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La lettura nel mondo digitalizzato in tempo di Covid-19

Ben venga la legge 15, se riuscirà anche ad invertire la tendenza di un progressivo peggioramento nella redazione degli atti normativi e del buon italiano.

Ben venga la legge 15 se riuscirà, oltre che a «diffondere l’abitudine alla lettura», anche ad invertire la tendenza di un progressivo peggioramento nella redazione degli atti normativi.

In questi giorni in cui la ricerca di norme, disposizioni, circolari esplicative su quel che è permesso e quel che è vietato per contrastare l’emergenza epidemiologica da Covid-19, rappresenta una sorpresa scoprire che sulla Gazzetta Ufficiale di martedì 10 marzo è stata pubblicata una legge, la numero 15 del 13 febbraio 2020, intitolata Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura.

Presentata alla Camera il 16 luglio 2019 (prima firmataria la deputata del Pd Flavia Piccoli Nardelli, figlia dell’ex segretario democristiano Flaminio Piccoli), approvata definitivamente lo scorso 5 febbraio, la legge dispone, in 13 articoli, una serie di iniziative a sostegno della lettura «quale mezzo per la promozione del progresso civile, sociale ed economico della Nazione, la formazione e il benessere dei cittadini» (art. 1, n. 1).

Una legge benemerita, questa per la promozione ed il sostegno della lettura, che però, a ben vedere, ha un suo perché anche adesso in tempo di Coronavirus. Ci spieghiamo meglio. Sul quotidiano Italia Oggi di mercoledì 11 marzo, rispondendo alle domande della giornalista sull’ultimo provvedimento emanato dall’Esecutivo, Carlo Nordio, ex procuratore aggiunto di Venezia, affermava che «il decreto è scritto in pessimo italiano, per certi aspetti è incomprensibile». Questo perché, proseguiva Nordio, «è stato redatto in tempo di notte, da persone stanche e confuse».

Ora, sin da bambini ci è sempre stato insegnato che leggere è importante non solo perché apre la mente ed implementa la nostra cultura, ma pure perché insegna a scrivere bene. E, in effetti, vi sono molti studi che lo provano. Ad esempio, Marianne Wolf, docente americana di neuroscienze, nel suo Lettore, vieni a casa. Il cervello che legge in un mondo digitale (pubblicato in Italia nel 2018), partendo dal presupposto che la lettura è un atto “innaturale”, una invenzione introdotta tutto sommato di recente (circa 6000 anni fa), spiega come il digitale stia modificando il nostro modo di immaginare, di riflettere e di ordinare in modo corretto quanto si mette (o si metteva) su carta.

Nelle parole dell’ex magistrato Nordio c’è un’implicita conferma di ciò e di alcuni consigli che ci davano i maestri ed i professori di un tempo: per scrivere non c’è nulla di meglio che leggere molto e per scrivere occorre essere concentrati e riposati.

Ben venga, dunque, la legge 15 se riuscirà, oltre che a «diffondere l’abitudine alla lettura, come strumento per la crescita individuale e per lo sviluppo civile, sociale ed economico della Nazione» (art. 2, n. 3, lettera a), anche ad invertire la tendenza, registrata negli ultimi quattro lustri, di un progressivo peggioramento nella redazione degli atti normativi, sempre più caratterizzati da un’eccessiva indeterminatezza e da una preoccupante latitanza di “buon italiano”.

Antonio Mazzei

Antonio Mazzei
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Antonio Mazzei è nato a Taranto il 27 marzo 1961. Laureato in Storia e in Scienze Politiche, giornalista pubblicista è autore di numerose pubblicazioni sul tema della sicurezza. antonio.mazzei@interno.it

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