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Cura Italia, un decreto che avrà bisogno di interventi futuri

Secondo Paolo Pertile, docente di Scienza delle finanze all’Università di Verona, è importante «scongiurare con azioni coraggiose una profonda crisi economica».

Secondo Paolo Pertile, docente di Scienza delle finanze all’Università di Verona, è importante «scongiurare con azioni coraggiose una profonda crisi economica».

Il decreto Cura Italia, approvato dal Consiglio dei ministri, secondo Paolo Pertile, docente di Scienza delle finanze nel dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Verona, è finanziariamente parlando un intervento «di tutto rilievo».

Secondo il docente, infatti, si tratterebbe di un insieme di misure volte a rispondere alle necessità concrete più imminenti, oltre che rassicurare rispetto alla volontà di introdurre strumenti straordinari, di fronte ad un evento del tutto eccezionale.

«L’impatto di queste misure dipenderà da quanto si protrarrà l’emergenza – ha sottolineato Pertile –, e non è escluso che, come già accaduto per le misure restrittive che si sono susseguite, si renda necessario un intervento in più fasi».

Nel decreto del 17 marzo, secondo Pertile, gli eventuali interventi futuri dovranno avere una visione sistemica e prevenire, cioè, le criticità che potrebbero propagarsi dal sistema bancario al sistema Paese.

Il principale rischio da scongiurare, però, sembra essere quello di una nuova crisi economica: «Nell’ultima grande crisi – ha concluso Pertile –, il contagio partì dalla finanza per poi propagarsi all’economia reale, senza risparmiare alcun Paese. Per scongiurare questo rischio sarà indispensabile superare i particolarismi ed intraprendere azioni coraggiose e coordinate anche in ambito economico, che consentano ai diversi paesi di superare la fase critica potendo contare sulla spinta di investimenti e domanda estera. In questo panorama, l’Italia è un osservato speciale dal punto di vista delle autorità europee e dei mercati finanziari. Per quanto riguarda le prime, dopo le posizioni contraddittorie espresse dalla presidenza della Bce, pare prevalere un atteggiamento di apertura. Se però le risposte delle autorità nazionali ed internazionali fossero percepite come insufficienti, i mercati finanziari non farebbero sconti».

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