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Covid-19, un cigno nero probabilmente senza piano B

Con spese impreviste dello Stato di svariate decine di miliardi di euro ed una recessione certa, a quanto schizzerà il rapporto debito/PIL?

Risolto il problema sanitario, rimarrà quello dell’economia. Con spese impreviste dello Stato di svariate decine di miliardi di euro ed una recessione certa, a quanto schizzerà il rapporto debito/PIL?

Verona non è indenne dal Covid-19, il numero di casi positivi nel veronese, ancora limitato, non deve ingannare. Se al 12 marzo i casi positivi nel veneto erano 1297 contro i 6896 della Lombardia, in realtà la distanza temporale è minima e fra pochi giorni anche le terapie intensive veronesi potrebbero raggiungere la saturazione.

Se ce l’avessero detto solo poche settimane fa non ci avremmo mai creduto. Ed invece il cigno nero è arrivato, quell’evento inaspettato che, con una virulenza e velocità a cui non siamo abituati, sta travolgendo il nostro sistema sanitario, ed a cascata quello economico e sociale.

Mandiamo uomini nello spazio e satelliti su Marte, ma non siamo abbastanza reattivi davanti ad eventi come le pandemie, che peraltro sono da sempre ricorrenti nella storia umana, e nemmeno siamo capaci di fare tesoro di eventi molto più recenti.

Abbiamo osservato da spettatori curiosi quanto avveniva in Cina a Wuhan negli ultimi due mesi, per poi farci sorprendere e sottovalutare l’evoluzione del contagio, così come il resto d’Europa che non sta facendo tesoro di quanto sta avvenendo oggi in Italia. La Storia è maestra di vita, si ripete, insegna, ma rimane spesso inascoltata.

Il virus continua a diffondersi in modo esponenziale, pur con un ritmo diminuito, ma casi positivi e ricoveri in terapia intensiva continuano comunque ad aumentare mentre il sistema sanitario, già allo stremo in Lombardia, fra pochi giorni lo potrà essere anche nel veronese.

La dinamica delle funzioni esponenziali, che peraltro matematici ed epidemiologi conoscono bene, sembra invece sconosciuta a chi ha responsabilità di governo, che non riesce a prevenire ma solo a rincorrere gli eventi, purtroppo sempre in ritardo.

Sono una rincorsa continua i provvedimenti di restrizione del governo che abbiamo visto accavallarsi l’uno sull’altro negli ultimi giorni, così come gli stanziamenti passati in pochi giorni da 3,6 miliardi di euro a 9 e poi a 25. Fra non molto ci accorgeremo che i costi non saranno meno di 70 miliardi.

Avevamo un piano B? No evidentemente. Ed è proprio a causa di questa imprevidenza che si viene travolti dagli eventi, non restando poi che la ricerca affannosa di soluzioni di emergenza, oltre all’abnegazione ed eroismo di medici ed infermieri.

«Una delle mie case, Banca d’Italia, mi ha insegnato che non ci si deve preparare a gestire la normalità, ma l’arrivo del cigno nero, lo shock»: sono parole di Paolo Savona riguardo la necessità di un piano B nel cassetto nella eventualità di una uscita dell’Italia dalla eurozona.

Savona, europeista convinto, ma fortemente critico riguardo le modalità di una costruzione di una Europa dai piedi d’argilla, fu per questo dileggiato. Oggi capiamo quanto sagge fossero le sue parole.

Risolto il problema sanitario, ed ancora non sappiamo quando ne usciremo, rimarrà quello dell’economia. Con spese impreviste dello Stato di svariate decine di miliardi di euro ed una recessione certa, a quanto schizzerà il rapporto debito/PIL?

Dall’attuale 135% potrebbe raggiungere valori di 160 o 180% o forse di più, ed a quanto arriverà lo spread? Quanto reggeranno le Banche italiane? Quanto la Borsa? Quante aziende potranno fallire? A quali livelli arriverà la disoccupazione?

Le turbolenze e le speculazioni dei mercati potrebbero essere tali da compromettere la stabilità dell’eurozona, ed allora pur non volendo uscire dall’euro, potrebbero verificarsi le condizioni in cui a decidere sulla continuità dell’eurozona non sia l’Italia ma altri Paesi.

Il cigno nero nell’eurozona non è del tutto imprevedibile, ci auguriamo che almeno la Banca d’Italia abbia nel cassetto un piano B, diversamente sarebbe tragico ed imperdonabile.

Claudio Toffalini

Claudio Toffalini
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Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

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