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Vangelo

Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio

Quando qualcuno mi vuole bene, è l’energia misteriosa di Dio che mi rende felice. Quando regalo un piccolo gesto d’amore a chi mi sta accanto è il divino che è in me che si manifesta

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; e come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io-Sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che Io-Sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: Io-Sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
Giovanni 14,1-12.

Signore mostraci il Padre e ci basta”. Anche noi come Tommaso e Filippo di fronte alla domanda su Dio abbiamo tanti dubbi, tante crisi, tanti interrogativi. Anche noi vorremmo avere almeno qualche certezza. Che cosa risponde Gesù ai suoi discepoli? «Filippo, chi vede me vede il Padre … Io sono la via, la verità e la vita». Una risposta per noi molto difficile da capire.

Infatti dobbiamo tener presente che Gesù è un ebreo e parla a degli ebrei secondo le categorie filosofiche ebraiche. Per noi, figli della filosofia greca di Platone e di Aristotele, prima vengono i principi, cioè la Metafisica, e poi l’agire, cioè l’Etica. Per un ebreo invece prima viene la vita, l’esperienza, il fare, e poi i principi, le regole.

Quando allora Gesù dice “Io sono la via” vuol dire che la strada per entrare nel mistero di Dio è la stessa strada che ha percorso e indicato lui. La via è il luogo di chi cammina, di chi cerca, di chi accompagna. La via non è la meta, ma porta verso la meta. Il camminare comporta fatica e incertezza. Necessita di momenti di riposo e di ricerca.

Più difficile forse comprendere l’espressione: “Io sono la verità”. Infatti per noi la verità è un concetto, una idea, un ragionamento da spiegare. Per la cultura ebraica invece la verità è un modo di vivere. È quello che fai, quello che sei. Quindi anche per Gesù la verità è una persona da incontrare non qualcosa da spiegare o da possedere.

E da ultimo, che cosa vuol dire quando Gesù dice: “Io sono la vita” ? La risposta la troviamo nelle stesse parole di Gesù: “qualunque cosa farete al più piccolo dei vostri fratelli lo avete fatto a me”. Quindi è la vita, è l’incontro, sono i volti, la strada privilegiata per incontrare Dio.

In un momento così drammatico, come quello che stiamo vivendo, segnato dalla morte, dalla sofferenza e dalla paura, forse anche il piccolo segno di una primavera quest’anno così straordinaria, può diventare un piccolo segno di speranza e di risurrezione. Sono le tante testimonianza dei medici, degli infermieri che hanno dato la loro vita per salvare vite, che possono diventare per noi un esempio per rinascere dalle nostre ferite e tornare in piedi non come prima, ma meglio di prima.

Quando qualcuno mi vuole bene, è l’energia misteriosa di Dio che mi rende felice. Quando regalo un piccolo gesto d’amore a chi mi sta accanto è il divino che è in me che si manifesta. Sono questi piccoli gesti di umanità, ci dice il filosofo Paul Ricoeur, i simboli della “trascendenza” che ci rimandano al di là di noi stessi. Ogni persona, ci dice il Vangelo, è tabernacolo di Dio.

Don Roberto Vinco
Domenica 10 maggio 2020

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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