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Federico Sboarina
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Territorio

Proroga delle ordinanze, la stretta si allenta su librerie e attività motorie

Apertura due giorni la settimana per cartolibrerie e negozi d’abiti per bambini. Il sindaco Sboarina riunito in video conferenza con i primi cittadini dei sette capoluoghi veneti.

Apertura due giorni la settimana per cartolibrerie e negozi d’abiti per bambini. Il sindaco Sboarina riunito in video conferenza con i primi cittadini dei sette capoluoghi veneti.

Martedì 14 aprile – Sono state prorogate dal Sindaco di Verona Federico Sboarina fino a domenica 3 maggio, le ordinanze emesse fino ad ora per far fronte all’emergenza Coronavirus. A Verona, dunque, resta vietato l’accesso ai pedoni in tutte le piste ciclopedonali, alle aree verdi (compresi i bastioni del Parco della Mura) e alle alzaie dell’Adige.

Non ci si può sedere sulle panchine ubicate nelle piazze, nei giardini, nelle aree verdi e lungo le strade. Restano chiusi i 99 parchi giochi comunali. Rimane ancora in vigore l’accesso contingentato alle aree cani, una persona alla volta e per un massimo di cinque minuti. Così come è possibile circolare in bicicletta sulle piste ciclopedonali, ma solo ed esclusivamente per spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità. Prorogata al 3 maggio anche la gratuità e la sosta senza limiti di tempo su tutti gli stalli blu e a disco orario.

In ottemperanza ai decreti ministeriali, rimangono sospese tutte le attività che implicano assembramenti di persone. Oltre alle scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado (compresi i nidi e le università della terza età), restano chiusi cinema, teatri, musei, biblioteche e altri luoghi di cultura.  Così come ristoranti, bar, palestre, locali notturni e discoteche. Sospese tutte le cerimonie, le manifestazioni e gli eventi in luogo pubblico e privato di qualsiasi natura: culturale, ludica, sportiva, religiosa. Resta obbligatoria l’autocertificazione per tutti gli spostamenti, consentiti solo per comprovati motivi lavorativi, di salute o per necessità, come fare la spesa o raggiungere la farmacia più vicina. Tranne per queste tre motivazioni, permane il divieto di muoversi da un comune all’altro. E quindi anche quello di raggiungere le seconde case.

Decade invece, per effetto dell’ordinanza regionale di lunedì 13 aprile, il divieto veronese all’attività motoria, che è però consentita solo in prossimità della propria abitazione, con precise limitazioni: attività individuale, con mascherine e guanti, a distanza di due metri fra le persone.

In linea con quanto stabilito dal Governo con il decreto del 10 aprile, da oggi possono aprire al pubblico librerie, cartolibrerie e negozi specializzati nella vendita di vestiti per bambini e neonati. Ma, come deciso ieri dalla Regione Veneto, solo due giorni la settimana, festivi esclusi. Tutti gli altri negozi, tranne ovviamente supermercati, farmacie e parafarmacie, restano chiusi.

«Ho già chiesto alle associazioni di categoria – ha dichiarato il sindaco Sboarina durante la diretta streaming di stamattina –, che mi comunichino quanto prima quali saranno le due giornate di apertura. Faremo controlli mirati e costanti per evitare ogni violazione, e soprattutto il crearsi di assembramenti. In particolar modo le librerie del centro non devono diventare un luogo di ritrovo e di aggregazione. Ci deve essere uno scrupoloso rispetto delle norme di sicurezza e gli ingressi devono essere contingentati, altrimenti sarò costretto ad emanare provvedimenti più restrittivi rispetto a quelli di governo e regione».

E proprio riguardo alla possibilità di provvedimenti più restrittivi, il sindaco Sboarina se da un lato si dice soddisfatto di come i veronesi si siano attenuti alle regole per Pasqua e Pasquetta, dall’altro lamenta che già nella giornata di oggi troppe persone sono tornate in giro.

«Se la situazione non rientra, interverrò con nuove restrizioni – ha sottolineato Sboarina –. La fase 1 non è ancora finita e i contagi, seppure in maniera minore, continuano e non è questo il momento di allentare la presa. I comportamenti che dobbiamo tenere sono esattamente gli stessi che abbiamo messo in atto fino a ieri. Per questo ho deciso di prorogare tutti i divieti e i provvedimenti. Sono misure che ci hanno permesso di limitare e contenere i contagi e frenare questa pandemia. Il messaggio non è cambiato, dobbiamo rimanere a casa per non vanificare questi risultati». Le segnalazioni arrivate alla Centrale Operativa della Polizia locale, unite ai controlli effettuati dagli agenti e alle immagini registrate dalle 283 telecamere di sorveglianza dislocate su tutto il territorio comunale, fotografano una situazione definita “non rispettosa delle misure per il contenimento del virus”.

Il sindaco  nel pomeriggio si è riunito in videoconferenza con tutti i primi cittadini dei sette capoluoghi veneti. Alla riunione, che d’ora in avanti sarà convocata con cadenza settimanale, hanno partecipato il sindaco di Vicenza Francesco Rucco, di Rovigo Edoardo Gaffeo, di Padova Sergio Giordani, di Venezia Luigi Brugnaro, di Treviso Mario Conte e di Belluno Jacopo Massaro. Scopo degli incontri è definire il documento delle città venete da inviare al governo, contenente le necessità dei vari territori e per proporre strumenti adeguati per affrontare al meglio l’emergenza sanitaria e la fase della ripartenza.

«I sindaci, che rappresentano il primo contatto istituzionale dei cittadini – dichiara Sboarina –, conoscono perfettamente che cosa serve, quali sono le necessità e i bisogni delle proprie comunità e per questo sono in grado di proporre interventi più efficaci. Il governo non ha una visione così precisa delle esigenze di ciascun territorio, basta un esempio: il Veneto è una regione a fortissima vocazione turistica e, in un’ottica di rilancio, in quest’ambito vanno concentrati gli sforzi. Abbiamo tutti la stessa necessità di far ripartire questo settore. Il documento dei sindaci veneti fotograferà le difficoltà amministrative del momento, anche alla luce delle minori entrate, e chiederà al governo interventi mirati sulle nostre specificità. Non dimentichiamo, inoltre, che in Veneto, come nel resto d’Italia, siamo in difficoltà a garantire i servizi e a far quadrare i bilanci».

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