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Il 25 marzo è il primo Dantedì e ci scopriamo tutti dantisti

Quante parole e modi di dire vengono dalla Divina Commedia! Non vi tange? È vero così com’io ti parlo. Per aver contezza, ecco un passatempo per celebrare il Poeta.

Piazza dei Signori, Verona
La statua di Dante in Piazza dei Signori, Verona

Quante parole e modi di dire vengono dalla Divina Commedia! “Non vi tange? È vero così com’io ti parlo. Per aver contezza..”, ecco un passatempo per celebrare il Poeta.

Il 25 marzo è il primo Dantedì: l’Italia ha deciso da quest’anno di celebrare Dante Alighieri in questa data, il giorno in cui il poeta iniziò il suo viaggio nell’Oltretomba. Io credo ch’ei credette che io credessi (Inferno XIII, 25) che lui ci sia andato davvero, da vivo, nell’Aldilà, andata e ritorno. Possibile? Una cosa impossibile Dante l’ha fatta: inventare una lingua, l’italiano, da cui è nata una nazione. Perché se c’è l’Italia e se siamo italiani è perché parliamo come lui, Dante.

Aguzza qui, lettor, ben gli occhi al vero (Purgatorio VIII, 19) e goditi una serie di parole e frasi dantesche che magari hai usato migliaia di volte, senza sapere di chi sei debitore. Non ti tange? Allora sei persona un po’ spocchiosa come Beatrice, ma senza la sua giustificazione: solo una beata bellissima può dire a noi mortali «che la vostra miseria non mi tange» (Inferno II, 92).

Che l’italiano comune echeggi tuttora Dante è vero così com’io ti parlo (Inferno XXVIII, 51). Per aver contezza (Purgatorio XX, 29) del nostro debito, ecco un passatempo per questo Dantedì. In stile boccaccesco: in tempi d’epidemia, il Decamerone lo insegna, raccontarsela aiuta.

Dante Alighieri

Dante Alighieri

Dante comincia il suo viaggio a 35 anni, metà della vita media nel 1300. Io sono arrivato a 60, metà della vita profetizzata per Berlusconi, per scoprire che il mio papà era un (inconsapevole?) dantista, quando mi diceva di andare in granaio a prendere una “vedovella”: chiamava così le bottiglie di recioto ben invecchiate, nere di polvere, con la parola usata da Forese Donati per la sua brava Nella, capace di accorciargli le pene a forza di preghiere (Purgatorio XXIII, 92). Scusate il ricordo domestico, ma scegliendo fior da fiore (Purgatorio XXVIII, 41) Dante ha fatto emergere la cara e buona immagine paterna…

Nella morta gora (Inferno VIII, 30) di una quotidianità banale, se non angosciante, oggi ci manca una guida sorridente, come fu Virgilio a Dante. Ci vorrebbe un Cesare Marchi, il professore che si fece giornalista (e viceversa) per scrivere che Siamo tutti latinisti (Rizzoli BUR): lui sarebbe stato capace di spiegarci anche che siamo tutti dantisti. Esercizio non inutile, da raccomandare per amor di patria: questo bel Paese (Inferno XXXIII, 80), che per non seguir virtute e canoscenza (Inferno XXIX, 120) noi trasformiamo in un’aiuola che ci fa tanto feroci (Paradiso XXII, 151).

Convinti? Beh, ormai cosa fatta capo ha (Inferno XXVIII, 107). Se volete far meglio, ché perder tempo a chi più sa più spiace (Purgatorio III, 78) continuate da soli il gioco: dire, fare, baciare, lettera, testamento.

Dire: Dirò come colui che piange e dice (Inferno V, 126). Fare: Questi che mai da me non fia diviso (Inferno V, 134). Baciare: La bocca mi basciò tutto tremante (Inferno V, 135). Lettera: Quando amor mi spira, noto (Purgatorio XXIV, 53). Testamento: Testando e dando al testamento norma (Inferno XXV, 45).

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Tempo di test, giagià: che ciascuno ne possa uscire, puro e disposto a riveder le stelle. (Purgatorio XXXIII, 145).

Giuseppe Anti

Written By

Giuseppe Anti è nato a Verona il 28 agosto 1955. Giornalista, si è occupato di editoria per ragazzi e storia contemporanea; ha curato fino al giugno 2015 gli inserti "Volti veronesi" e le pagine culturali del giornale L'Arena. giuseppe.anti@libero.it

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