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Vangelo

Lo hanno eliminato perché dava fastidio. Era un uomo libero.

Stava dalla parte degli ultimi. Trasgrediva la legge di Dio in nome della persona. Accoglieva i diversi. Invitava ad amare i nemici. Smascherava l’ipocrisia dei benpensanti

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Matteo
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. 46 Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù, di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
Dalla Passione di Gesù secondo Matteo.

La Domenica delle Palme apre la “settimana santa” con l’ingresso festoso di Gesù a Gerusalemme e con il racconto della Passione. Quest’anno la liturgia propone la lettura del racconto di Matteo. Al centro di tutta la lunga narrazione sta la croce. La croce non è soltanto un simbolo cristiano. È uno dei simboli più antichi. Esprime una simbologia cosmica: i due elementi orizzontale e verticale indicano l’unità tra terra e cielo, tra il tempo e lo spazio, tra la vita e la morte.

La croce è diventata strumento di supplizio e di morte. La croce è stata usata come strumento di potere e di violenza. Di odio e di divisione. In nome della croce siamo andati a massacrare popoli di altre culture e religioni. Per un cristiano la croce è la sintesi del mistero della morte e della risurrezione di Gesù. Il cristianesimo è nato dallo scandalo e dalla follia della croce.

Uno dei più grandi teologi del ‘900 Karl Rahner diceva: “Per sapere chi sia Dio, devo inginocchiarmi ai piedi della croce”. La lettura di queste pagine drammatiche ci ripropone una domanda: ma perché Gesù è morto in croce?

Al catechismo avevamo imparato rispostine chiare e sintetiche: per espiare i nostri peccati; per fare la volontà del Padre. Gli studiosi della Bibbia e la teologia del Concilio Vaticano II ci hanno insegnato che Gesù non è venuto per morire per i nostri peccati, ma, come dice Paolo, è venuto “per insegnarci a vivere”. Era un innamorato della vita.

Il Dio della Bibbia non è un sanguinario che vuole la morte del suo Figlio come “espiazione” per i nostri peccati. Gesù è stato condannato a morte dai potenti di allora: il potere politico romano e il potere religioso ebraico. Lo hanno eliminato perché dava fastidio. Era un uomo libero. Stava dalla parte degli ultimi. Trasgrediva la legge di Dio in nome della persona. Accoglieva i diversi. Invitava ad amare i nemici. Smascherava l’ipocrisia dei benpensanti. Aiutava la gente a liberarsi dei venditori di fumo. Non ha mai accettato nessun compromesso. È rimasto fedele al suo progetto fino alla fine.

Dio non c’entra con la morte di Gesù. La volontà del Padre non era che lui morisse sulla croce, ma che rimanesse fedele al suo sogno di realizzare un mondo di giustizia e di pace. Dio non voleva che il suo Figlio morisse in croce. Lo dice più volte nella Bibbia attraverso i profeti: “amore voglio e non sacrifici”.

Il coronavirus ha messo il mondo in ginocchio. Tanti morti, tanta sofferenza, tanto dolore. Anche noi di fronte a tanti anziani che dopo una vita di sacrifici muoiono senza una carezza un sorriso dei propri cari, ci viene spontaneo dire … ma Dio dove sei? Forse dovremmo chiederci: ma l’uomo dov’è?

Credere nel Cristo crocefisso e risorto vuol dire… prendere atto che…. la Passione e morte di Gesù continua ancora oggi nel mondo. I Pilato, gli Erode, i Sommi Sacerdoti, i Pietro, le donne… esistono ancora. Siamo noi oggi i protagonisti della Passione. Anche oggi ci sono tanti “poveri cristi innocenti” che soffrono e muoiono ingiustamente. E noi da che parte stiamo? E io da che parte sto?

Don Roberto Vinco
Domenica 5 aprile 2020

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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