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Federico Sboarina
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Territorio

Fase 2, i sindaci del Veneto chiedono di parlare con il Premier

Riapertura delle attività e gestione dei servizi e delle strutture per l’infanzia: queste le richieste principali. Sboarina: «Ci aspettiamo di essere ascoltati».

Riapertura delle attività e gestione dei servizi e delle strutture per l’infanzia: queste le richieste principali. Sboarina: «Ci aspettiamo di essere ascoltati».

Martedì 28 aprile – «Chiediamo di parlare direttamente con il primo ministro Conte. Noi sette sindaci capoluogo del Veneto vogliamo che ci sia data la possibilità di portare, con la guida della Regione, i nostri territori fuori dall’emergenza economica in tempi rapidi e con misure efficaci».

Così il sindaco Federico Sboarina dopo il disappunto espresso lunedì 27 aprile sul nuovo decreto governativo. La richiesta del primo cittadino scaligero è condivisa anche da Venezia, Padova, Treviso, Belluno, Vicenza e Rovigo.

Le questioni principali su cui gli amministratori veneti chiedono di agire, sono due: la riapertura delle attività commerciali e la gestione dei servizi per l’infanzia, con nidi, materne e strutture dedicate che si vorrebbe far procedere verso una graduale ripresa delle attività.

«Nessuno meglio di noi conosce le specificità del nostro territorio – dichiara Sboarina –. Non faremo un passo indietro, rappresentiamo milioni di abitanti e aziende efficienti, ci aspettiamo di essere ascoltati. Adesso chiediamo legittimamente, con la regia della Regione, di poter gestire la fase 2 e in particolare due aspetti che sono stati completamente esclusi dal decreto dell’altra sera, che ci trova tutti concordi nel definire deludente e inadeguato. Mi riferisco alla riapertura delle attività commerciali, per le quali il protrarsi della chiusura potrebbe avere conseguenze devastanti, e la gestione dei servizi per l’infanzia, unica soluzione per dare servizi alle famiglie con figli quando riprenderanno il lavoro. Abbiamo proposte concrete, sia per la gestione e riapertura di nidi, materne e centri estivi sulla base di protocolli condivisi».

Secondo i dati forniti da palazzo Barbieri, a Verona le persone in quarantena nella giornata di ieri erano 866, un terzo in meno rispetto al picco del primo aprile, quando se ne contavano 1.275. Si tratta sia di veronesi risultati positivi al Covid-19, sia dei loro contatti sociali in isolamento preventivo.

Una diminuzione del 33% accompagnata, inoltre, dal calo dei ricoveri e delle terapie intensive. Una fotografia dell’andamento dell’epidemia sul territorio comunale che ha dato il via all’allentamento dei divieti, come la riapertura da oggi di alzaie e ciclopedonali.

«È arrivato il momento di ripartire – sottolinea Sboarina –, ma per farlo la nostra comunità deve essere matura e responsabile, come ha dimostrato fin qui, continuando ad utilizzare i dispositivi di protezione personale e a mantenere le distanze di sicurezza. Questo per garantire la propria e l’altrui salute. Ho già tolto alcuni divieti e da ieri sera è possibile fare attività motoria e sportiva all’aperto nel comune di residenza. Questo però non significa girare con le mascherine abbassate per parlare con gli amici che si incontrano per strada. Un comportamento che mi è stato segnalato e che non deve avvenire. Ecco perché anche i controlli saranno mirati a verificare l’utilizzo dei dispositivi».

Proprio di ripartenza economica si parlerà anche oggi pomeriggio al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che vedrà la partecipazione dei rappresentanti dell’economia scaligera, impegnati in un confronto anche sul tavolo prefettizio. E poi sarà la volta degli ordini professionali.

Nel mentre, per garantire un sostegno didattico agli alunni che si trovano in condizione di fragilità educativa delle scuole comunali dell’infanzia, primarie e medie, il Comune ha iniziato un progetto dal titolo Certo che andrà tutto bene. L’idea è quella di raccogliere gli studenti da remoto, con gli educatori che, a loro volta, sono chiamati a lavorare in stretta collaborazione con gli insegnanti per definire gli obiettivi educativi e didattici da raggiungere. La durata dell’intervento proseguirà fino alla fine dell’anno scolastico o delle limitazioni determinate dall’emergenza.

Per quanto riguarda gli spostamenti, il Pd Verona chiede che gli orari del trasporto pubblico «vengano scaglionati  per prevenire il quotidiano assalto ai mezzi pubblici i cui posti saranno contingentati. C’è inoltre assoluto bisogno di differenziare le modalità di spostamento, rendendo l’uso della bicicletta e dei mezzi elettrici più sicuro. Sugli orari chiediamo all’amministrazione di attivare le figure dei mobility manager che le leggi già prevedono sul territorio, e che il Comune è chiamato, sempre per legge, a coordinare».

Proprio queste richieste sulla mobilità pubblica, secondo il Consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco, non farebbero altro che mostrare «tutti i temi irrisolti, più spesso mai affrontati o semplicemente ignorati, della mobilità pubblica e privata nelle città degli ultimi 40 anni. L’amministrazione non può più perdere tempo in dubbi e domande, deve mettere in campo, da subito, soluzioni all’altezza della situazione: piani degli orari, ciclabilità diffusa, zona 30, ampliamento del bike sharing, revisione del trasporto pubblico. Sono tutte azioni che di punto in bianco sono diventate vitali e sulle quali non è più consentito perdere tempo».

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