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Piazza Bra, Verona (foto Verona In)
Piazza Bra, Verona (foto Verona In)

Reportage

La Verona che vorrei al tempo del coronavirus, eccoli i veronesi

Le testimonianze di chi si trova costretto a casa. Dubbi, paure ma anche positività per uscire dal mare in tempesta. Emozioni che generano empatia, voglia di ricominciare.

Le testimonianze di chi si trova costretto a casa raccolte dai Reporter di quartiere. Dubbi, paure ma anche positività e determinazione per uscire dal mare in tempesta. Emozioni, sentimenti che generano empatia, voglia di ricominciare. Una risorsa di cui tener conto.

È nato come un compito a casa, diventerà un libro sulle memorie dei veronesi al tempo del Coronavirus. I corsisti di Reporter di quartiere, l’iniziativa partita a febbraio e organizzata da questo giornale, stanno raccogliendo pensieri, emozioni, testimonianze di chi per frenare il contagio  si trova costretto a casa, con una socialità ridotta al minimo. È straordinario il materiale che stiamo raccogliendo nei quartieri di Verona. È come se la gente parlasse senza filtri rendendo possibile un modo di comunicare a cui non eravamo più abituati. Ci sentiamo come i marinai di un vascello scaraventato in un mare in tempesta, sentiamo il bisogno di stare vicini e questo accade proprio nel momento in cui questo ci è fisicamente impedito. L’empatia, che è la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona, dovrebbe coinvolgere pure chi oggi ha responsabilità di governo. Sono questi i veronesi a cui parlare. Entrare nel loro animo, così profondamente turbato dagli eventi, ma anche così risoluto nel superare le difficoltà, potrà certamente servire al comandante della nave. Le memorie che leggerete rimarranno per sempre a ricordarci “come eravamo”. E forse questa volta vale proprio la pena di condividere. Facciamolo diventare… virale :). Forza Verona! (g.m.)

Le infografiche di Verona In sulla diffusione del Coronavirus (dati AULSS 9).

Don Gianluca Cassini, sacerdote, Ca’ Di David. «Quando è iniziata la quarantena, come parrocchia abbiamo cercato di attrezzarci in tutti i modi, perché sentiamo il desiderio di raggiungere i tanti amici fedeli coi quali si vive, si condivide e si alimenta la fede. Per esempio, adesso trasmettiamo la Santa Messa domenicale sul canale parrocchiale e abbiamo attivato un sito internet per essere il più possibile visibili. Senza contare i contatti che giornalmente avvengono attraverso le applicazioni del cellulare, specialmente su Whattsapp. Celebrare la Messa senza il popolo ti fa essere paradossalmente più attento, perché porti nel cuore quei tanti messaggi che arrivano e che ti chiedono di essere ricordati nella celebrazione, ora che non possono parteciparvi. È commovente, poiché ti fa tornare all’essenziale, ti costringe ad avere un atteggiamento ed una coscienza diversa. Con questo non voglio pensare alla malattia che sta flagellando il nostro Paese e il mondo intero come una “provvidenza”. Sarebbe una bestemmia. Ma di certo quello che accade sta chiedendo a tutti un tempo di profonda riflessione e di messa in discussione della normalità alla quale eravamo abituati. E questa è un’occasione da non perdere». Serena Ferraro

Federico Gaspari, tecnico campionatore ambientale, Ca’ Di David. «Mi auguro che quando la quarantena finirà la gente capisca che non potrà di colpo tornare a riversarsi nelle strade o ad ammassarsi nei luoghi pubblici: un virus non si debella da un giorno all’altro e ancora per molto tempo qualche asintomatico in giro ci sarà. Occorrerà una riapertura graduale delle attività sociali. Per quel che mi riguarda, in questo periodo mi sto sentendo più fiero di essere italiano: vedo che la gente ha finalmente capito come ci si deve comportare rispetto alle misure di sicurezza imposte, e sia il personale sanitario che la Protezione civile sono davvero straordinari. Anche la politica sta lavorando meglio: è più collaborativa e più svelta nel prendere decisioni importanti. L’unico aspetto da migliorare, secondo me, è la chiarezza riguardo a certi contesti: ad esempio, non è possibile che alcune aziende rimangano aperte quando tutti i loro clienti sono a casa per le norme di restrizione. Chi deve continuare ad andare al lavoro? E il motivo per cui lo deve fare è effettivamente funzionale in quest’ultimo periodo?».

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Redazione2
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