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Interviste

Francesca Rossi: «Continuiamo a lavorare per il museo del futuro»

INTERVISTA – La direttrice del Musei civici di Verona annuncia nuovi format per il pubblico: «I musei online sono una valida risposta all’emergenza ma non possono sostituire l’esperienza della visita»

Francesca Rossi e Karole Vail (Castelvecchio, Verona)
Francesca Rossi e Karole Vail (Castelvecchio, Verona)

INTERVISTA Francesca Rossi, è ricercatrice di Storia dell’Arte, specializzata in arte fiamminga e olandese, autrice di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative, curatrice di mostre, relatrice a conferenze, seminari e convegni di studio nazionali e internazionali.

Dal 2017 Rossi è direttrice dei Musei civici di Verona e oggi si trova ad affrontare gli effetti di una grave crisi sanitaria all’interno di un sistema museale che riunisce sotto una sola direzione i 7 musei civici veronesi. In questa intervista il suo punto di vista sulla situazione attuale e cosa ci si deve aspettare nel panorama della cultura in Italia e in Europa ad emergenza passata.

– Come si sono organizzati i musei veronesi di fronte alla chiusura causata dall’emergenza sanitaria che stiamo vivendo?

Rossi. «Seguiamo le disposizioni governative e la normativa espressa dal Codice dei beni culturali (Decreto legislativo 42/2004), che risponde a linee guida largamente condivise anche a livello internazionale. Le attività essenziali che i musei devono garantire a norma di legge sono quelle relative alla tutela dei beni culturali.

Per questa ragione si è tempestivamente attivato un presidio di personale impegnato a garantire la vigilanza e la salvaguardia delle sedi museali e delle collezioni civiche. Anche se l’apertura è sospesa, i musei veronesi continuano a lavorare intensamente per mantenere vivo il dialogo con il pubblico. Un pubblico da record se si pensa che l’anno scorso i musei cittadini sono stati visitati da 1.703.000 persone».

– In termini pratici che cosa stanno perdendo i nostri musei durante questa crisi e cosa potrebbero perdere dopo?

Rossi. «Essendo chiusi al pubblico, i musei stanno perdendo la presenza dei visitatori fisici ma soprattutto sono i cittadini che stanno rinunciando al rapporto diretto con la vita dei musei. L’emergenza è arrivata alla vigilia dell’inaugurazione della mostra La mano che crea. La Galleria pubblica di Ugo Zannoni (1836-1919): scultore, collezionista e mecenate, preparata con il coinvolgimento di numerose istituzioni cittadine. Mostra che naturalmente l’Amministrazione ha dovuto posticipare. A causa del periodo di chiusura prolungato verranno meno rilevanti entrate di bilancio che provengono normalmente dalla vendita dei biglietti».

– Che appuntamenti perderemo a Verona?

Rossi. «Il Museo di Castelvecchio ha in calendario per novembre di quest’anno una grande mostra dedicata a Giovan Francesco Caroto (1480-1555 ca). L’arte a Verona tra Mantegna e la bella maniera, che comprende prestiti nazionali e internazionali già confermati. L’organizzazione del progetto è molto avanzata ma è molto probabile che saremo costretti a posticipare l’evento, pur continuando a lavorare per far uscire almeno la pubblicazione delle ricerche in corso che hanno portato nuove acquisizioni scientifiche di grande rilievo».

Castelvecchio, Verona (foto Sailko)

Castelvecchio, Verona (foto Sailko)

– Secondo lei quale sarà la risposta adatta per ripartire dopo l’emergenza?

Rossi. «Per rilanciare il settore diventerà fondamentale che ogni museo punti su iniziative dedicate all’approfondimento delle proprie collezioni e che rinforzi il dialogo con le comunità del territorio stringendo alleanze istituzionali e collaborazioni con le realtà private. Tra i professionisti museali italiani e stranieri c’è una grande solidarietà in tal senso e tra direttori si sta già ragionando su un coordinamento e reti di condivisione dei progetti scientifici che consentano anche di ammortizzare i costi delle iniziative. A Verona per fortuna le strategie organizzative e culturali di questo genere si seguono già da tempo e l’assessore alla Cultura Francesca Briani sostiene con convinzione questa linea».

– Altre strategie messe in atto?

Rossi. «Credo che sarà importante coltivare il format delle mostre dedicate a singoli capolavori e a focus su nuclei di opere d’arte o reperti archeologici e naturalistici. Non è la quantità a fare una buona mostra, è la qualità dei pezzi scelti, la profondità della ricerca svolta, la qualità dei contenuti proposti e della modalità espositiva scelta per comunicarla. Si tratta di una tendenza che piace ai visitatori perché dà modo di realizzare allestimenti dinamici nei musei che così possono rinnovare periodicamente i percorsi di visita e sviluppare l’interazione tra linguaggi diversi (per esempio l’arte con la musica, la scienza, la letteratura, la danza, il cinema e l’apporto di tecnologie multimediali)».

– Quali iniziative sono già attive presso i musei civici di Verona e come sarà possibile seguirne gli sviluppi?

Rossi. «Dagli inizi del 2020 i Musei civici hanno avviato un filone di attività espositive intitolato “Ospiti fuori dal Comune”, ideato per accogliere opere d’arte provenienti da istituzioni italiane ed estere che vengono inserite periodicamente nei percorsi permanenti di visita delle sedi museali. L’ ospite è caratterizzato da una stretta relazione con opere e tematiche rilevanti e rappresentative delle collezioni dei musei cittadini.

Da due anni il Comune di Verona è alla regia di un ampio protocollo d’intesa interistituzionale per il coordinamento delle iniziative per la ricorrenza dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri.

Un’altra iniziativa riguarda l’esperienza del “Museo partecipativo”. Si tratta di una particolare modalità di relazione attiva tra il museo e il pubblico basata su forme di interazione generazionale, sulla partecipazione individuale e collettiva alla produzione dei valori e dei contenuti culturali. Stiamo sperimentando questo modello con il progetto di mostra della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti dedicato a Ugo Zannoni».

Palazzo Pompei (foto Giorgio Montolli)

Palazzo Pompei (foto Giorgio Montolli)

– Chi rimane al lavoro all’interno dei musei in questo momento e come è cambiato il modo di lavorare?

Rossi. «In questa fase, avendo cura delle misure organizzative per la sicurezza dei lavoratori, il servizio del personale in presenza nelle sedi museali è organizzato in turni a rotazione per garantire il controllo della sicurezza, in modo da limitare al massimo gli spostamenti dei colleghi ed evitare situazioni di assembramento. Per il resto gli uffici operano perlopiù da remoto, in modalità di lavoro agile da casa. Lo smart working è ovviamente molto diverso dal lavoro in presenza. Il bilancio della sperimentazione dopo le prime settimane è in positivo, vediamo già ora che è un’occasione interessante di riorganizzazione di comportamenti e procedure».

– I musei civici di Verona hanno avviato l’iniziativa “#MuseoAgile – Visti da vicino, visti dal web”, a fronte di questa esperienza viene spontaneo chiedersi: questo format verrà mantenuto anche ad emergenza conclusa?

Rossi. «I Musei Civici stanno lavorando intensamente a questo format e hanno predisposto un piano redazionale che coinvolge i curatori delle collezioni e i responsabili dei servizi educativi per offrire quotidianamente proposte al pubblico in modalità digitale, sia tramite video sia tramite la divulgazione di storie su temi, opere e reperti delle collezioni. Si è implementata una programmazione sul web che avevamo già avviato prima dell’emergenza e in questa situazione si è rivelata fondamentale».

– Quanto questo tipo di comunicazione 2.0 può essere utile ad avvicinare sempre più persone alle eccellenze museali del nostro territorio?

Rossi. «I musei online non possono e non vogliono sostituire l’esperienza diretta della visita. Normalmente sono validi strumenti di supporto, ma in un periodo di distanziamento come quello attuale, i format digitali che stiamo usando e che si moltiplicano giorno dopo giorno nella rete vengono ad assumere un ruolo molto importante. Consentono di avere accesso ai canali culturali ed educativi e di ricevere stimoli per la creatività e per la maturazione di una capacità di visione critica della realtà. Sono inoltre importantissimi per restare in contatto con gli altri».

Palazzo della Ragione, sede della Galleria d’Arte Moderna – GAM (Verona)

– Il Museo Archeologico di Venezia ha aperto le proprie porte sui social con una serie di video incentrati sulla loro collezione, ritrovandosi però a girare il tutto in maniera amatoriale con un cellulare. Questo episodio riflette una condizione in cui non manca la volontà di portare i musei sul web, quanto i mezzi tecnici per poterlo fare. Ci sono nei musei veronesi i mezzi necessari a rendere disponibile la fruizione online delle collezioni?

Rossi. «L’accorpamento in un sistema museale unico dei Musei civici è recentissimo, è stato voluto e approvato dall’Amministrazione nel novembre 2019. Data la nuova struttura organizzativa è indispensabile programmare un adeguamento e un’armonizzazione delle banche-dati dei cataloghi delle varie collezioni e promuovere la pubblicazione sul web delle opere schedate, che attualmente sono disponibili soltanto per una parte delle collezioni. Si sta lavorando in questo senso e tra i primi obiettivi fissati c’è la pubblicazione online del catalogo della Pinacoteca del Museo di Castelvecchio. I primi due volumi a stampa sono usciti nel 2010 e nel 2018, si tratta di circa 1.000 dipinti schedati. Renderli disponibili in rete significherà offrire un servizio utilissimo ai cittadini, agli studiosi e agli appassionati».

– Cosa può insegnare questa crisi nell’ambito della gestione museale 2.0 e in che modo gli attuali ed i futuri amministratori dovrebbero aiutare le realtà museali nel post-emergenza?

Rossi. «Anche se è prematuro fare programmi certi, il Comune di Verona sta ragionando sulle strategie per il futuro. All’uscita dall’emergenza sarà necessario ridimensionare i costi delle iniziative e individuare nuove forme di finanziamento dei progetti. Come in tutta Europa, il settore delle mostre sarà il più penalizzato in questo senso, data l’incertezza sulle possibilità di circolazione delle persone e dei beni culturali. Fino a che i fondi pubblici scarseggeranno l’impegno sarà volto a garantire che il patrimonio dei musei sia mantenuto in condizioni di sicurezza e buona conservazione. I Musei raccolgono le testimonianze, le storie di un mondo di cui tutti facciamo parte e sono pilastri per la costruzione di una identità individuale e collettiva che proprio in questi frangenti deve essere affermata con forza e condivisa».

Michael Campo

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Michael Campo è nato a Verona nel 1994. Diplomato all'Istituto d'Arte "N.Nani" e laureato in Scienze della Comunicazione all'Università di Verona. Da sempre sono affascinato dal mondo dell'arte e della cultura in ogni sua forma e mi piace parlarne per avvicinare quante più persone a questi ambiti. Le mie passioni "nascoste" sono i videogiochi e il lavoro che sta dietro alla loro realizzazione, dalla programmazione alla realizzazione artistica. Sono fortemente convinto che il giornalismo debba avere valenza sociale e aiutare le comunità a mettersi in discussione per migliorarsi, senza mai scadere in critiche gratuite, e dovrebbe aiutare i lettori a decifrare il complesso flusso di informazioni a cui siamo esposti ogni giorno. Attualmente partecipo all'iniziativa "Reporter di quartiere" di Verona In per la zona di Borgo Roma. michaelfield9419@gmail.com

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