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Covid-19, io ci sono passata e ho ricevuto cure e affetto

Carmen sta uscendo dal tunnel e in una lettera a Verona In ci fa entrare un po’ nella sua vita, e ci racconta: «Non è stata una passeggiata ma non mi sono mai sentita sola».

Carmen sta uscendo dal tunnel e in una lettera a Verona In ci fa entrare un po’ nella sua vita: «Non è stata una passeggiata ma non mi sono mai sentita sola».

Anche io ho deciso di condividere la mia storia con Covid-19, nella speranza di sensibilizzare chi ancora molta sensibilità in merito non ha.

Il 7 aprile, dopo due giorni in cui continuavo a lamentarmi dicendo di sentirmi “strana”, mi sveglio e come ogni mattina accompagno il mio cane a fare i bisogni. Nel mentre sono scivolata e caduta dalle scale, per cui presa dal dolore sono ritornata in casa e ho passato la giornata a letto. Ho iniziato poi a sentire freddo e pensavo che la botta forte mi avesse scombussolato tutto, fino a quando ho capito di avere la febbre.

Tutto è andato avanti poi super velocemente: il giorno dopo avevo difficoltà a respirare, sapori e odori sono svaniti totalmente, tosse fastidiosa che mi impediva di fare i piccoli respiri che controllavo attentamente per avere meno difficoltà possibili.

Ho resistito fino all’11 aprile e poi la mia famiglia ha chiamato il 118. In apparenza al pronto soccorso sembrava che non avessi niente, il livello di ossigeno nel sangue sembrava buono, ma di prassi mi vengono fatte analisi del sangue, prelievo arterioso, tampone, lastre e poi in velocità subito dopo ecografia.

Nel momento di fare quest’ultima, i dottori sono entrati dispiaciuti annunciandomi che nelle mie analisi “c’era qualcosa di brutto” e che in ogni caso sarei stata ricoverata. Mi hanno subito dopo portato l’ossigeno perché era emerso che effettivamente avevo delle difficoltà a respirare, oltre ad aver contratto la polmonite.

Così all’1.30 di notte sono nella mia stanza all’Ospedale di Borgo Roma, Reparto di Malattie infettive, e  grazie all’ossigeno riesco a trovare un po’ di sollievo, finalmente sdraiata.

Trascorro la notte e la mattinata in qualche modo, cercando di rispondere a tutte le persone preoccupate per il mio stato di salute. Per pranzo, visto che è Pasqua, mi vengono consegnate delle lasagne, che cerco di mangiare con entusiasmo nonostante non sentissi alcun gusto e la febbre mi intontisse ma, tempismo perfetto, arriva la dottoressa a confermarmi che sono positiva al Covid-19.

In quel momento un piccolo nodo si è formato nello stomaco e le lacrime mi sono salite agli occhi, così come alla dottoressa, che mi ha appoggiato una mano sul braccio e mi ha detto “tranquilla che ce la faremo”.

Mi propone la cura, io accetto consapevole solo a metà che dalle 20 di quella sera e tutti i giorni successivi sarebbero stati ancora più estenuanti a causa di queste medicine sperimentali: febbre, colpi di tosse infiniti in cui nemmeno l’ossigeno riusciva a darmi sollievo e questa cura che ha iniziato a smantellare ogni piccola parte del mio corpo.

Le lacrime quando non riuscivo ad alzarmi dal letto e, con le gambe molli e seguita dalla mia flebo, in qualche modo raggiungevo il bagno o quando gli infermieri mi chiedevano di stringere un pugno per le analisi ed io non ci riuscivo… il peggio però è passato.

Adesso sono a casa, ho terminato la mia cura e attendo di liberarmi una volta per tutte di questo virus.

Voglio ringraziare tutte le persone che si sono preoccupate per me: il personale sanitario dell’Ospedale, i parenti, tutti gli amici e anche tanti conoscenti, fino al Sindaco del mio paese che si è preso la briga di farmi arrivare in ospedale ciò di cui avevo bisogno: non sempre ho avuto voglia di rispondere e di informare sul mio stato di salute, ma ho sempre sentito piena comprensione da parte delle persone che mi sono state vicine e ho apprezzato tutti gli incoraggiamenti e gli auguri.

Da questa esperienza ho imparato ad accettare e riconoscere tanti gesti che prima nemmeno vedevo e finalmente so quali sono le priorità nella mia vita da ora in poi. So che ci vorrà del tempo per tornare a essere quella di prima, ma so che quel momento arriverà. Per questo tutti dicono che “andrà tutto bene”.

Carmen Monsellato
Castel D’Azzano (Verona)

Redazione2
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