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Sindacati veronesi, siamo davvero pronti per la riapertura?

CGIL

Dai segretari generali di CGIL, CISL e UIL Stefano Facci, Massimo Castellani e Lucia Perina, riceviamo e pubblichiamo.

Il quarto incontro del tavolo prefettizio relativo al monitoraggio delle attività industriali sull’emergenza Covid-19, si è tenuto con il consueto aggiornamento della situazione da parte del Prefetto che ci ha riferito come i numeri siano per certi versi stabili o invariati relativamente alle aziende con attività di ciclo continuo ai sensi della lettera g) e per i settori strategici ai sensi della lettera h) riguardano infatti circa una decina di aziende.

Sono invece aumentati i numeri delle richieste da parte delle aziende afferenti alle filiere essenziali previste ai sensi della lettera d) nel DPCM 22-03-2020 modificato dal DMSE del 25 marzo 2020 e successivi, che sono diventate 3.864 (erano 2600 la settimana scorsa) frutto anche di richieste di aggiornamento da parte della stessa azienda per nuovi codici di autorizzazione ATECO, di queste 3.800 richieste, ne sono state esaminate circa 800 con solo 35 provvedimenti di sospensione.

Evidente la difficoltà di dare piena attuazione ai provvedimenti di legge, in particolare ai controlli, sia che rapportiamo i numeri alle sole richieste sia che lo riferiamo all’intera realtà industriale veronese. Purtroppo ad oggi non abbiamo ancora ricevuto le risposte alle segnalazioni inviate in prefettura e riteniamo questo un grave limite alle relazioni che come parti sindacali rappresentiamo.

Rispetto alle riunioni precedenti erano presenti in videoconferenza, l’Assessore Regionale allo Sviluppo Economico Roberto Marcato, il Magnifico Rettore dell’Università di Verona Pier Francesco Nocini, e la dottoressa Emanuela Peruzzi dello SPISAL, che hanno portato il loro contributo alla discussione.

L’intervento dell’Assessore Marcato ha evidenziato come la posizione della Regione Veneto sia chiaramente orientata al superamento di quanto disposto dai vari DPCM relativi all’emergenza COVID-19, in particolare sul superamento dei codici ATECO e sulla possibilità di una apertura anticipata delle attività industriali, posizioni fortemente sostenute dalle associazioni datoriali che hanno trovato da parte nostra una posizione unitaria di forte preoccupazione, per la quale abbiamo ribadito che sono ancora troppe le incertezze per azzardare una ripresa anticipata a partire dal numero dei contagi e dei decessi che vede Verona ancora prima provincia nel Veneto.

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Alle dichiarazioni di Confindustria e di Confimi, che le aziende sono posti sicuri e che si è pronti a partire, hanno fatto da contraltare i numeri forniti dal Magnifico Rettore che individua, in caso di ripartenza delle attività in provincia, una necessità di 90.000.000 di mascherine, 38.000.000 di guanti, 750 metri cubi di disinfettante, 21.000 cuffie, al mese, oltre a 175.000 termometri! In una situazione che vede ancora oggi la difficile reperibilità di tutto questo materiale per le stesse strutture sanitarie, dove permangono ancora incertezze di fornitura e di approvvigionamento dei DPI.

In questo tempo di Coronavirus, la sicurezza nelle aziende è comunque vincolata alla sicurezza esterna, condizione ancora non garantita e sulla quale abbiamo fondato la nostra obiezione portando ad esempio gli aspetti del trasporto e dei servizi pubblici.

Le stesse verifiche dello SPISAL che ci sono state comunicate, nonostante il collegamento video fosse disturbato, in queste settimane di controlli, supera di poco le 1.000 unità su una platea di attività aziendali di alcune decine di migliaia.

Evidente che non siamo pronti alla ripartenza e che servono ulteriori garanzie prima di affrontare una ripresa che in queste condizioni resta un azzardo e molto rischiosa per la salute pubblica! Per questo nel ribadire la necessità di affidare alla competenza delle autorità sanitarie le decisioni da assumere, abbiamo apprezzato l’indicazione del Prefetto che ha invitato le parti ad un lavoro di gruppo che parte dalla disponibilità dell’Università di Verona nel mettere a disposizione gli esperti necessari ad affrontare l’emergenza.

Siamo stati pure informati che una stessa iniziativa è partita della Regione Veneto che si è impegnata a fornire un decalogo di regole da attuare nelle imprese per garantire il lavoro in sicurezza. Anche per questo abbiamo confermato la disponibilità a continuare il confronto con le parti datoriali e gli enti preposti per accompagnare l’applicazione delle norme e delle disposizioni legislative in ogni luogo di lavoro.

Abbiamo anche colto come la riunione fosse fortemente orientata al quando riaprire piuttosto che a come riaprire, connotata da una forte pressione di carattere politico ed economico. Per questo riteniamo vadano implementati tutti i nostri sforzi, sugli aspetti operativi che saranno necessari a mantenere il riferimento al DPCM come misura atta a
garantire la salute e i posti di lavoro, siamo a rappresentare, oltre alla ovvia preoccupazione relativa alla situazione economica, anche la preoccupazione che ci arriva dalle lavoratrici e dai lavoratori, dalle pensionate e dai pensionati, che come cittadini si attendono disposizioni a garanzia in primo luogo della salute dentro e fuori i luoghi di lavoro.

Stefano Facci
Segretario Generale CGIL di Verona

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Massimo Castellani
Segretario Generale CISL di Verona

Lucia Perina
Segretario Generale UIL di Verona

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