Connect with us

Hi, what are you looking for?

Interviste

Cpia, molto più di una scuola ma figlia di un dio minore

INTERVISTA – Nicoletta Morbioli, dirigente scolastica: «L’esigenza primaria è la necessità di aule nostre: una scuola statale non ha credibilità se non ha una sede fisica»

Cpia Verona
Cpia Verona

INTERVISTA – I 128 Centri per la formazione per adulti (Cpia) presenti sul territorio nazionale sono scuole statali al pari di tutte le altre, alcuni però le chiamano “le scuole dei neri”, pensando che siano solo gli immigrati a dover imparare “da grandi”. In realtà la scuola è aperta a tutti gli adulti dai 16 anni in poi, stranieri e italiani.

L’utenza è multi-etnica e multi-generazionale, composta da immigrati che vogliono o hanno la necessità di imparare la lingua italiana o conseguire la licenza di terza media per ottenere la cittadinanza, italiani che riprendono gli studi o vogliono specializzarsi.

I Cpia del Venetoe della Lombardia accolgono anche ragazzi quindicenni che non hanno assolto l’obbligo scolastico. Nelle aule, inoltre, si offrono anche le “competenze per la vita”, ossia corsi di informatica e lingue straniere.

È innegabile che questi centri di formazione statali siano una grandissima risorsa per tutta la comunità, eppure nonostante dalla delibera 1223 della Giunta Regionale del 15/07/2014 che ha permesso l’istituzione del Cpia di Verona siano passati già 6 anni, le criticità sono ancora tante e con l’emergenza Covid-19 le difficoltà sono aumentate.

La dott.ssa Nicoletta Morbioli, dirigente scolastica dal 2016 del centro di Verona, ci racconta le attività quotidiane e le difficoltà ordinarie e straordinarie dovute all’emergenza sanitaria.

– Partiamo dall’inizio e diamo i numeri dell’attività del Cpia di Verona?

Morbioli. «I numeri sono alti. Nella provincia di Verona quest’anno gli iscritti sono 3881 di 72 nazionalità, 118 i corsi di alfabetizzazione alla lingua italiana, 33 le classi che si stanno preparando all’esame di terza media, 17 i corsi per istruzioni degli adulti (informatica e lingue). Il corpo docenti è composto da 44 insegnanti di ruolo per la scuola primaria e 44 docenti di ruolo per la media».

– Nonostante i numeri non avete ancora una sede vostra per la didattica?

Morbioli. «Confermo. Abbiamo 10 sedi amministrative, dove c’è una segreteria per accogliere le iscrizioni, 4 sono in centro e altre 5 dislocate in tutta la provincia, il mio ufficio invece è ospitato in Provveditorato. Un altro discorso invece sono gli spazi dedicati alla didattica, che dobbiamo prendere a prestito.

Nella maggior parte dei casi gli istituti scolastici ci concedono l’uso delle loro aule a conclusione delle loro attività. Questo significa iniziare dopo le 16.30 e avere costanti vincoli di orari. Gli insegnanti si spostano sul territorio in locali concessi dal Comune, come biblioteche e sale civiche, chiamati “punti di erogazione del servizio”. Questo permette di andare incontro ad esigenze di ridotta mobilità: molte donne straniere, per esempio, non hanno la patente.

La circolare ministeriale 6 del27/02/2015 sollecitava i comuni ad assegnare spazi esclusivi per la didattica ai Cpia, ma ancora oggi non ci riconoscono come scuola statale, parificano la nostra attività a quella di un’associazione culturale».

– Poi è arrivato il Covid-19, cosa è successo?

Morbioli. «L’attività didattica si è fermata con le vacanze di carnevale e non è più ripresa. Ci siamo mossi come tutte le altre scuole per l’attivazione della didattica a distanza, che tutt’ora stiamo erogando. Gli studenti hanno il registro elettronico, abbiamo attivato numerose piattaforme come Gsuite, anche se poi la maggior parte delle comunicazioni si sposta su Whatsapp perché è il mezzo più facile e immediato da utilizzare per molti dei nostri studenti».

– Quali sono le difficoltà pratiche più grandi?

Morbioli. «La grande difficoltà è raggiungere gli studenti. Tutti hanno un telefono ma pochi hanno un computer e soprattutto non hanno una rete wifi, per questo ho dato la disponibilità per l’acquisto di una scheda sim di 30 euro che sarà poi rimborsata dal Cpia.

Per il momento abbiamo acquistato 40 device tra tablet e pc, ma dalla mappatura fatta sono 163 le persone che hanno richiesto il dispositivo. Il problema è che non tutti sanno usare un computer e questo rende la didattica a distanza più difficile e a volte frustrante. Stiamo anche lavorando a livello ministeriale perché il grande problema sarà nella pianificazione della riapertura dell’anno scolastico a settembre».

Nicoletta Morbioli

Nicoletta Morbioli

– Di cosa avete bisogno?

Morbioli. «L’emergenza Covid-19 ha solo acuito il disagio già esistente. L’esigenza primaria costante è la necessità di aule nostre: una scuola statale non può avere credibilità se non ha una sede fisica dove poter accogliere gli studenti ed erogare formazione.

Non avere spazi propri è penalizzante, la scuola non è solo un luogo ma è parte della didattica, dove gli studenti si riconoscono e si identificano. In questo momento stiamo cercando la collaborazione da parte dei Comuni e della Protezione Civile per distribuire porta a porta materiali, quali pc e libri, ma le risposte esitano ad arrivare».

– La didattica a distanza funziona?

Morbioli. «Purtroppo non sempre. I primi a scomparire sono stati i minorenni che devono completare il biennio per adempiere all’obbligo scolastico, qui non è solo didattica, è un grave problema di disagio sociale, per questo abbiamo attivato i servizi sociali.

La didattica a distanza (Dad) invece funziona bene per le scuole serali (13 sul territorio di Verona), frequentate soprattutto da persone che hanno già un lavoro e vogliono il secondo diploma, o persone che hanno abbandonato la scuola e desiderano conseguire il diploma. In altri casi la Dad non ha proprio efficacia ed è stata sospesa: è il caso dei corsi di inglese per i pensionati; per loro il corso è anche socializzazione e quindi, se fatto online, perde tutto il suo valore».

– Quali sono le conseguenze sociali di tutto ciò?

Morbioli. «La conseguenza più grave della situazione contingente è la dispersione di iscritti e quindi la loro mancata integrazione. Se non imparano a parlare la lingua italiana per loro sarà preclusa la possibilità di comunicare e inserirsi nel contesto in cui vivono. Tutti quelli che non sono riusciti a fare la didattica a distanza non saranno ammessi all’esame di stato per l’ottenimento della licenza media e di conseguenza per loro potrebbe slittare anche l’ottenimento della cittadinanza».

– I Cpia sono più di una scuola?

Morbioli. «Certo! I così detti Neet (Neither in employment nor in education or training, persone non impegnate nello studio, né nel lavoro né nella formazione) generano instabilità all’interno di una comunità; noi li formiamo, diamo degli strumenti per la loro indipendenza culturale e sociale.

Chi frequenta un Cpia non vaga senza meta per strada, investe il suo tempo per darsi nuove possibilità e di conseguenza tutto questo si riversa positivamente sulla società che li circonda, che si arricchisce di nuovi cittadini attivi e consapevoli. E’ una garanzia per tutti!

– Cosa significa essere dirigente di un Cpia?

Morbioli. «C’è una grande potenzialità che è ancora in fase embrionale. Occorrerebbe che la nostra scuola fungesse da rete con tutte le Istituzioni del territorio e le associazioni, per creare progetti che rispondano alle esigenze formative di una popolazione adulta, che manifesta la necessità di una certificazione formale delle competenze per accedere ad una occupazione e integrarsi socialmente».

Marta Morbioli

Written By

Marta Morbioli, veronese, laureata in Filologia Italiana presso la Facoltà di Lettere di Verona, specializzata in libri antichi con un Master in Storia e tecnica dell’editoria antica. Da sempre vive vite parallele tra la passione per la storia e le sue fonti e il lavoro come knowledge management. Il suo obiettivo è sfidare le leggi della matematica e far incontrare le due strade.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli

Opinioni

Le dure parole sono state pronunciate dallo scrittore partenopeo a "Piazza Pulita" (LA7) per stigmatizzare le responsabilità della politica riguardo i migranti morti nel...

Interviste

INTERVISTA – Francesco Ronzon, direttore dell'Accademia Cignaroli: «Bene i grandi eventi come ArtVerona ma va superata la logica puramente commerciale. Verona è in grado...

Editoriale

Buona parte dei neolaureati, dopo anni di inutili tentativi, decide di cambiare l'obiettivo professionale mentre i più fortunati raggiungono la soglia degli anta prima...

Opinioni

UE e ONU intervengano per organizzare dei corridoi umanitari che dalle coste del nord Africa arrivino in alcuni hub europei, dove i migranti possano...

Advertisement