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Le passeggiate in tempi di emergenza da Coronavirus

Quanti altri cittadini vorrebbero e potrebbero camminare nei vicoli della città o tra i nostri Monumenti, e magari non lo fanno per timore d’infrangere il decreto “Resto a casa”?

Proviamo a pensarci su. In questo periodo, caratterizzato dalla diffusione del Coronavirus e dalle norme generali previste per il suo contenimento, possiamo uscire di casa per motivi di salute, o per necessità o per lavoro, si può uscire di casa per andare ad acquistare un giornale, andare in banca o all’Ufficio postale, e persino, dico io, per fare una passeggiata solitaria e salutare, ma pare non si possa, lungo la strada, fermarsi in una chiesa parrocchiale, in una libreria a cercare un testo, o in una biblioteca per una ricerca.

Può ben dire e raccomandare il Presidente del Veneto Luca Zaia :«Restate a casa. Si esce di casa solo per validi motivi. Basta passeggiate o cene di condominio», ma quanti lo seguiranno? Tutti? Sembra quasi una minaccia, la sua, quella d’imporre tamponi in strada a chi si muove.

Eppoi, come fa a raffrontare una camminata solitaria, magari in collina, con una cena di condominio, con parenti o con gli amici del figlio! O si tratta solo dell’ennesimo equivoco? E, comunque, a questi rigidi e discutibili divieti qualcuno, se non il Governo, vorrà e saprà rispondere? Forse è vero che «Più cittadini positivi al coronavirus identifichiamo, più ne isoliamo e così il virus si diffonderà meno», ma c’è modo e modo e, poi, davvero ogni altro bisogno dovrà essere bloccato, totalmente?

A Verona il sindaco Federico Sboarina ha, giorni fa, reso liberi e gratuiti gli stalli blu, in città fino al 25 marzo ed ha riaperto la ZTL centrale per le auto. La cosa ha un senso epperò può essere equivocata, se si pensa al continuo ritornello “restate a casa”! Come dire, come ha intuito un cittadino: “in città veniteci con l’auto, ma se molti esercizi commerciali sono chiusi cosa ci vengono a fare in città? Per essere fermati dalle forze dell’ordine ed essere sanzionati?”.

In vari organi di stampa si legge che il passeggio per shopping è vietato, ma non lo è la passeggiata (mantenendo le distanze, e in un ambito locale). Cito, a conferma di ciò, Fiorenza Sarzanini, che riprende dal Sito del Governo la nota seguente: «Parchi e giardini pubblici possono restare aperti per garantire lo svolgimento di sport ed attività motorie all’aperto, a patto che non in gruppo e che si rispetti la distanza interpersonale di un metro».

La stessa giornalista precisa che le passeggiate non sono proibite, ma «consentite purché circoscritte alla propria zona e comunque per una durata di tempo limitata», con l’obbligo di certificarne il motivo (anche verbalmente se non si possiede l’apposito modulo). E recentemente anche Papa Francesco l’ha fatta: dal Vaticano alla Chiesa di S. Marcellino.

A Verona sono stati chiusi tutti i parchi pubblici, piccoli parchi perché di grandi non ce ne sono; il motivo addotto (evitare possibili crocchi) è ben comprensibile, ma era necessaria la loro chiusura totale? Stante il bisogno di verde e di aria pulita dei cittadini, una condizione questa che a Verona da tempo è un’emergenza, non certo inferiore a quella da Coronavirus. Speriamo che almeno restino aperti i Bastioni, e le Torricelle! ché andando avanti così…

E infatti è dell’altro ieri l’ormai celebre ordinanza, con cui il sindaco Sboarina chiude moltissimi luoghi (panchine, alzaie e piste ciclopedonali) all’uso pubblico, con la seguente discutibile motivazione: «Se ognuno ragiona individualmente sulla base del presupposto che si può andare a fare la corsetta, l’ho già detto, se in 250.000 ragioniamo così abbiamo 250.000 persone che creano assembramenti in giro per la città», su cui non spendo una parola.

E gli edifici ecclesiastici delle varie fedi? A Verona da 15 giorni, per disposizione del Vescovo, mons. Giuseppe Zenti, sono state sospese le celebrazioni liturgiche, in osservanza del divieto di assembramenti, e al loro posto, in molte parrocchie, sono state lanciate, via streaming su You-Tube, le cerimonie relative, ad un orario stabilito, che consentono ad una parte dei fedeli (quelli dotati di computer) di seguire la messa domenicale celebrata dai propri sacerdoti; gli altri fedeli, ovviamente, potranno sempre giovarsi di quella nazionale, trasmessa via TV dalla RAI.

Ma attenzione: le Chiese come edifici non sono state chiuse, e giustamente, così da permettere a chi passa e vuole fermarsi per una preghiera, di poterlo fare (sempre mantenendo la distanza di sicurezza da ogni altro eventuale fedele).

Al riguardo Luca Kocci, sul Manifesto del 14 marzo, dà spazio ad un pasticcio: chiese chiuse o chiese aperte? A Roma le chiese chiuse sono durate un giorno: il vicario del papa ha dovuto correggere il precedente decreto, dopo l’uscita di Bergoglio, secondo il quale «le misure drastiche non sempre sono buone».

Ed allora, in conclusione: “Nelle parrocchiali si potrà andare”. Anche perché, come ritiene il vescovo di Palermo, le chiese aperte offrono «la possibilità a chi si trovasse di passaggio (per esigenze di lavoro, o sanitarie, o di acquisto di generi di prima necessità) di sostare brevemente in preghiera».

Sono abituato, ormai da quando sono in pensione, a fare delle passeggiate settimanali quando me lo consentono i miei tre nipoti. Le faccio? Dovrei restare in casa, secondo una rigida interpretazione delle regole, ma non ce la faccio, è più forte di me: ben convinto che le mie passeggiate siano particolarmente raccomandate da esigenze d’età e di salute; le faccio in collina e penso che non possano far male a nessuno.

Mi chiedo anche, quanti altri cittadini vorrebbero e potrebbero farle nei vicoli della città o tra i nostri Monumenti, e magari non lo fanno per timore d’infrangere il decreto “Resto a casa”? Mentre, uscire e muoversi per giustificati motivi si può e qui lo riaffermo, senza smentita.

Certamente non è corretto istigare alla disobbedienza e io mi guardo bene dal farlo, tanto amo la democrazia ed il mio Paese, ma ritengo che sul problema da me posto occorra dare ai cittadini, pur con la necessaria durezza, un’interpretazione dell’auto-isolamento meno superficiale, meno legata al luogo in cui rintanarsi e più vicina ai bisogni, anche culturali, delle singole persone.

Marcello Toffalini

Written By

Marcello Toffalini è nato nel 1946 ed è cresciuto nella periferia di Verona tra scuola, parrocchia e lotte sociali. Ha partecipato ai moti universitari padovani e allo sviluppo delle Scuole popolari di Verona. Si è laureato in Fisica a Padova nel 1972 e si è sposato nel 1974 con rito non concordatario. Una vita da insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo Fracastoro, sempre attratto da problematiche sociali e scientifiche. In pensione dal 2008. Nonno felice di tre nipotini. Altri interessi: canta tra i Musici di Santa Cecilia. ml.toffalini@alice.it

4 Comments

4 Comments

  1. daniela notaro

    27/03/2020 at 17:00

    bravo

  2. Maurizio Danzi

    30/03/2020 at 19:00

    Senza sollevare polemiche: è della giovane Antigone che stiamo parlando?

  3. Marcello

    31/03/2020 at 09:54

    Non ci avevo pensato il 17/3, ma mi lusinga il riferimento. D’altronde pare che ancora oggi i bisogni dei cagnolini siano prioritari su quelli dei bambini!?
    Un saluto

  4. Maurizio Danzi

    31/03/2020 at 10:54

    Caro Marcello i bisogni dei cagnolini sono prioritari . Romeo non mi commuove la mattina alle sette: mi allaga la casa. Disperato.

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