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La neo dottoressa Noemi Corazza
La neo dottoressa Noemi Corazza

Quartieri

IoRestoaCasa, Noemi e la sua laurea in salotto davanti al pc

La tesi della neo psicologa è stata discussa via skype mentre la proclamazione è avvenuta tramite la piattaforma Zoom. «Ho imparato un nuovo modo di comunicare».

La tesi della neo psicologa di Quinto è stata discussa via skype mentre la proclamazione è avvenuta tramite la piattaforma Zoom. «Ho imparato un nuovo modo di comunicare che in futuro mi potrà servire per il lavoro».

Una laurea senza la classica corona di alloro, senza i festeggiamenti, senza il coro goliardico degli amici può sembrare oggi cosa di poco conto, rispetto al clima che in questi giorni si respira in città e alla gravità della situazione, eppure piccoli pezzetti di vita come questi si perdono senza possibilità di recupero. Lo sa bene Noemi Corazza, studentessa veronese di Quinto (Verona), che si è laureata in Psicologia nel salotto di casa perché l’Università di Padova, dove ha frequentato il corso di studi triennale di Scienze psicologiche cognitive e psicobiologiche, è chiusa fino al 3 aprile, come tutti gli altri atenei italiani. La incontriamo in videochiamata whatsapp per farci raccontare come ha vissuto la sua proclamazione e tutto il percorso che l’ha condotta a questo importante giorno.

Congratulazioni dottoressa, come si sente dopo la proclamazione?
«Strana ma bene, perché laurearsi in salotto davanti ad uno schermo non è una cosa consueta. Sono contenta di esser arrivata a questo traguardo, avrei preferito concluderlo come tutti i miei amici… l’effetto di girarsi e vedere solo genitori e sorella mi ha fatto un po’ di malinconia, lo ammetto. Spero di recuperare tutto presto. L’università ha già stabilito che più avanti organizzerà una celebrazione di consegna “fisica” dei diplomi, per dare modo a tutti di poter condividere pubblicamente questo momento così importante. Il mio professore Massimo Nucci, presidente della commissione d’esame, ha spiegato che l’Università di Padova esiste da 800 anni e ha avuto molti trascorsi anche difficili e, come fatto in passato, riuscirà a superare anche questo momento. Ha cercato di incoraggiare noi e i nostri famigliari, comunque commossi dall’atmosfera solenne e nello stesso tempo intima creatasi nel microcosmo delle nostre case».

Di cosa parlava la sua tesi?
«La mia tesi è la replica di un esperimento di memoria uditiva-acustica. Si tratta di una tesi sperimentale dove ho replicato un esperimento fatto dal canadese Schellenberg nei primi anni del 2000 sulla capacità di mantenere in memoria la tonalità originale di melodie famigliari. Vedere quindi come melodie popolari vengono riconosciute anche se ne vengono alterate le tonalità».

– La laurea via skype rispetto ad una proclamazione standard è stata più facile?
«La tesi è stata discussa via skype circa due settimane prima, mentre la proclamazione è avvenuta tramite la piattaforma Zoom. È stata forse più facile perché anche i professori si sono dovuti mettere in gioco ed organizzarsi con nuove modalità di comunicazione e quindi posso dire che un po’ abbiamo vissuto questa esperienza ad armi pari. Ci sono state comunque delle difficoltà, all’ultimo momento la tesi cartacea che avrei dovuto consegnare il giorno della tesi è stata richiesta via posta così anche i documenti necessari per chiudere la carriera, con la grandissima incognita dei tempi di spedizione e consegna. Tutte le indicazioni arrivavano giorno per giorno, senza alcuna certezza e quindi è stato molto difficile capire come muoversi. Per me è stata una fortuna essere di Verona, perché sono vicina, ma per i miei compagni lontani è stato molto più complicato e in alcuni casi hanno dovuto spostare la consegna con accordi particolari».

Noemi Corazza il giorno della laurea

Noemi Corazza il giorno della laurea

– Che cosa ha dovuto fare in più rispetto ad una laurea normale?
«Niente. Diciamo che non ho dovuto fare nulla in più, è stato tutto diverso, perfino l’ansia e la paura. La preoccupazione che le poste consegnino in tempo, la sensazione di impotenza nel non sapere se potrai laurearti o meno, la preoccupazione che la connessione non funzioni, etc. Una serie di preoccupazioni che normalmente non fanno parte del bagaglio di un laureando. Ma l’esperienza, si sa, aiuta a maturare».

– Era pronta tecnologicamente?
«Io no, non ero assolutamente pronta, sono molto social ma non così tanto. Ho dovuto acquistare una webcam e mettermi al passo con tutti. Alla fine mi è servito, ho imparato un nuovo modo di comunicare che mi potrà servire anche in futuro per il lavoro».

– E l’Università?
Sì, era pronta e strutturata. Esistono già dei corsi telematici a cui però non partecipano tutti i professori e quindi gli esami devono essere comunque fatti in sede. Diciamo che gli strumenti e le tecnologie c’erano già ma le esigenze contingenti hanno accelerato in maniera esponenziale la loro fruizione».

– Cosa le è mancato di più?
«Mi è mancata di più la presenza fisica degli amici e dei parenti. Mi è mancato un po’ di calore e anche di colore goliardico, come da tradizione padovana».

Noemi Corazza il giorno della laurea

Noemi Corazza il giorno della laurea

– Ha vissuto la laurea via skype come una possibilità o come una privazione?
«L’ho vissuta assolutamente come una possibilità. È stata un’esperienza importante, dove tutti si sono adattati alla nuova situazione. L’emergenza degli ultimi giorni è veramente grave e quindi il fatto che l’Università abbia lavorato per dare a noi studenti la possibilità di concludere i nostri studi è stato fondamentale; io l’ho vissuto come un messaggio positivo. Inoltre per me è stato importante, perché in questo modo nel mio piccolo ho cercato di preservare i miei nonni e i miei piccoli cugini, che sono le categorie alle quali bisogna porre più attenzione in questo momento».

– In questo momento riesce a pensare alla sua laurea come un avanzamento tecnologico del Paese?
«Penso di sì, niente potrà mai sostituire il rapporto diretto e il lato umano di una cerimonia così importante, ma c’è comunque anche un po’ di orgoglio per aver affrontato in modo nuovo e quasi pionieristico questa esperienza».

– Come vede il suo futuro?
«Roseo, si dice ancora così o è vintage? Spero che tutto rientri nella normalità, anche perché il mio mestiere per essere efficace richiede la presenza fisica. Adesso che mi sono laureata e che la paura e l’ansia sono passate, ho incominciato a vedere con più lucidità tutto quello che ho vissuto negli ultimi giorni. C’è bisogno di ripensare come mettere la nostra esperienza a disposizione di chi ha bisogno e come la consapevolezza e la responsabilità individuale non escluda o precluda le libertà personali. Sono stata circondata da persone che hanno preferito collaborare insieme per il bene comune piuttosto che fare polemiche sterili e questo mi ha aiutato molto».
Noemi conclude con una famosa citazione e di grande attualità che riassume in maniera sintetica il suo pensiero di giovane psicologa: “È vero che se aiuti una sola persona non cambi il mondo intero, però puoi cambiare il mondo di una persona».

Marta Morbioli

 

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