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Enzo Rapisarda
Enzo Rapisarda

Spettacoli

Niente sarà più come prima ma il teatro non si fermerà mai

INTERVISTA – Lo spettacolo che si pratica al chiuso dei teatri o all’aperto delle arene durante la stagione estiva, non soffre economicamente? Ne abbiamo voluto parlare con Enzo Rapisarda.

INTERVISTA – Lo spettacolo che si pratica al chiuso dei teatri o all’aperto delle arene durante la stagione estiva, non soffre economicamente, non sapendo quando potrà riaprire? Ne abbiamo voluto parlare con Enzo Rapisarda.

Il dibattito sulla ripartenza della serie A di calcio è diventato tanto stucchevole da aver stancato gran parte dei tifosi, anche quelli più accesi. In ballo, si è capito, non c’è la salute, né dell’Italia e neppure dei giocatori (pochissimi hanno ricordato che ci sono pure gli arbitri). In ballo ci sono i soldi. L’industria del calcio non è messa bene sotto il profilo della salute economica, l’unico che conta soprattutto per quanti, operatori televisivi in testa, ne hanno fatto uno spettacolo.

Ma lo spettacolo non sportivo, quello che si pratica al chiuso dei teatri o all’aperto delle arene durante la stagione estiva, non è pur esso un’industria? Non soffre economicamente, non sapendo quando potrà riaprire? Ne abbiamo voluto parlare con Enzo Rapisarda, che in quest’industria lavora.

Nato il 27 luglio 1967 a Catania, a Verona da oltre 6 lustri, Rapisarda, dopo alcuni anni con la divisa dell’Aeronautica militare, ha iniziato la sua carriera di attore, drammaturgo e regista. Dal 1990 è direttore artistico della Nuova Compagnia Teatrale, che ha all’attivo oltre 60 spettacoli allestiti nei maggiori teatri italiani, dall’Ariston di Sanremo al Politeama di Genova, dove il pubblico ha potuto apprezzare, fra gli altri, le opere di Luigi Pirandello, Edoardo De Filippo, Vincenzo Salemme.

«Il 20 febbraio io e la mia compagnia – ricorda Rapisarda – eravamo in provincia di Treviso a recitare Filumena Marturano, raccogliendo alla fine dello spettacolo complimenti, strette di mano, abbracci. Eravamo allegri e impazienti di cominciare la nostra tournée primaverile che, come di consueto, si presentava intensa, con ritmi serrati, con due e a volte anche tre repliche giornaliere, con migliaia di chilometri da percorrere in giro per l’Italia, con una città al giorno da cambiare, con camerini conosciuti a volte accoglienti e confortevoli, a volte scomodi e inospitali, con il giro dei soliti alberghi, dove ormai ci si conosce perché ogni sei mesi ci si vede. Stavamo allestendo le nuove produzioni per l’estate e per la tournée autunnale e quindi era tutto un susseguirsi di copioni da studiare, prove da effettuare, scenografie e costumi da preparare. Tutto questo in 24 ore si è fermato e siamo passati da un periodo di lavoro e studio intensi a un periodo di inattività forzata e di chiusura nelle nostre case. Tutte le date programmate sono state annullate, progetti di grande spessore sono stati rimandati a data da destinarsi e sono stato costretto a rivedere tutta la programmazione, in una situazione per me nuova e incomprensibile, perché io sono abituato a programmare e pianificare fin nel minimo dettaglio tutta la mia attività e ora mi trovo nella più totale incertezza. Tutto dipende dal comportamento di questo virus nuovo e sconosciuto».

– Adesso dunque si è passati dalla polvere del palcoscenico ai domiciliari decisi dal Sars Cov 2…
«Io e la mia famiglia ci siamo chiusi in casa e abbiamo cercato di reagire, malgrado lo tsunami che si è abbattuto sulla nostra attività e la conseguente crisi economica. Io, mia moglie Rita e le mie figlie Anna e Stella ci siamo presi questo tempo di pausa forzata per studiare, leggere, cercare nuove idee per ricominciare, appena si potrà, in garanzia e sicurezza. Poiché abitiamo lontano dalla città, tutti e quattro abbiamo ritrovato il contatto e l’amore per la terra, abbiamo piantato un orto, seminato, ci siamo insomma dedicati al giardinaggio».

«Come tutti, la cucina è diventata un’occupazione importante e fondamentale; prima si mangiava velocemente in ristoranti, trattorie, autogrill, ora invece ci si prende tutto il tempo necessario per impastare, assaggiare, provare. Le giornate sono scandite da ritmi regolari, precisi, la lettura e l’attività fisica in mezzo alla natura, ci rasserena il corpo e la mente. Ma la voglia di ricominciare è tanta, mi manca il palcoscenico, il contatto con il pubblico, la ricerca continua di nuovi testi. Forse in questa nostra società c’erano troppe cose: troppa superficialità, troppa sicurezza, troppo rumore, troppo traffico, troppo inquinamento e questo virus è venuto a ricordarci che non deteniamo alcun potere sulla natura, che siamo creature fragili e imperfette, che non possiamo sostituirci a Dio».

– Papa Francesco ha affermato che “Non si può rimanere sani in un mondo malato”. Ecco, in questo mondo malato dove la pandemia ha assestato un colpo durissimo al settore culturale, il teatro che futuro potrà avere?
«Rispondo con una citazione di Eduardo: “lo sforzo disperato che compie l’uomo nel tentativo di dare alla vita un qualunque significato, è teatro”. Il teatro sopravviverà, perché mai come in tempo di crisi il teatro riveste un’importanza fondamentale nella crescita culturale delle persone. Di sicuro, certo, niente sarà più come prima: i rapporti cambieranno radicalmente e il teatro, che è un fortissimo mezzo di partecipazione sociale, dovrà fare i conti con regole di distanziamento che fino ad oggi sembravano impensabili. Troveremo nuovi sistemi, ci riprenderemo gli spazi aperti, reciteremo nelle strade e nelle piazze, ma non ci fermeremo mai».

– Dunque lunga vita al teatro, il luogo in cui tutto è finto ma niente è falso…
«Dato che fare teatro è la mia professione e la mia passione più grande, concludo ricordando quanto sosteneva Jules Eugène Louis Jouvet, una delle figure più importanti del teatro e del cinema francese: “Niente di più futile, di più falso, di più vano, ma niente è più necessario del teatro”».

Antonio Mazzei

Antonio Mazzei
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Antonio Mazzei è nato a Taranto il 27 marzo 1961. Laureato in Storia e in Scienze Politiche, giornalista pubblicista è autore di numerose pubblicazioni sul tema della sicurezza. antonio.mazzei@interno.it

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