi di Fipe, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi sulla base delle dimensioni medie dei locali. La ristorazione italiana è infatti composta da piccole attività, che hanno in media una superficie di 90 metri quadrati e 62 posti a sedere. Un posto a sedere ogni 0,7 metri quadri, che scende a 0,6 nei locali più piccoli, ma che, con la previsione dei 4 metri quadri di distanziamento tra i commensali, scenderebbe sotto lo 0,3.

«La Fipe del Veneto – spiega Paolo Artelio, presidente provinciale Fipe Confcommercio Verona –, ha appena scritto una lettera al presidente Zaia e all’assessore Marcato per chiedere con forza che le linee-guida da adottare per la riapertura del 18 maggio siano poche, chiare e facilmente adottabili, soprattutto in tema di distanze minime. Diversamente, un gran numero di imprese sarebbero costrette a rinunciare a riaprire. Imporre distanze eccessive tra clienti così come procedure di sanificazione complesse vuol dire non voler far riaprire i ristoranti così come bar, gelaterie e pasticcerie».

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